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E’ inammissibile che il capo dell’opposizione non denunci i gravi fatti accaduti nel casertano in questi giorni di cui si è parlato in tutto il mondo. Non è altresì ammissibile che lo stesso capo dell’opposizione non chieda in Parlamento le dimissioni del viceministro Nicola Cosentino indagato per essere il referente governativo del clan dei casalesi. Non è tollerabile che il capo dell’opposizione non manifesti a favore della legalità nella città teatro della strage. E’ impensabile che il capo dell’opposizione non ritenga opportuno richiedere un dibattito parlamentare per discutere sull’impensabile possibilità che un uomo di camorra sieda sui banchi del governo. Ed è auspicabile che lo stesso capo dell’opposizione chieda di essere ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica, per esprimere la propria preoccupazione sui gravi esiti di una possibile infiltrazione camorristica nella politica. E’ possibile pensare che il capo dell’opposizione, ritenuto suo dovere farlo, metta da parte le ideologie di partito e si faccia carico di una sfiducia ai governatori della sua stessa coalizione, laddove la camorra è padrona indiscussa con beneplacito dei politici locali con Luigi Cesaro, capo del PdL locale e Bassolino del Pd e Governatore in Campania, davanti a tutti.

Un capo dell’opposizione che si rispetti ha dalla sua i fatti: per molto meno tantissimi premier e capi di Stato esteri si sono dovuti dimettere, tra questi – solo per citarne alcuni – vi sono Richard Nixon, Willy Brandt, e, ultimo ma più recente, Ehud Olmert, leader israeliano dimessosi recentemente per problemi di corruzione nel suo staff, di cui rimangono vive nella mente democratica di ognuno di noi le sue parole poco prima di dimettersi: «Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto».

Un leader di un opposizione che faccia davvero opposizione, pur dimostrando oggettivamente di sbagliare su più fronti, ma soprattutto non sapendo cogliere il lato principe di fare opposizione in un Paese democratico, a questo punto avrebbe già dato le proprie dimissioni.

Io, come semplice cittadino ed elettore dei nostri politici, spero, un giorno o l’altro, che i nostri governanti siano rispettosi delle nostre leggi e si possano sentire fieri di essere italiani con lo stesso orgoglio che Olmert nutre per il suo Israele. La mia non è una vana speranza, ma una fervente fede nella democrazia.

L’Italia è una democrazia: cercate di comprenderlo anche voi che state in Parlamento.


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