Archivio per 6 gennaio 2009

links for 2009-01-06

Neanche fossero il New York Times

Le cose preziose costano. In genere occorre pagarle. Trenta centesimi in più. Grazie. Per come vi trattiamo (senza retoriche stucchevoli) non sembra, ma vi vogliamo bene. E non solo perché concorrete per un terzo ai nostri banalissimi redditi.

Il quotidiano diretto da Ferrara da lunedì prossimo subirà un aumento di 30 centesimi e vedrà la dipartita dell’edizione domenicale.
Carbone per il Foglio.


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Ci si deve toccare le balle

…io ogni tanto me lo immagino, questo cinquantenne vegetariano, buddista e straricco, che la sera si mette sul divano con il MacBook touch non ancora in commercio e si fa un giro per Internet anziché guardare la tivù. Tutte le volte finisce che si deve toccare le balle, dopo che vede quanta gente commenta sulla sua probabile e imminente dipartita. Per forza poi uno a un certo punto si rompe le scatole e scrive a tutto il mondo che in effetti non sta schiattando. Perlomeno, non subito e non per una recidiva del tumoraccio. Il problema è che se lo scriviamo voi o io, non gliene frega niente a nessuno…

Antonio Dini


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Il garantismo degli amici

Rosa Russo Iervolino, padre-padrone più che sindaco di Napoli, ha fatto il suo rimpasto come richiesto dai vertici e come – in effetti – ha spudoratamente dichiarato lei stessa ai giornali nei giorni scorsi: «Questo è il rinnovamento. Più in là di così non si poteva andare. Non è un rimpasto ma una giunta in cui c’è tutto il rinnovamento possibile. Ho scelto i nomi della nuova giunta liberamente. In questi giorni hanno strumentalizzato la mia visita a Bassolino come se andassi a prendere ordini, ma lui non ha assolutamente influito sui nomi scelti. È un governo di piena innovazione, ci sono sei nuovi assessori, che poi hanno gli incarichi più importanti della giunta, e quattro sono cambiati pochi mesi fa».

L’eco della nuova giunta ha fatto però una vittima, e che vittima! Il segretario provinciale del Pd nella provincia partenopea era Luigi Nicolais, ex Ministro dell’Innovazione nel Governo Prodi, incaricato da Veltroni di controllare l’andamento nella città della Iervolino, ieri – poco dopo l’annuncio del rimpasto – Nicolais ha dato le dimissioni perché «è mancata una svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini. La città di Napoli in questi giorni ha attraversato una tra le più gravi crisi istituzionale degli ultimi anni. Il Partito Democratico napoletano, interpretando la crisi di fiducia manifestata dai cittadini verso il governo locale, ha adottato una linea politica tesa a sostenere un profondo rinnovamento dell’azione amministrativa della città e degli uomini che sono chiamati a rappresentarla. Purtroppo, non essendo riuscito a concretizzare il mandato ricevuto dal Partito napoletano e a trasferire ai vertici del Pd nazionale la drammaticità del momento e la necessità di una svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini, ritengo che non ci siano più le condizioni per il prosieguo del mio mandato». Amen.

Oggi però ci sono novità molto succulente dalla stessa Iervolino: «mi auguro proprio che non si dimetta; non come sindaco, ma come iscritta al Partito democratico io collaboro per radicare il partito nella città», qualcuno però le fa presente che Nicolais si è dimesso proprio perché ritenuta sconfessata la linea del Pd: «non è stata affatto sconfessata la linea del Pd. Volete sentire la registrazione? Prima non l’ho detto per non essere scortese…». Quindi esisterebbe una registrazione che sconfessa a sua volta Nicolais. Ma che registrazione? Strano a dirsi, ma il sindaco di Napoli ha registrato il colloquio avuto nei giorni scorsi con l’ex segretario provinciale. Saputo delle registrazioni, Nicolais ha subito dichiarato: «non ne sapevo nulla, e non mi è sembrata una cosa bella. Si tratta di una vicenda eticamente originale, ed è anche una delle ragioni per cui ho lasciato». Vorrei capire una cosa: Nicolais ha affermato di non saper nulla della registrazione essendosi dimesso prima dell’intervista della Iervolino, ma allora come mai dice che è anche una delle ragioni per cui ho lasciato? Se non sapeva nulla, non può essere una delle ragioni per cui ha lasciato! Sbaglio qualcosa?

Cosa ci sia in queste registrazioni ancora non ci è dato saperlo. Dalle domande fatte dai medie, il sindaco Iervolino spiega che la cassetta è stata data ad un collaboratore che doveva sbobbinarla, e a sua volta – appena tornato in ufficio – ha immediatamente spento il cellulare quindi risulta irrintracciabile. Probabilmente gli si è rotto pure, visto che è da ieri pomeriggio alle quattro che è spento. Ah la politica!

E i vertici del Pd cosa dicono?

D’Alema a Matrix ha dichiarato: «La composizione di una giunta compete al sindaco e il dovere dei partiti è di rispettare le prerogative istituzionali dei sindaci perché altrimenti diventa un pasticcio che ci riporta al passato» e sulla giunta regionale e comunale «a Napoli e in Campania serve un profondo rinnovamento: c’è una classe dirigente che ha esaurito la sua carica propulsiva. Voglio bene a Bassolino che ha avuto un ruolo importante per 15 anni, ma nella città e alla Regione serve un rinnovamento e lui stesso ne è consapevole. In 15 anni sono state fatte in quella terra cose importanti e non tutto è riducibile alla crisi attuale e quindi è un giudizio molto sommario dire che abbiamo fallito.
È probabile che bisogna fare un appello alla migliore società napoletana che è una risorsa molto importante che può aiutare la politica a rinnovarsi
».

Mentre il Pd ha diramato un comunicato ufficiale: «Il Partito democratico non interferisce con le scelte compiute da sindaci e amministratori eletti. Per di più, nel caso di Napoli, è stata condivisa la strategia di puntare al massimo rinnovamento possibile dell’esecutivo guidato da Rosa Russo Iervolino. Ora, dopo l’annuncio della nuova formazione, si tratta di ricostruire un rapporto di fiducia tra l’amministrazione comunale e i cittadini napoletani».

Quindi non più garantisti, ma amiconi in baffo alla questione morale. E bravi!


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Caro capitano

Caro capitano, non è che si aggiungono etichette negative all’Italia, non si inventa nulla è questa la cosa che ci dovrebbe far inc****** di Gomorra.

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Noi godiamo di ottima salute

Il New york times è in crisi. Crisi nera, ipoteche, licenziamenti, pubblicità in prima pagina (la prassi da noi).  La società tribune co, che possiede il Chicago Tribune e altri giornali famosi anche in Italia, sta fallendo.

I nostri giornali, invece, continuano a godere di ottima salute, con un paio di eccezioni. I nostri che sono giornaletti al confronto del New york times. Ma tanto siamo noi a finanziarli, per cui……..


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Notizie dalle zone di guerra

Per chi fosse interessato alla guerra ebreo-palestinese, ma non si vorrebbe mettere sempre a cercare le pagine dei giornali che trattano le ultime notizie, internet come al solito è il posto ideale per tenersi aggiornato. NetworkingSul web si trovano alcuni strumenti atti a sostenere la vostra fame di sapere sulle notizie in zona di guerra. L’ultimo in ordine di tempo è CrisisWire, sito creato nel novembre dello scorso anno, dove si possono leggere le ultime notizie dai siti e dai blog che scrivono in zona di guerra, vedere i video trasmessi in streaming dai cineoperatori in loco e guardare le immagini tratte da Flickr riguardanti la guerra israele-palestinese e di tutte le zone di guerra nel mondo.

Se invece vorreste farvi da voi una ricerca globale, allora ci sono anche due strumenti per la ricerca sociale. A differenza di Google e il suo algoritmo di ricerca, WhosTalkin e Social Mention, questi i nomi dei due social search, cercano le query richieste solamente in alcuni siti già preimpostati, tutti rigorosamente di social networking e di micro-blogging.

Da non dimenticare naturalmente i metodi classici come GoogleMaps, Flickr, la blogosfera (nelle sue tante facce)  e, ultimi ma non ultimi, YouTube e Google Video. Tuttavia, il maggior esperto di notizie in tempo reale rimane come sempre Twitter e la sua Twitter-search.


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Rewind

Mastella dalle pagine del Giornale

«Il Pd non è diventato partito, non riesce ad esserlo, e tanto varrebbe un ritorno all’indietro, che postcomunisti e postdemocristiani si separino, tornando ad essere alleati ma autonomi, come propone lo stesso presidente della provincia di Trento».

Per una volta, sono d’accordo con Mastella. E’ inutile (ed estremamente dannoso) continuare con questa idea ridicola che il PD sia un partito. E’ solo e soltanto una fusione fredda tra due apparati ma non è certo un partito. Chi si definisce del PD in Italia? Scommetto assai pochi! In fondo all’animo, nessuno riesce ad identificarsi pienamente, a dire “sono del PD!”. In fondo all’animo, tutti siamo DS, Margherita, Italia dei Valori e Radicali (ho incluso anche le “ali” disparte della fusione fredda).

In questo caso, credo che dire “abbiamo sbagliato”, “torniamo indietro” non sia segno di debolezza ma di grande saggezza.


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