I 316 articoli finora pubblicati in questo blog (ore 19.35 del 9 maggio) sono stati letti da 18.550 visitatori unici. Vi abbiamo fatto capire che per noi la libertà è fondamentale per il buon vivere tra persone civili. Non abbiamo mai scritto nulla che possa essere catalogato come anti-democratico …e continueremo a farlo anche in seguito. Questo post non vuole essere – almeno non solo – un ringraziamento a coloro che ci leggono e ci fanno sentire importanti (anche quando non lo siamo o quando non condividono le nostre opinioni), ma vuole – vorrebbe – essere un buon punto di partenza per pensare davvero liberamente. Ok, detto questo, passiamo a quello che volevo dirvi: il Gay Pride di Roma.
Il 7 maggio scorso, Repubblica.it pubblica un articolo a firma di Giovanna Vitale, dove il neosindaco di Roma Alemanno si scaglia contro “certi esibizionismi sessuali”: «Io ho rispetto per le persone omosessuali, ne conosco alcune, ma temo che il Gay Pride sia un’altra cosa: è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale.»
Quello che il sindaco di Roma forse non sa (o non vuole saperlo) è che il Pride è nato come forma di protesta e l’esibizione è un atto intrinseco alla protesta stessa. I molti non sanno che tutto nacque nel ‘69 a New York all’interno dello Stonewall Inn, bar molto noto e frequentato da gay, da cui prende il nome che tutt’oggi è simbolo dell’orgoglio omosessuale: Moti di Stonewall o come siamo abituati a chiamarlo, Gay Pride.
Quando mercoledì avevo letto l’articolo su Repubblica, avevo immediatamente bacchettato Alemanno come il solito fascista aperto solo a ciò che è – a suo modo di vedere – “normale”, quindi davo per scontato che il gay pride della capitale non si sarebbe fatto. Oggi invece leggo, sempre su Repubblica, una lettera scritta da Cristiana Alicata e pubblicata anche sul suo blog: Alemanno e il GayPride. La Alicata, che leggo ormai da un bel po di tempo, è lesbica militante del Pd e, come dice lei stessa, non-votante Rutelli, ha scritto una lettera toccante nel suo profondo facendo capire anche ai tanti lettori del blog, anche di destra, che essere gay non vuol dire essere “diverso“, ma solo essere se stessi.
Un paio di citazioni: “Le faccio notare [Alemanno, ndr], inoltre, che le strade di Roma, ogni notte, sono teatro di esibizionismo sessuale ben peggiore, da parte di centinaia di migliaia di uomini, che mette a rischio anche la sicurezza stradale. Pensi alla Salaria, un autentico bordello a cielo aperto, dove trovano sfogo davvero troppi bravi padri di famiglia, oltre tutto con ragazzine nemmeno maggiorenni. Mi auguro che come sindaco la sua priorità sia difendere quelle donne dallo sfruttamento punendo chi crea pericolo alla cittadinanza “.
Ed ancora: “Di recente ho difeso la croce celtica che porta al collo. Per qualcuno è un simbolo di morte perché viene equiparata alla svastica. Lei ha spiegato perché la porta al collo, per ragioni affettive,[...] credo, semplicemente, nelle parole che dice. Provi ora a fare lo stesso esercizio per il Gay Pride, manifestazione che ricorda il giorno in cui un gruppo di trans, a New York, si ribellò alle botte e agli stupri quotidiani dei poliziotti. Esso per la comunità gay ha un valore simbolico. Il colore, le piume, la musica, ove ci sono, sono simboli di gratitudine verso chi, per primo, si è ribellato“.
Ora, essendo Repubblica, la sua versione online, il quotidiano più letto d’Italia, credo che la lettera di Cristiana sia stata letta anche dal sindaco di Roma. Da cui ne deduco che se il primo cittadino capitolino non voglia dare il consenso allo svolgimento del Pride, non soltanto si crea fin da subito delle inamicizie nei circoli gay, ma, ancora più importante, da una larga parte della cittadinanza votante del centro destra che crede nei valori della persona fregandosene se questa sia etero o omosessuale. Alla fine, di fronte al Creatore, quel creatore che Alemanno tanto attinge per perorare la sua causa, siamo tutti uguali. Come siamo tutti uguali di fronte alla legge, quella italiana che Alemanno ha deciso di proteggere e far rispettare.
Sindaco dia il consenso per tutti questi motivi. O solamente può dare il suo consenso perché è giusto che sia così. Sia anche lei se stesso sindaco, lo faccia per i suoi cittadini e lo faccia soprattutto per la libertà che andrebbe a mancare se non dà la sua autorizzazione allo svolgimento della “Manifestazione dell’orgoglio gay“.
Tutti possiamo essere gay, perché tutti possiamo essere noi stessi, lo sia anche lei.
Eppoi visto che parliamo di “esibizionisti”, questo come lo definirebbe?



È stato detto