Non ho visto Sanremo nemmeno quest’anno, sono ormai decenni che non lo vedo più, ma sentire certe canzoni mi fa venire voglia di riverderlo nuovamente. Per fortuna – o purtroppo – la voglia passa subito e continuo per la mia strada. Però è risaputo che in quei giorni, quelli del Festival intendo, nei giornali non si parla d’altro: anche Liberazione, il quotidiano di Bertinotti lo ha fatto si par suo. Ne scaturisce un articolo/recensione che più duro non si può, ma non per il Festival di per se, ma solo e solamente per una canzone che ha il “difetto” di parlare di omosessualità: Il mio amico di Anna Tatangelo. Non sono ancora riuscito a capire se Liberazione è di parte o da parte. Boh. Buona lettura con l’articolo del quotidiano di Rifondazione.
Avete mai visto qualcuno «avvolto dentro l’amarezza»?
Vuol dire che non conoscete l’amico di Anna Tatangelo (e di Gigi D’alessio). Chi è? E’ un gay sfigatissimo che però, se lo conosci bene, ti fa proprio «tanta tenerezza». Qual è il suo problema? Vorrebbe essere accettato dagli altri ma gli altri non lo accettano perché sono cattivi, hanno «il cuore di un pupazzo» e lui si sente stanco e sfiduciato. In particolare a fine giornata quando si spengono le luci, la depressione lo avvolge e sul viso rimane «ancora un po’ di trucco»: d’altra parte si sa, i froci si truccano tutti. E, chi più chi meno, hanno una tremenda invidia della clitoride: «Il mio amico fa di tutto per assomigliarmi, tanto vuole amare come me», giurano Anna Tatangelo (e Gigi D’Alessio).
Ma in fondo sono bravi guaglioni, gente “sensibile” specie l’amico di Anna Tatangelo (e di Gigi D’Alessio), uno che quando «s’incammina per la strada» non fa mica finta di niente e tira dritto, al contrario «ti saluta col sorriso». Certo, è un sorriso un po’ così, un sorriso «malizioso», ma che ci volete fare, i froci in genere rimorchiano sui marciapiedi e sono tutti un po’ così, maliziosi.
E fottutamente infedeli; non fa eccezione l’amico di Anna Tatangelo (e di Gigi D’Alessio), in cerca «di un nuovo fidanzato», perché «l’altro già da un pezzo l’ha tradito». Per fortuna c’è Anna Tatangelo che si fa in quattro per consolare l’amico abbandonato. Lo accoglie perfino nel lettone (ma solo quando Gigi D’Alessio è in tournée), lui le «confida le sue cose» e si lascia «accarezzare come un gatto». Attenzione però, perché è un gatto che sa il fatto suo, come ci spiega l’urticante ritornello: «L’amore non ha sessoooo, il brivido è lo stessoooo, o forse un po’ di piùuuuu». Un po’ di più? Fuor di metafora, lo sanno tutti che i froci lo fanno strano.
La sconcertante prova canora si conclude in un pomposo “bridge” che è una devota invocazione alla “pietas” cristiana, perché «siamo tutti figli dello stesso Dio». Può bastare. Che “Il mio amico”, brano in concorso al festival di Sanremo, sia una delle canzoni più orride e in malafede della storia della musica sembra un’ovvietà. Eppure, secondo alcuni, il pezzo veicolerebbe un messaggio positivo, comunque più avanzato dello spirito omofobo e reazionario dei nostri tempi, «sdoganando» per il grande pubblico le problematiche delle comunità gay. Dopo l’ascolto de “Il mio amico” verrebbe quasi da dargli ragione: l’Italia non è un Paese per froci.
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