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«Omicidio». «L’Italia pratica la pena di morte». Una parola, una frase, due pesi e due misure. La Cassazione ha dato ragione a Eluana e i fautori del “Movimento per la vita” si ribellano. Per carità, giustissimo in democrazia, ma non credete che diciassette anni siano troppi? Diciassette anni passati in uno stato-non-stato umano e sconosciuto per noi tutti, chi crede sia giusto dare una pace più serena ad Eluana non immagina come si possa stare in quelle condizioni. Però vorrei capire se i movimentisti per la vita lo sanno. Mi chiedo: se dare la morte ad una persona in stato vegetativo da 17 anni è omicidio, come si definisce dare la vita ad una persona che da 17 anni non è viva realmente? Eluana è solo carne in questo momento: il cervello non esiste più e il suo corpo è li – nel letto di un ospedale di Lecco – da tantissimi anni chiedendo quella pace che a noi tutti spetta di diritto. Perché se la vita è un diritto, lo è anche la morte. Decente. Umana. Rispettabile.

La Chiesa ha messo in campo tutti i suoi condottieri migliori per dare battaglia alla sentenza della corte suprema di giudizio: i Cardinali Ruini («la riedizione italiana del caso Terry Schiavo») e Antonelli («È una persona che dorme…»), i politici di destra («Si eviti un omicidio mediante sentenza») e di sinistra («è eutanasia, va fatta una legge»), i giornali («preghiere straordinarie in tutta Italia» L’Avvenire), le tv («tragicamente sbagliata la decisione della Cassazione» il Card. Ruini su RaiUno) e adesso anche internet.
Internet è diventata terra di conquista per i movimenti anti Cassazione: su Facebook ci sono vari gruppi contro la sentenza, quello più capiente – «No alla prima esecuzione capitale della Repubblica italiana» – ha circa 1500 iscritti ed è stato creato dall’Associazione Scienza e Vita, mentre il Movimento per la vita si è rivolto direttamente al Presidente Napolitano mandando una mail dal sito del Quirinale chiedendo addirittura la “grazia” per Eluana.
La grazia è principalmente donare la pace.

Eluana ha 38 anni, la mia stessa età, ne aveva poco più di ventuno quando ebbe l’incidente che la costrinse a stare in una specie di limbo tra la vita e la morte. Tra una non-vita e una non-morte. Io mi sono goduto i miei vent’anni, i miei trent’anni, e cercherò di godermi al meglio anche i prossimi decenni. Eluana si è persa e si perderà tutto. E non potrà mai recuperare.
Ha ragione Beppino Englaro: «Rispetto tutti. E vorrei che io e mia figlia avessimo lo stesso rispetto».
Quello che chiede è solo rispetto, solo quello. Stiamo un po zitti e lasciamo una famiglia al suo dolore, ne hanno diritto.


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