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Addio vecchia lettera di dimissioni, anche per te è arrivato il momento della pensione. Dal 5 marzo il lavoratore che vuole lasciare volontariamente il suo posto può farlo solo tramite un modulo informatico.

Lo stabilisce una norma entrata in vigore con decreto del ministero del Lavoro dello scorso 21 gennaio, le cui intenzioni sono di contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco. Purtroppo, però, la cosa sembra aver creato solo più confusione. Ora infatti chi vuole presentare le dimissioni ha due alternative: può recarsi presso i Comuni, le organizzazioni sindacali, i patronati o le Direzioni Regionali e Provinciali del lavoro, dove il personale addetto compilerà il modulo online da trasmettere direttamente al ministero, ovviamente tenendo conto dei giorni di preavviso. Oppure può fare da sé: una volta cliccato sul sito del ministero bisogna scaricare il fac-simile del modulo (solo in italiano), compilarlo e rivolgersi quindi a una delle sedi abilitate che rilasceranno un apposito documento con tanto di codice unico e vidimazione.

Questo vale per tutti i lavoratori, qualunque sia il contratto, comprese colf e badanti, pubblici dipendenti, Co.co.co., soci di cooperative e così via. Ma i soggetti che devono verificare la correttezza delle nuove procedure sono pronti? Se lo chiedono in primis i consulenti del lavoro, che criticano le incongruità rispetto a quanto indicato nella norma e la poca chiarezza della circolare ministeriale. L’utilizzo di questo foglio di dimissioni elettronico, anche nel caso in cui a voler dare le dimissioni siano prestatori d’opera e lavoratori occasionali – chiedono per esempio i consulenti – non accrescerà ulteriormente l’aggravio di oneri e di burocratizzazione nella gestione del rapporto di lavoro?

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