Quest’anno, il Blog Action Day promuove come tema la povertà.
Io ci sono (in fondo, scrivere qualcosa non mi costa nulla), e in questo post voglio mostrarvi, ovviamente, cosa penso della povertà, dire che non fa mai male parlarne.
Solo una cosa: una volta tanto voglio uscire dagli schemi. Userò un linguaggio molto più confidenziale del solito, perché non dev’essere qualcosa di difficile da comprendere. Se il linguaggio è astruso pochi capiranno. Oggi, invece, devono capire tutti.

La povertà
Bene, eccoci qui. Cos’è la povertà penso lo sappiate tutti, ma una cosa voglio rammentarvi: che nella miseria, fino a pochissimi anni fa, ci sguazzavamo anche noi, e non solo in tempo di guerra. Chiedetelo a qualsiasi anziano: avrete la conferma di ciò che dico.
Niente videogiochi, computer, niente di niente, nemmeno uno straccio con cui coprirsi o poter camminare per strada (e non sono modi dire, è la realtà).
Tornando al presente, quando oggi si pensa alla povertà vengono subito in mente scenari di bambini (perlopiù africani, asiatici o sudamericani) seminudi che mangiano e bevono fango semplicemente perché non hanno altro. Non di rado si vedono in giro iniziative (sicuramente lodevoli) che permettono a chiunque voglia di sostenere un bambino povero a distanza per pochi spiccioli al giorno. Ma, ripeto, e non mi stancherò mai di farlo, che fino a pochissimi anni fa, da noi la situazione era pressoché identica.
Ma quali sono le cause della povertà? Tante e poche al tempo stesso. In sintesi potrebbero essere tre: il governo, le situazioni climatiche e ambientali, e la guerra. Mi spiego punto per punto.
Se uno stato sorge su una dittatura, senza democrazia, o offre poche opportunità di lavoro, la povertà può esserci come no. Tuttavia si creerà sempre una netta divisione fra ricchi e poveri.
Il secondo punto riguarda le condizioni climatiche. L’Africa ne è l’esempio più semplice: un clima arido ma allo stesso tempo molto piovoso (dipende ovviamente quali zone si prendono in considerazione), non molto fertile e in mano spesso a governi totalitari. Per il resto c’è poco da dire, penso che le immagini che tutti i giorni vediamo su giornali e TV bastino e avanzino.
Al terzo ed ultimo punto c’è la guerra. Per le nuove generazioni – me compreso, ovviamente – questo termine non sarà mai chiaro, nemmeno se si vedono le immagini di conflitti attuali o passati. Finché la guerra non la si vive con i propri occhi, mai e poi mai si potrà capire quale dolore arreca. Morte e distruzione, ecco cos’è la guerra. Nessuno ne esce vincitore.
Cosa si può fare, dunque? Come dicevo poche righe fa, chi vuole può adottare a distanza un bambino povero e dargli una nuova vita, per pochi soldi (i soldi che generalmente spendiamo in idiozie, ad esempio).
La povertà c’è sempre stata e sempre ci sarà, è inevitabile. Ma se cominciassimo a costruire un mondo di pace, dove nessuno è diverso o inferiore, dove chi vuole (spero tutti) può donare un po’ del suo pane senza ricevere nulla in cambio, sarebbe sicuramente un mondo migliore.
La scelta, come sempre, è nelle nostre mani.
(tratto da TuttoZena Blog)





