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Con poche righe del decreto «milleproroghe» di fine anno, il Governo Prodi estende a tutto il 2008 alcuni effetti anti-privacy della legge Pisanu in materia di trattamento dei dati del traffico telefonico e telematico.

Il 2007, ci racconta uno studio, non è stato un grande anno per la privacy. Purtroppo, a giudicare dai primi segnali, il 2008 rischia di non essere meglio. Quantomeno in Italia dove, grazie al decreto «milleproroghe» di fine anno, alcuni effetti del famoso (o famigerato, a seconda dei punti di vista) Decreto Pisanu non proprio favorevoli al diritto alla riservatezza degli individui continueranno a farsi sentire anche nei prossimi 362 giorni. Grazie infatti a poche righe del provvedimento varato il 31 Dicembre 2007 dal Governo Prodi, i fornitori di servizi telefonici e telematici saranno tenuti a continuare a conservare le informazioni relative agli accessi degli utenti.

Come segnalato da Daniele Minotti, avvocato, e Stefano Quintarelli, esperto di rete, le nostre attività telefoniche e telematiche continueranno insomma ad essere un po’ meno intime di quanto vorremmo e di quanto prevede la normativa di un Paese normale in tempi normali. Sì perché – come noto – il testo messo a punto nel 2005 dall’allora ministro dell’Interno (e convertito in legge lo stesso anno) ha fin dal titolo («misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale») le caratteristiche della normativa di emergenza. Come tale, dunque, sospende alcune tutele dei diritti degli individui in nome della sicurezza. La sospensione delle garanzie avrebbe dovuto scadere alla fine di quest’anno ma il governo di centro-sinistra – evidentemente convinto del perdurare dell’allarme e dell’efficacia delle misure in questione – ha ritenuto opportuno estenderla fino al 31 dicembre 2008.

Ma che cosa viene prorogato esattamente? Da una parte si estende al 2008 l’interruzione di quelle garanzie che, recita il testo della legge, «prescrivono o consentono la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico». Dall’altra, si conferma anche per l’anno in corso l’obbligo per gli operatori di mantenere le « informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi e [...] dei servizi» che «debbono essere conservati fino a quella data dai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico».

Risultato: in silenzio, in poche righe criptiche per i non addetti ai lavori, senza spiegare se e come i dati raccolti fino ad ora abbiano in qualche modo giovato «al contrasto del terrorismo internazionale», il Governo Prodi dilata nel tempo la sospensione di alcune garanzie dei cittadini in materia di privacy.

E lo fa, per di più, dilatando gli effetti di un decreto varato dal precedente governo di centro-destra. Anche se, a onor di verità (ma non sappiamo quanto a onore degli interessati), va detto che la legge che convertiva il decreto fu votata da ampi settori dell’attuale maggioranza: Margherita, Udeur e gran parte dei Ds (non parteciparono al voto il Correntone e la sinistra Ds).

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