C’è che la democrazia è in pericolo, torna il fascismo, in Rai sono pronte le liste di epurazione: il copione è così sfibrato che il titolo del prossimo libro di Travaglio potremmo scriverlo noi. Lui, invece, ha tratteggiato il fosco destino che potrebbe attendere la sua modesta persona e di conseguenza il Paese: «L’authority sanzionerà Che tempo che fa con un provvedimento diretto alla Rai, che mi ha consentito di dire cose vere. Poi la Rai mi denuncerà e così io non potrò più partecipare a Anno Zero». Non è ancora noto se il prossimo libro verrà scritto a Caprera o nella solita copisteria del tribunale, sta di fatto che il leit-motive già risuona e Travaglio infatti vi ha rifatto cenno: «Però le cose che Travaglio ha detto su Schifani sono vere», dice.
E ora noi dovremmo spiegare che invece sono cose irrilevanti, sono pretestuose e nondimeno, per come presentate, false. Dovremmo circostanziare che sono irrilevanti perché stiamo parlando di persone che Renato Schifani ha frequentato 30 anni fa (nel 1979) e che solo 18 anni dopo sono state riconosciute come mafiose: non è un caso che gli stessi dioscuri di Travaglio, i magistrati, non abbiano mai interrogato né accusato Schifani per questa faccenda. Il libro ormai datato da cui Travaglio ha copiato le sue accuse, inoltre, diversamente da come fatto in trasmissione da Fabio Fazio, riporta la questione in maniera corretta: tanto che Schifani il libro non l’ha mai querelato. Ecco perché è particolarmente odioso che Travaglio abbia cercato e cerchi di ripararsi dietro Lirio Abbate, autore del libro e ottimo cronista già minacciato dalla mafia: «Devono avere il coraggio di dire che Abbate è un mascalzone» ha infatti detto Travaglio da Fazio. Ma Abbate non è un mascalzone, e Travaglio invece sì, perché mente. Travaglio, in trasmissione, ha dolosamente e genericamente citato delle amicizie di Schifani come se corrispondessero a una notizia, a una rivelazione che tutti nascondono tranne lui: «I giornalisti non scrivono che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra, ma io faccio il giornalista, devo raccontarlo» ha detto testualmente il nostro eroe. I giornalisti normali, in effetti, non hanno tirato fuori una vicenda notoriamente vecchia, penalmente irrilevante e già pubblicata più volte: vicenda che ora Travaglio si è reinventata da capo per trasformarla in una primizia molto vaga e peraltro spolverata con lombrichi e muffe: e questo solo perché Schifani intanto è diventato presidente del Senato.
E c’è ancora, in questo quadro, chi fa spallucce se si reclama un contraddittorio: inteso come possibilità di spiegare al pubblico le malizie di un fazioso professionale. C’è ancora, come fanno lo stesso Travaglio e un imbarazzatissimo Antonio Padellaro, direttore de l’Unità, chi sostiene che dovrebbe essere Schifani a fornire spiegazioni. E’ la follia.Rendetevi conto: Travaglio deve ancora fornire spiegazioni, detto tra parentesi, circa l’episodio che lo rese noto: la volta ossia che andò da Luttazzi a sostenere riga per riga tutte le accuse che dipingevano Berlusconi come un mafioso. Quelle accuse sono cadute tutte, ma lui non si è mai scusato. L’allora presidente dell’Ordine Mario Petrina, che già allora aveva rimarcato una perfetta assenza di contraddittorio nella trasmissione di Luttazzi, fu invitato a dimettersi direttamente da Repubblica. Due giorni dopo Indro Montanelli (proprio lui) disse pubblicamente che Petrina aveva ragione: era il 17 marzo 2001. Il pubblicista Giancarlo Caselli giuse a scrivere una lettera privata a Petrina affinchè perdonasse Travaglio. Ma cercate queste cose nei libri di Travaglio, se vi riuscite. Aspettate di ascoltarle ad Annozero. Macchè: Travaglio ha continuato a riportare ogni singola accusa mafiosa contro Berlusconi in tutti i suoi libri. Tutte: precisando di sfuggita che le indagini sono magari state archiviate, sì, «ma con motivazioni durissime».
In natura esiste qualcosa del genere: si chiama scarabeo stercorario. Nel giornalismo italiano si chiama Marco Travaglio. E il suo prossimo libro presumibilmente sarà questo: «RESTAURAZIONE. Come il Regime si è ripreso il Paese. Biagi, Santoro, Luttazzi, Travaglio, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Ciccio Graziani: storie di censure e di bugie nell’Italia di Berlusconi. Prefazione di Beppe Grillo. Postfazione di Enrico Beruschi».
Filippo Facci sul Giornale
Su questi due giornalisti le cose da dire sono semplicemente:
- Travaglio è comunista arcobaleno;
- Facci è socialista craxiano;
- Travaglio collabora con L’Unità e partecipa a Annozero;
- Facci collabora col Giornale e partecipa a varie trasmissioni minori;
- Travaglio è ospitato spesso sul blog di Beppe Grillo;
- Facci scrive anche sul terzo (o quarto, dopo di noi) blog italiano: quel Macchianera che di destra sicuramente non è;
- Travaglio se la prende spesso (o sempre, dipende da chi avete votato) con Berlusconi e la sua cricca;
- Facci se la prende spesso (o sempre, dipende se vi stanno simpatici) con Grillo e Di Pietro;
- Travaglio cita spesso Montanelli e Biagi;
- Facci cita spesso Craxi;
- Travaglio è spesso uno stronzo (senza offesa), ma trova divertente che anche gli altri se ne accorgano;
- Facci lo stronzo lo fa spesso (idem come sopra), ma si diverte a dire che non lo è;
- Travaglio stavolta ha torto (su Schifani) …e lo sa, ma per sua natura è convinto di aver ragione;
- Facci stavolta ha ragione (su Travaglio che parla di Schifani) …e lo sa, ma per sua natura è obbligato a dichiararlo;
- Travaglio confonde (quasi) sempre i fatti con le opinioni, quelle sue, non quelle degli altri;
- Facci confonde la destra con la sinistra, soprattutto quando si guarda le mani;
- Travaglio partecipa alle trasmissioni televisive solo se può parlare (male) di Berlusconi;
- Facci partecipa a… a… (mi ricorderò prima o poi) solo se può parlare (male) di Travaglio e Grillo;
- Travaglio ha due idoli: Montanelli e Biagi. Detesta invece …Montanelli e Biagi perché vorrebbe essere come loro;
- Facci ha un rapporto di odio-amore con Travaglio Di Pietro e Grillo: senza di loro, di cosa scriverebbe?
- Travaglio per le dure parole dette a “Che tempo che fa” è stato criticato da tutti i giornali: non ultima l’analisi di Giuseppe D’Avanzo, vice direttore di Repubblica (La lezione del caso);
- Facci viene criticato normalmente da tutti (qualsiasi cosa scriva), nessuno escluso.
Ecco, questo è quello che penso su Marco e Filippo (mi scuseranno se li chiamo per nome, ma ormai fanno parte della famiglia). Travaglio è molto berlusconi-centrico: se c’è da parlar male di qualcuno, beh, quel nome non può essere che Berlusconi. Facci di suo non aggiunge nulla se non essere l’esatto contrario di Travaglio: odia a dismisura Beppe Grillo, Di Pietro per la vecchia vicenda mani pulite (che volete farci, è uno che certe cose non le scorda) e naturalmente lo stesso Travaglio. Ma secondo me si amano alla follia: prima o poi qualche paparazzo li fotograferà assieme che limonano o, senza essere volgare, mentre si fanno… una pizza.
Tralasciando la satira e andando sul serio scritto giornalistico, gli attacchi di Travaglio a Schifani sembrano nati più da una manipolazione mediatica (giornali, tv, internet…) che da una vera critica aspra e gratuita del giornalista al neo Presidente del Senato; ma con tutto ciò certe cose andrebbero, vanno, corroborate dai fatti: dire che Schifani ha frequentato mafiosi, quando a quel tempo non esistevano prove a dar conforto alla sua tesi – visto che è stato scoperto molti anni dopo -, è ingannevole e fazioso. Travaglio sembra attaccarsi agli specchi, è come dire “intanto la dico, casomai smentisco“. Ma non si rende conto che così facendo fa solo il gioco dell’avversario? E questo Travaglio lo fa ogni santissima volta che è ospite da Santoro.
Facci di suo ci mette sempre il piglio del garantista che non è. Attacca Travaglio solo perché nutre un rancore spropositato verso il successo degli altri; attacca Grillo perché in mezzo alle tante verità che il comico denuncia, ci sono anche tante piccole bugie che non fanno parte del copione scritto nel suo blog (del caso elettricità e fotovoltaico ne parla Il Riformista di oggi); attacca Di Pietro perché è convinto (spesso a ragione) che l’ex PM ce la avesse con Craxi e non (solo) con la corrotta prima repubblica. E perché l’ex magistrato era smanioso di pubblicità e affamato di protagonismo. Ma in questo mondo chi non lo è, soprattutto a quei livelli? Ma Facci e Travaglio sono fatti così, prendere o lasciare. E noi li prendiamo così come stanno.





