Sono passate solo alcune settimane dalle proteste della scuola e già il Governo ne provoca delle altre. Ieri Tremonti, nella sua immensa opera di tagli attuati in tutti i Governi di cui ha fatto parte – quelli di Berlusconi in sostanza -, ha deciso di dimezzare anche i finanziamenti alle scuole cattoliche: ben 130 milioni sarebbero stati eliminati dal bilancio per le “scuole paritarie” per fare dell’altro. Cosa? Non si sa! Ma non è questo il punto.
È bastato alzare la voce in Vaticano, che subito, nel giro di un paio d’ore, quei soldi “tagliati” venivano rigirati alle scuole cattoliche sotto forma di “emendamento” che stabilisce un finanziamento di 120 milioni di euro per il 2009. «Possono stare tranquilli, possono dormire su quattro cuscini. C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie» dice il sottosegretario Vegas: quindi le scuole cattoliche sono “paritarie”, mentre la scuola pubblica va a catafascio crollando sotto le sue stesse macerie. Ma non c’è problema giusto? Mica è “paritaria”!
Soddisfatto Monsignor Stenco – direttore dell’Ufficio nazionale della Cei -, mentre il Pontefice alza il prezzo e chiede nuove misure “a favore dei genitori per aiutarli nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose”. Nessuno in questo caso si è sognato di ribadire al Santo Padre che è davvero un nostro diritto inalienabile educare i figli secondo le nostre convinzioni etiche e religiose, e a dire questa sacra verità non è Lui, ma la nostra Costituzione. Quella italiana, non quella Vaticana. E se proprio vogliamo dirla tutta, nelle scuole la religione viene insegnata da docenti scelti dai Vescovi, non dal Ministero come succede per tutte le altre materie.
Nel 1964 l’allora Governo Moro venne messo alla gogna, e quasi costretto alle dimissioni, solo perché aveva richiesto un misero contributo per le scuole materne private. Scuole materne, per i bambini dell’asilo. Allora comandava la Dc cristiana e il Vaticano aveva l’ultima parola per le questioni religiose: non ufficialmente, ma fa lo stesso. Del resto erano a due passi.
Invece nell’ultimo Governo D’Alema, Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, si approvò una legge dove le scuole pubbliche e quelle private diventavano finanziabili: un finanziamento non a tutte le scuole private ma a quelle che verranno riconosciute come “paritarie”. Oggi come allora è molto difficile stabilire quali rientrano in questo criterio e quali scuole invece stanno fuori dai finanziamenti.
Finanziamenti. Questa è una parola magica per tutti i Governi succeduti dal ’48 ad oggi. L’Art. 33 della Costituzione dice chiaramente: “ Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato“. Senza oneri per lo Stato, lo ribadiamo anche noi. Esattamente ciò che si sta facendo in Italia da quando è nata la Repubblica.
“Nonostante il fatto che il Partito Democratico avesse già da tempo lanciato l’allarme sui tagli alle scuole paritarie e che l’esecutivo avesse sempre negato la fondatezza dei nostri rilievi, il governo ha finalmente gettato la maschera, ribadendo nella Finanziaria tagli che, a sentir loro, non esistevano. Poi, di fronte alle legittime proteste provenienti da più parti, inclusi i vescovi italiani, Palazzo Chigi ci ha ripensato e ha cercato di rimediare al danno. Sia chiaro, però, che l’annuncio del ripristino dei fondi per le paritarie rappresenta soltanto un segnale, ma che – come il governo sa benissimo – la cifra intera è ancora lontana dall’essere ripristinata e che mancano all’appello ancora molti dei milioni che il precedente governo aveva assegnato alle scuole paritarie. Il punto centrale della questione dovrebbe essere quello di garantire pari diritti agli studenti e alle famiglie. Invece il governo conferma di guardare all’istruzione nient’altro che come a un costo da contenere”.
Queste le parole del Ministro ombra Maria Pia Garavaglia. Anche Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione al Senato, ha espresso le stesse critiche della Garavaglia. Per non parlare poi di chi è in mezzo a piene mani: don Macrì, presidente della Federazione che riunisce la scuole cattoliche, dice che l’ostacolo si trova “nell’articolo 33 della Costituzione che sancisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato”. Quindi non resta che stralciare questo articoletto della nostra carta dei diritti… anzi, rifacciamola nuova e chiediamo pareri al Vaticano e al proprietario di Villa San Martino. La Costituzione: gran brutta bestia!


