Quella mattina di Marzo ci rispedirono tutti a casa da scuola; chissà se lo hanno mai immaginato quei rivoluzionari che volevano cambiare tutto e tutti, che in fondo l’unico risultato che hanno ottenuto è quello di spaventare un’intera generazione.
Che quello shock del 16 Marzo e quel clima da guerra civile se lo è trovato impresso nel sangue; e che avrebbe in fondo prodotto solo reazione, altro che rivoluzione.
Ma negli occhi della compagna di scuola il cui papà faceva il poliziotto e lavorava alla scorta del “Presidente”, il panico divenne totale. Cominciò a biascicare che il papà si era sentito male la sera prima e che aveva chiamato al caro amico e collega per farsi sostituire, E quel panico di una bambina figlia di una persona normale che voleva solo una famiglia e un lavoro, è nient’altro che il riflesso pasoliniano della differenza tra chi pensava di cambiare del mondo a pistolettate e chi semplicemente lavorava.
Rimane quel senso di paura profonda da quel 16 Marzo di trent’anni fa. Quel senso di non capire il mondo in cui ci si affaccia. Quel sangue per terra. Quei ragazzi sacrificati. Quegli stessi ragazzi che lo seguivano a Terracina mentre, vestito di tutto punto, passeggiava sul bagnasciuga:
Domenico Ricci, 42 anni. Sposato con due figli.
Oreste Leonardi, 52 anni. Sposato con due figli.
Giulio Rivera, 24 anni. Celibe.
Raffaele Iozzino, 25 anni. Celibe.
Francesco Zizzi, 30 anni. Celibe. Che quel giorno sostituì il collega che si era sentito poco bene la sera prima. Era al primo giorno di lavoro nella scorta di Aldo Moro. Ha resistito 3 ore nella sala di rianimazione del Policlinico Gemelli.



È stato detto