Archivio 5 gennaio 2009

Lettera alla comunità

Domani inizia il MacWorld di San Francisco, e, come si sa, Steve Jobs non presenterà il keynote d’apertura. Anche se questo è l’ultimo MacWorld cui parteciperà Apple, in questi giorni si facevano illazioni sulla vera natura dell’assenza di Jobs alla presentazione annuale dei prodotti marcati con la mela. Oggi Jobs ha reso pubblica una lettera destinata alla comunità Apple, dove dice, sinteticamente, che la sua assenza non è dovuta al ritorno del cancro come tanti avevamo supposto, ma bensì ad una semplice disfunzione ormonale che gli ha fatto perdere peso negli ultimi mesi.

Sotto ho tradotto – molto liberamente con probabili omissioni ed errori – la lettera che Jobs ha spedito alla comunità, lettera che potrete leggere direttamente in versione originale dal sito di Apple.

Cari amici della comunità di Apple,

Per la prima volta da un decennio, ho deciso di trascorrere le vacanze con la mia famiglia piuttosto che preparare intensamente il Keynote per il Macworld.

Purtroppo, la mia decisione di consegnare a Phil (Schiller ndr) il keynote al MacWorld, ha riattivato un’altra raffica di voci sulla mia salute, anche con la pubblicazione di alcune storie sulla mia morte.

Ho deciso di condividere qualcosa di molto personale con la comunità di Apple in modo che tutti possiamo rilassarci e goderci lo spettacolo di domani.

Come molti di voi sanno, ho continuato a perdere peso per tutto il 2008. Il motivo è stato un mistero per me e per i miei medici. Qualche settimana fa ho deciso che per capire la causa principale di questo problema, è necessario fare un passo indietro per farla diventare la mia priorità numero 1.

Fortunatamente, dopo ulteriori test, i miei medici pensano di aver trovato la causa in uno squilibrio ormonale che ha “rubato” le proteine che il mio corpo ha bisogno per essere sano. Sofisticati esami del sangue hanno confermato questa diagnosi.

Il rimedio a questo problema nutrizionale è relativamente semplice e diretto, e ho già iniziato il trattamento. Ma, considerando che non ho perso peso e massa corporea nelle ultime settimane di questo mese, i miei medici si aspettano che lo riguadagnerò entro la fine di questa primavera. Vorrei continuare a fare il CEO di Apple anche durante la mia guarigione.

Ho dato tutto me stesso a Apple in questi 11 anni. Sarò il primo a riferire al nostro Consiglio di Amministrazione se non posso più adempiere alle mie funzioni di CEO in Apple. Mi auguro che la comunità di Apple sosterrà il mio recupero, e sappia inoltre che ho sempre messo Apple prima di tutto. Quindi, a tal proposito, quello che ho detto è stato più di quello che avevo intenzione di dire.

Steve

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Una vergogna tutta italiana

Luciano D’Alfonso, ora di nuovo sindaco di Pescara, ha ritirato le dimissioni e ha depositato un certificato (forse) medico, grazie al quale, in base a fantasiosi motivi di salute, il vice sindaco gestirà il comune! Questo per evitare il sacrosanto commissariamento del comune.

Scusate il torpiloquio, ma: VAFFANCULO!

Come è possibile che venga accettato e che sia anche legale una cosa del genere? D’Alfonso gode di una buona salute, considerato poi che non si è fatto un solo giorno in carcere, a differenza di quanto si vocifera, perché è stato a casa sua, ai domiciliari.

Inoltre è tutt’ora indagato, con le stesse motivazioni di prima, e credo sia doveroso che si dimetta. Doveroso verso i suoi concittadini, mica l’intera Italia. Quei concittadini che, in teoria, conosce perché è la sua gente.

Accuse che per altro sono state confermate dal tribunale del riesame. Tribunale che ha solo sospeso gli arresti domiciliari, perché, in quel momento,  non era più sindaco, cioè non poteva inquinare più le prove. Ora che è tornato nel suo bunker può anche essere che vengano ripristinate (ora può inquinare di nuovo le prove) le misure restrittive.

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Facebook-mania o ansia da manie?

Sul web (italiano) impazza la Facebook-mania. L’anno scorso, quando in tutti i giornali si parlava di realtà virtuale, la si chiamava Second Life-mania. Sono manie tutte italiane o noi italiani abbiamo bisogno di cicli maniacali per renderci partecipi del web?

Nei giorni scorsi tutti i media – sempre italiani – hanno serrato i ranghi per un gruppo fondato su Facebook il cui nome è “Liberiamo Totò Riina”. Quando i giornali ne hanno parlato erano, occhio e croce, alcune decine di aderenti. L’indomani si erano trasformati in migliaia: come al solito i giornali enfatizzano le notizie rendendole di tutti. Va da se che i successivi aderenti al gruppo probabilmente – anzi sicuramente, visti i risultati – lo hanno fatto esclusivamente per insultare i filo-mafiosi fondatori, ma per i giornali “il” gruppo è formato da migliaia di simpatizzanti di Riina e Provenzano: tutto fa brodo in questo mondo.

Di contro, i filo-mafiosi hanno dichiarato di aver fondato il gruppo per provocazione. Provocazione per cosa, chiedo io. Ad ogni modo i giornali lo hanno descritto come “grave fenomeno sociale degno di ampie riflessioni“. Sono loro i sapienti, mica noi …

L’onda si propaga a vista d’occhio. Nemmeno il tempo di abituarsi all’idea di un gruppo filo-mafioso (sempre per provocazione), che subito nascono come funghi altrettanti gruppi a favore di questo o quel mafioso: il «Gruppo per la santificazione di Provenzano», il «Bernardo Provenzano fan club» (che annota anche l’alter ego «Gruppo per l’abolizione del fan club Provenzano»), e i meno popolari «Matteo Messina Denaro» e «Giovanni Brusca». Per non parlare del mega «Gruppo Corleone» con in bella mostra un’iconografia del Padrino Marlon Brando.

A voi sembra l’ennesima scemenza tutta italiana o davvero esiste la piaga sociale del social network? Certo che se la censura di Facebook fa passare questi gruppi, ma lascia fuori un atto assolutamente naturale come l’allattamento al seno, qualche dubbio a me viene. A chi l’ardua sentenza? Ai giornali? È meglio di no… secondo me. Sono già in ansia per la mania di quest’anno.


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La strategia del chiedere

La strategia di Cai (adesso Alitalia) deve passare – secondo Letizia Moratti – da Lufthansa: «Le scelte strategiche per il Paese non possono essere lasciate nelle mani degli imprenditori». Il conflitto d’interessi viene aggiogato agli interessi privati: Cai è un’azienda privata, e come tale dovrebbe seguire gli interessi propri. La Moratti, ex imprenditrice trasformatasi in politico, chiede al Governo di trattare per conto di un’azienda privata. AirFrance ha detto sin dall’inizio di ritenere Fiumicino unico punto strategico italiano; Lufthansa, al contrario, ha dichiarato che terrà Malpensa come primo aeroporto italiano.

Il Governo non ha svenduto Alitalia a Colaninno e soci per renderla autonoma? Allora perché si prodigano tutti nel chiedere al Governo di intervenire, facendo in modo che Malpensa diventi l’aeroporto principale quando questo è un abominio di qualità e di scomodità? Allora come mai mi sembra che in tutta questa faccenda ci sia lo zampino della Lega – e quindi di Berlusconi – e la sua malattia nel tenere Malpensa come unico Hub italiano?

Update 6/1/09
Bossi litiga con Berlusca perché vuole Lufthansa, Fini litiga con Berlusca perché vuole AirFrance, Casini litiga con Berlusca perché vuole un giorno AirFrance l’indomani Lufthansa, Veltroni litiga con Berlusca perché è decisamente a favore della questione morale.

Che si sappia: noi della redazione – dopo una riunione fiume – siamo a favore di RyanAir.

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Benvenuti in business class

Steve JobsTutti a dire che il MacWorld di quest’anno sarà in sordina perché mancherà Steve Jobs, ma nessuno si cura di sapere i motivi di questa assenza: sarà malato, si è stancato, ha lasciato il posto a qualcun altro? Nessuno – men che meno i media – si chiedono delle condizioni di Jobs. Tutti – soprattutto i media – preoccupati per lo show sottotono. Benvenuti nel business-media.


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