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Uhuh!! La “mandria” si è rivoltata contro il mandriano oggi.

Botta…

Ma il problema dei problemi è che oggi tu sei all’apogeo del consenso, hai una maggioranza di ferro, il tuo governo non corre alcun rischio e dunque è ora di spalancare le porte della discussione e delle libertà cui è intitolato questo partito perché nessuno può essere accusato di «remare contro».
Colgo oggi l’occasione per dire poi che non voglio essere più trattato, come oggi accade a quasi tutti i membri del parlamento, come una pecora, o una scimmia addestrata a spingere tasti, tacere e ritirare lo stipendio alla fine del mese essudando per di più gratitudine per l’alto livello sociale raggiunto e il guiderdone rispettabile. Questi sono criteri inaccettabili e purtroppo te li ho sentiti illustrare. Io ho da dare qualcosa al mio Paese e sento il dovere di darlo essendo, casualmente, un patriota. Ho scelto di servire il mio Paese, non di diventare un vassallo di qualche satrapo straniero. [...] Ma poi abbiamo la caterva di morti in Russia: i giornalisti uccisi sono circa 40 soltanto dal 2000. Anna Politkovskaya in un suo libro tradotto solo in inglese dice: «Viviamo in uno stato di polizia, siamo arrestati e uccisi, le nostre radio e i nostri giornali vengono chiusi, poi arriva Berlusconi a Mosca, va in televisione e ci spiega che siamo in una splendida democrazia e che Putin è un sincero democratico». Anna Politkovskaya è stata assassinata due anni fa, nello stesso giorno in cui tu sei venuto a parlare. Anna era amica di Sasha Litvinenko. E io ho pianto per i miei morti, moralmente insepolti: sentire il tuo tono da intrattenitore indulgente, ridente, astuto, ammiccante mentre parlavi della mia gente morta ammazzata mi ha fatto realmente sentire male. Tornato a casa ho vuotato il mio stomaco con un senso di disperazione e liberazione. Cartesio pensava che nella ghiandola pineale in mezzo al cervello fosse la connessione fra anima e corpo. Io ho pensato, reagendo fisicamente all’orrore, che fra il piloro e il diaframma risieda la coscienza. E quella è il mio solo giudice e metro.

Paolo Guzzanti

…e risposta

Caro Paolo,
ieri abbiamo dato notizia delle tue infelici uscite su «vomito», Putin e Berlusconi. [qui, Ndr]

[...] Noi dovevamo loro questo colonnino di spiegazioni perché risulterà piuttosto strano il tuo tono nei confronti del premier. E, se permetti, risulta un po’ strano anche a noi. Tanto che mi chiedo che senso abbia che tu continui a stare in un partito di cui pensi il peggio, insieme a parlamentari che giudichi «pecore» e «scimmie», guidati da un leader che non ti va a genio. Abbi coraggio, trai le conseguenze e dimettiti. Per quanto ci riguarda, qui al Giornale troverai la libertà che hai sempre avuto, anche di esprimere le tue idee sulla Russia, come hai fatto più volte nelle settimane scorse. Ma nessuno può pretendere di farsi pagare da un editore per esprimere idee in contrasto con la linea editoriale e ritenute offensive dalla maggior parte dei lettori. Ti consiglio solo, nel caso decidessi di lasciarci, di trovare una redazione dove i tuoi articoli siano letti e corretti con la stessa passione che ci abbiamo sempre messo qui.

Ieri, per esempio, alla quattordicesima riga della seconda cartella hai scritto: «te li ho sentiti illustrare». Ma quell’«ho» era senz’acca.

Mario Giordano

Poi ci sono i casi più unici che rari

Lo so che il Giornale sul caso Englaro ha la sua linea: ma chiedo di poter dire ugualmente quanto abbia trovato sconcertanti un paio di uscite purtroppo governative. Eugenia Roccella, dopo la pronuncia della Consulta, ha detto che il problema «è l’espansione dei giudici e la loro invadenza di campo» perché «in Italia le leggi le fa il Parlamento e i giudici dovrebbero applicarle». Gaetano Quagliariello nondimeno ha definito «pilatesca» la decisione della Consulta e ha detto che «legiferare diventa ancora più urgente». Cioè: ma di che state parlando? Siete voi che la legge non l’avete mai fatta, siete voi che non volevate assolutamente farla, siete voi che sino a mezz’ora fa non volevate neppure sentir parlare di testamento biologico e urlavate «eutanasia» a ogni tentativo di farlo. È l’ipocrisia della politica italiana, unica in Europa, che ha lasciato dolosamente scoperti gli spazi di cui la magistratura non ha potuto non occuparsi: e ora venite a dirci che ci vuole una legge? Dopo che per anni ve l’hanno chiesta la società civile, i medici, tutti i livelli della magistratura, il Consiglio superiore di sanità, persino qualche politico? Dopo che la società e i medici, aspettando voi, per anni, se la sono cavata segretamente da soli con tutte le Englaro e i Welby lontani dai riflettori? E sarebbe la Consulta a essere pilatesca? Non dite che ci vuole una legge: fatela.

Filippo Facci

E adesso come la mettiamo?


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