ATTENZIONE! Questo post ha piu' di sei mesi, le informazioni possono non essere aggiornate. ****************************************************************************************************** ******************************************************************************************************

Credo che un commento a tanta ignoranza espressa nell’articolo sul Corriere della Sera, sia inutile. Tuttavia, non si può lasciare che questa gente continui a disinformare e si è costretti a rispondere.

Nell’articolo si cita lo “sconforto” di Carlo Verdone per il fatto che i suoi film sono scaricabili gratuitamente da un sito. Benvenuto nel terzo millennio caro Carlo. Guardati attorno, usa Internet e con un motore di ricerca digita “film carlo verdone torrent”. Se per un sito sei nello sconforto, per i risultati che vedrai non so cosa ti succederà.

Quello che Carlo non capisce, ma non solo lui, è che non bisogna reprimere la pirateria, bisogna capire perché è tanto diffusa, analizzare e dialogare con i pirati. Non creare un muro e rimanere da una parte, questo atteggiamento la diffonde ancora di più.

La proposta Sarkozy, di cui si parla nell’articolo in maniera vaga e superficiale, è stata silurata dal parlamento europeo perché “in contraddizione con le libertà civili, i diritti umani e i principi di proporzionalità ed efficacia e dissuasione”. Mi pare qualcosa su cui riflettere. Invece il Corriere liquida la faccenda citando Inghilterra e Germania (sinceramente non sapevo della volontà tedesca) di applicare una norma giudicata lesiva dei “diritti fondamentali della persona” (lo dice la commissione europea) e si parla di ciò che vuole fare l’Italia, cioè sempre questa legge in stile Sarkozy.

Quello che mi domando è se queste persone almeno conoscano l’argomento. Nell’articolo si descrive la pirateria digitale (quindi solo quella sul web) e la si paragona a “la contraffazione” e al “venditore ambulante” fenomeni totalmente differenti sia per portata che per modalità, ma soprattutto per fine. Nel primo caso vi è un fine di profitto, cioè risparmiare soldi, nel secondo un fine di lucro, cioè guadagnare. Fenomeni diversi, stessi giudizi. Ridicolo.

Fosse finita qua, sarebbe già troppo, ma non finisce qua purtroppo. Roviglioni (presidente Fapav) sostiene “C’è una posizione troppo severa dell’Autorità per privacy che non consente l’individuazione dei ladri sul web. Ricordo un caso specifico in cui le industrie col software Alpha Bat sono riuscite a individuare mille persone, con tanto di nome e cognome, ma il giudice disse che gli autori della ricerca potevano essere perseguibili come contravventori della privacy”. Credo che per le indagini servano le forze dell’ordine con regolare mandato, se le aziende private potessero operare al livello delle forze pubbliche sarebbe il caos. La privacy è un diritto importantissimo, alla base dei diritti fondamentali della persona, senza di essa la libertà di espressione potrà dirsi finita, per questo è sensato che vi sia un provvedimento di un giudice.

La perla comunque è un altra. L’articolista si domanda “Come avviene il furto?” riferendosi ai film che vengono diffusi su p2p, nei quali si ottiene l’audio dalle sale cinematografiche. Anche qui si nota una totale ignoranza del giornalista. Furto significa sottrazione di beni o idee, qui non c’è. C’è una COPIA del film, non si ruba nulla. Non che sia corretto, intendiamoci, ma bisogna distinguere.

Il giornalista, comunque, continua a farsi del male. Egli afferma che in una futura conferenza dove prenderanno parte solo le società detentrici dei diritti (senza gli autori né altri soggetti coinvolti come gli ISP, gli utenti ecc) si deciderà come porre un freno all’anarchia sul web. Altra ignoranza. Il web non ha confini, una normativa italiana non avrà alcuna efficacia.

Insomma, una vera accozzaglia di preconcetti, pregiudizi, strafalcioni ed ignoranza totale. Non è giusto né corretto che un giornale come il Corriere diffonda materiale di così scarso valore, ai limiti del diffamatorio.

Bookmark and Share

Ti possono interessare