Archivio febbraio 2009

La parola a Genchi

Genchi è stato ripetutamente attaccato, hanno detto che ha intercettato 350.000 italiani, quando è risaputo che lui gestiva solo i tabulati.

A lui la parola, dunque.

P.S. meno di 40.000 in un giorno non sono un numero mostruoso considerate le visite giornaliere al blog di Grillo, ma qualcosa vogliono pur dire.

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Saranno parole però….

Alcuni diranno che sono solo parole, ma a me hanno colpito parecchio. They can and us?

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Ancora censura?

Premettendo che non è l’unica bomba che circola in rete, ma solo la più recente, avevo due notizie da scrivere per “La rete risponde”: questa e il cambiamento di policy di Facebook. Del cambiamento repentino, quanto improvviso, di Facebook e delle sue clausole sulla privacy, se ne è già parlato tutto sommato approfonditamente da più parti, quindi mi è sembrato superfluo e ripetitivo scriverne ancora, mentre la notizia che mi accingo a commentare è non solo fresca fresca, ma soprattutto viene dall’Italia: Roma, Atac e Current vi dicono qualcosa?

Roma la conoscete tutti: la capitale, la città eterna, il posto dove si trovano le Istituzioni e via dicendo. L’Atac forse la conoscete un po’ meno perché è locale: è l’azienda municipalizzata dei trasporti romana. Current ormai è sinonimo di video-informazione condivisa ed è soprattutto conosciuto per annoverare tra i suoi fondatori Al Gore ex Presidente americano e recente vincitore di un Nobel per la pace. Ma cosa lega questi tre nomi? Li lega una campagna pubblicitaria.

Current è presente in rete (current.com) e sul canale 130 di Sky Italia. Su Current fanno un programma di approfondimento giornlistico che si chiama Vanguard, dove – a detta degli stessi produttori – i giornalisti che raccontano le storie non solo le raccontano, ma le vivono. Dal 10 marzo, Vanguard inizierà la nuova stagione trasmettendo due reportage sul binomio camorra/Chiesa e sugli aiuti americani alle fazioni anti-Iran. Essendo due prodotti altamente commerciali, i produttori di Current hanno deciso di pubblicizzare meglio l’evento con due manifesti nelle due principali città italiane: Milano e Roma. Hanno pensato, in accordo con l’agenzia che ha creato la campagna, di affiggere i manifesti nelle stazioni della metro delle due città, quello sulla camorra e quello sugli Stati Uniti, a partire dal 20 febbraio a Roma – settimana scorsa -, e dal 26 febbraio a Milano, domani.

Milano non si è creata nessun problema nel recepire il messaggio degli slogan (”Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?” e “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?”) e delle due immagini (uno e due), mentre Roma ha mandato un comunicato stampa (poi corretto dal presidente) dichiarando l’impossibilità di affiggere i manifesti:

Con riferimento alla richiesta relativa alla campagna in oggetto, pianificata a Roma dal 20 Febbraio, ATAC, dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi.

Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio.

Adesso sapete cosa lega i tre nomi. Veniamo alle discussioni in rete.

Current ha subito pubblicato la notizia chiamandola “Censura” e dai commenti (30+) si capisce che la rete da loro ragione. Ma la Rete non finisce coi soli commenti, si allarga e diventa quasi virale. La prima a parlarne è chiaramente Livia Iacolare nel suo blog, e la cosa rimbalza di blog in blog fino a diventare un’unica risposta alla censura romana (sembra sempre di più una censura, effettivamente).
Ne parlano, in linea diretta come leggo dai miei feed, Nicola che concorda “con chi considera questa motivazione inaccettabile, anche perché non c’è alcun legame tra le inchieste di Current e la cosiddetta emergenza sicurezza [...] Si tratta di una decisione censoria e Current la sta ovviamente e giustamente utilizzando per farsi ancora più pubblicità”, mentre Enrico parla come al solito con molta franchezza e si esprime in termini più politici: “Qualcuno ha detto censura? Personalmente sì, dico censura. E delle più gravi. Il fatto è che un’indagine sui rapporti (non esattamente conflittuali, anzi) tra Chiesa e camorra evidentemente a qualcuno non piace. E meno che mai una sulla faccia sporca della “war on terror” di Bush, che da queste parti ha trovato ciechi sostenitori nella parte politica ora al potere”.
Dario, proponendo le immagini incriminate, la butta sul tecnologico perché crede che “i media sociali, la filosofia di condivisione che c’è dietro e tutto lo spirito del “Web 2.0 non sono ancora arrivati nelle stanze del potere. E probabilmente verranno sempre accettati con difficoltà”.
Anche Layla Pavone – presidente dello IAB Forum – crede nella censura verso Current: “Una campagna che l’ATAC di Roma ha vietato di effettuare adducendo spiegazioni che mi preccupano moltissimo sia come cittadina che come professionista della comunicazione.”
Federico, evocando la libertà di parola, si fa una domanda che preoccupa parecchio non solo lui: “Il mio pensiero è sempre lo stesso: la libertà di parola viene soffocata ogni giorno di più in questo paese. E stiamo facendo poco, troppo poco per impedirlo. Chi controlla i controllori? Noi ne abbiamo il potere. Ma temo che sia così ancora per poco tempo.” Già: chi controlla i controllori?
E poi ci sono io, consentitemelo, con il mio Politically Incorrect Marketing :D
Non manca il solito bastian contrario! (ma Paul è fatto così, dice sempre quello che pensa :) )

Passando ai giornali, Repubblica cita invece le parole di Massimo Tabacchiera, presidente dell’Atac: “Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica. La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici”. Con una precisazione però: “Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza”. In realtà ci sono due contraddizioni nelle parole di Tabacchiera: la prima è che uno dei reportage di Vanguard non parlava esplicitamente del connubio Chiesa e camorra, ma voleva esporre la storia di un prete che combatte la camorra, non la segue. La seconda contraddizione è prettamente linguistica: il comunicato stampa dell’azienda dei trasporti dice che i manifesti non possono essere approvati perché avrebbero provocato dei disagi nella sicurezza (nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale), mentre il loro presidente dice l’esatto contrario. Delle due l’una. Prende sempre più piede la parola “censura”.
Il Sole riporta il comunicato stampa dell’azienda senza però commentare la notizia, tranne che sul titolo: Roma “censura” Current TV“, mentre Wired Italia scrive che “Bibbia e fucile spaventano Roma e l’Atac decide di censurare Current TV”. Il Tempo di Roma sta dalla parte dell’Atac: “ha rinunciato alla campagna pubblicitaria di Current.tv che chiedeva di vestire gli autobus romani con manifesti raffiguranti la Bibbia e un fucile. L’accostamento delle immagini deve essere sembrato un pugno nello stomaco”. Mi sa che l’articolista non ha visto ne’ le immagini ne’ la campagna.

Concludo questo lungo articolo pieno di link, ma non potevo fare altrimenti, con una mia legittima considerazione: sono convinto che la campagna di Vanguard sia stata – in qualche modo – censurata dal Comune (il presidente è eletto politicamente), ma credo allo stesso modo che Current ci stia giocando su un po’ più del lecito. E’ assolutamente giusto fare campagna pubblicitaria per un prodotto che costa tempo, fatica e pure soldi, ma è altrettanto vero che è stata montata una campagna anti-censura fuori dall’ordinario. Tante volte un ente boccia una qualsiasi richiesta e si parla subito di censura salvo cadere dopo tre minuti nell’oblio, ma quante volte il richiedente si chiama Current e conosce bene la Rete? Alla prossima settimana ;)

[Articolo pubblicato per la rubrica "La rete risponde" su Citynews]

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L'Italia di oggi

Paradossalmente, i miei colleghi che hanno letto il mio punto di vista sulla nuova legge delega sugli scioperi nel settore trasporti, mi hanno chiesto se, per caso, non fossi diventato improvvisamente simpatizzante del premier e/o delle proposte del Governo. La mia risposta, quella che dico a tutti, è sempre la stessa: se la classe politica fa bene io ne parlo bene, se la classe politica fa male io ne parlo male. Punto e basta.

Ma siccome i sogni finiscono sempre all’alba, ritorno ad essere il criticone di sempre ripubblicando un’ottima Storia di Giovanni De Mauro su Internazionale di ieri.

Se uno dovesse riassumere in poche righe gli ultimi quindici anni di storia politica italiana potrebbe dire questo: il più caro amico di uno dei leader che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese diventò l’uomo più ricco, l’imprenditore più famoso, il premier più amato, il leader del partito più votato; il segretario dell’ex partito neofascista diventò presidente della camera, terza carica dello stato; uno dei dirigenti dello stesso partito fu eletto sindaco della capitale; l’opposizione fu sciolta in modo democratico e le venne affidato il compito di autodistruggersi; gli ultimi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista dell’Europa occidentale lasciarono spontaneamente la guida a un uomo della Democrazia cristiana, il loro avversario storico; il resto della sinistra si divise così tante volte che alla fine raggiunse proporzioni omeopatiche; a raccoglierne l’eredità fu soprattutto un magistrato; intanto in tutto il paese si diffuse il fenomeno delle ronde. Ma è quello che venne dopo che fa paura.

Sono ritornato normale? :)

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Lezioni di non uso di Facebook

Ecco come Facebook NON va usato. Inutile poi dire “i datori di lavoro non dovrebbero conoscere le conversazioni private dei dipendenti”, perché ciò che scrivi su Facebook non è privato, ma di tutto il social network, al pari di una conversazione ad alta voce in piazza. Ai datori di lavoro assegno un “ficcanasi” alla ragazza un “ignorante”.

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Sacconi e i trasporti

Il Governo oggi ha approvato il ddl che regola gli scioperi nel settore trasporti. Tra le varie voci della riforma, ve ne sono alcune che hanno fatto infuriare il segretario della Cgil Epifani. Sono quelle sullo sciopero virtuale, sul limite minimo del 50% della presenza sindacale per proclamare uno sciopero e sulla presunta esclusione del diritto di sciopero. Ieri, appena erano state rese note le prime indiscrezioni di questa nuova legge delega, Epifani ha fatto fuoco e fiamme chiarendo il punto di vista della Cgil: «Il Governo deve stare molto attento in materia di libertà di diritto di sciopero, che è una libertà delle persone costituzionalmente garantita, bisogna procedere con grande attenzione. Se c’è da aggiustare qualcosa di una normativa pure rigida che abbiamo, eventualmente questo lo si può vedere. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitino poteri e prerogative allora è un’altra questione».

Dal mio punto di vista, il Governo non ha assolutamente leso il diritto di sciopero ma, al contrario, ha finalmente regolato la questione degli scioperi selvaggi nei trasporti. Le parole di Epifani secondo me sono assolutamente infondate per alcuni semplici motivi: 1) il Governo non toglie il diritto di sciopero, ma eventualmente lo vincola a certe norme in cui i sindacati con rappresentanze al di sotto del 20% dovranno, per legge, notificare i partecipanti alle astensioni sottostando ad un 30% di consensi per poter essere approvato, però nel caso ci sia oltre il 50% di rappresentanze sindacali la notifica non è obbligatoria. Quindi le grosse organizzazioni sindacali – come ad esempio la Cgil – non vengono minimamente intaccate dal rischio, oltre al fatto che la legge delega non vieta accordi tra le organizzazioni per raggiungere le percentuali eventualmente mancanti. La quota del 20% infatti, non è riferita a ogni singola organizzazione sindacale, quindi, nel caso esistessero più sindacati all’interno della stessa azienda, questi potranno mettersi d’accordo per raggiungere il quorum.
Questa è una buona norma perché anzitutto non crea un danno ai viaggiatori che sapendo dello sciopero potranno crearsi delle valide alternative – a differenza di adesso che se una categoria sindacale proclama uno sciopero una settimana prima, il solo a rimetterci è il viaggiatore perché, nella maggior parte dei casi, lo sciopero viene revocato 12/24 ore prima quando ormai non ha più nessuna possibilità di rimediare – ma lo creerà, come dovrebbe essere uno sciopero, all’azienda che si vede mancare il personale – e quindi avrà un danno materiale ed economico – con la possibilità di rimediare per tempo con i passeggeri.
2) il ddl riguarda solamente il settore dei trasporti dove l’anno scorso sono stati proclamati oltre duemila astensioni dal lavoro, tramutati in scioperi veri e propri solo nella metà dei casi o poco più: questo ha causato un danno ESCLUSIVAMENTE al viaggiatore che si è dovuto adeguare passivamente spesso spostando o addirittura eliminando appuntamenti di lavoro, senza peraltro arrecare alcunché agli aderenti perché, con la revoca dello sciopero, non hanno subìto nessun danno, e nemmeno per le aziende perché non c’è stata nessuna astensione dal lavoro. Quindi, già solo per questo, Epifani secondo me si sbaglia.

L’unico dubbio che ho è per lo sciopero virtuale. Il Ministro Sacconi dice che la regolamentazione dello sciopero virtuale sarà demandata “alla contrattazione tra le parti e potrà essere effettuato secondo varie modalità che dovranno essere decise dalle parti sociali in accordo con la commissione di garanzia“. Questo non mi suona affatto bene: se ho capito bene il dipendente lavora pur scioperando, non becca una lira perché tutto sommato sta scioperando, però l’azienda lo usa in quando è presente sul posto di lavoro. La norma in linea di massima dice che se il lavoratore non viene retribuito, dovrà esserci un danno per la controparte più che proporzionato della rinuncia del lavoratore. Pongo un esempio: i lavoratori di un’azienda dei trasporti pubblici vanno in agitazione e scioperano. Il danno per l’azienda secondo me non esiste: non pagano i lavoratori, non hanno costi di gestione dei mezzi (benzina, manutenzione giornaliera etc.) mentre al massimo ci rimettono un paio di centinaia di euro per i biglietti non emessi. Nel caso i lavoratori facessero lo sciopero virtuale, l’azienda si vedrà costretta alla manutenzione e al pagamento del “danno” come dice Sacconi, e visto che le modalità andranno chiarite tra le parti, credo che anche l’azienda proporrà un classicissimo sciopero senza vistose conseguenze per le loro casse. Se invece anche lo sciopero virtuale venisse regolamentato maggiormente per le esigenze del lavoratore, e non solo tra le parti, allora questo porterebbe l’azienda a pensarci molte volte prima di rimandare al mittente le proposte dei sindacati. Se il danno per l’azienda fosse davvero molto proporzionale al danno subito dalla giornata di lavoro mancato, state pure certi che alle prime avvisaglie di scioperi le aziende correranno al tavole delle trattative come una formula uno in un rettifilo. Ma questo, visto il cosidetto “rifiuto ideologico” della Cgil e della sinistra radicale ad ogni proposta, potrebbe creare il rovescio della medaglia: le aziende potrebbero passare in mano ai sindacati che faranno il bello e il cattivo tempo in base a come si svegliano la mattina.

Stranamente il Governo ha proposto una legge delega, non un decreto legge immediatamente attuato, quindi, se la volontà rimane tale, potrà esserci un’ampia discussione in Parlamento per cambiare, modificare e migliorare una legge che già da adesso a me sembra buona. Certe volte il Governo lavora anche bene… se si impegna. Ma questo è il mio pensiero. Voi come la pensate? e perché? Forza con i commenti.

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Che non faccia ridere….

Sono d’accordo, ma denunciarlo mi sembra eccessivo. Se uno fa una battuta idiota bisogna che siano altri a sp********, infatti le TV francesi l’hanno fatto bene!

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Mi ascolti CRIBBIO!

L’avevo già scritto, ma lo ripeto: “Non fanno ridere le sue battute presidente!!!!!!!”

Il video con le parole del premier

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Quanta ignoranza

Da Avvenire:
“Mai vista tanta puntualità nell’amministrazione della giustizia. Le foto di Eluana Englaro morente sequestrate al fotografo triestino che le aveva scattate sono state restituite a tempo di record allo stesso professionista”

Avrei una gran voglia di insultare questa persona, ma mi limito ad aggiungere la celerità con cui ha risposto il premier al coro di una minoranza (sì, minoranza il 61% degli italiani era con la famiglia Englaro) e al fatto che Beppino ha atteso più di 4 anni, invece, per ottenere qualcosa. Alla faccia di chi pensa a velocità inusuali della macchina della giustizia italiana.

“il suo precipitare verso un esito letale in una clinica­non clinica udinese (e, dunque, non assoggettabile alle regole del Servizio sanitario nazionale)”

COMPLIMENTI! Un po’ di disinformazione non fa mai male. l friuli è uscito dal SSN da tempo, e la Quiete è di proprietà del comune, al di fuori del SSN. Senza poi contare che le irregolarità riscontrate erano di carattere amministrativo e sarei curioso di vedere QUANTE cliniche a livello nazionale hanno le carte in regola alla perfezione.

“Eppure per almeno dieci anni – tanto è durata la battaglia massmediatica e giudiziaria intorno alla vita di una donna in stato vegetativo – tutto era stato volutamente e assolutamente pubblico. All’improvviso la cesura, il cambiamento di corso, i via libera più impensabili, il catenaccio più impenetrabile. Il messaggio è chiaro: su tutto ciò che s’è compiuto non ci sarà un’incrinatura, non sarà sollevata alcuna eccezione. Per fortuna che Dio c’è.”

Un degno finale per una persona che vede solo ciò che vuole e sente solo ciò che vuole. Tutte le volte che il padre ha implorato i media perché se ne stessero un po’ zitti? Un palese tentativo di mantenere una cosa privata pubblica. Ora semplicemente si è stufato ed accusarlo di qualunque cosa è ridicolo.

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Se Alberto Stasi è innocente, allora…

…Bruno Vespa è obiettivo

Vittorio Feltri è simpatico

Barbara D’Urso è compita

Luca Bottura è magro

Chi guida i Suv non è un coglione

Mediaset e Rai si fanno concorrenza

I capelli di Aldo Biscardi sono suoi

Arisa non ha il naso finto

Franceschini è un vincente

Alitalia vola

La tettona del Grande Fratello è iscritta al Mensa

Mara Carfagna è un ministro

Anna Maria Franzoni è una buona madre

Olindo Romano e Rosa Bazzi sono degli ottimi vicini

Donato Bilancia è un buon compagno di viaggio

Luigi Chiatti è un babysitter referenziato

DJ Francesco ha talento

Totti è laureato in Fisica Nucleare

Fede si candida per Rifondazione

(continua tu!)

Luca Bottura

*Piccola nota a piè pagina. Questa è pura e semplice satira: Stasi è INNOCENTE fino a quando non viene dichiarato colpevole.
Cioè tra…

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