Quale futuro in questa «fluidità» dei rapporti e quindi anche dell’amore?
«È il paradosso della postmodernità liquida. Più si evitano impegni stabili e duraturi per timore di esserne poi vincolati, più sentiamo bisogno invece di relazioni solide e amici disponibili. Però siamo incapaci di fare il passo. Di fronte al “per sempre” ci troviamo impauriti. Solo che, senza un impegno esclusivo e nel tempo, i nostri legami sono fragili e anche il rapporto d’amore risulta esasperatamente insicuro. Questo crea uno stato di ansietà permanente in cui è sprofondato l’uomo d’oggi. Un futuro oscuro e gravido di conseguenze se non ci sarà un cambio di rotta».Amore liquido, Zygmunt Bauman.
Questa è la storia di una donna che crede alle favole, e di un uomo la cui favola sarebbe vincere al superenalotto.
C’era una volta una donna, iniziano così le favole migliori, che incontra un uomo interessante, intelligente, stimolante e molto attraente. I due dopo, incontri casuali, decidono di vedersi per un aperitivo. Parlano di loro stessi, delle loro avventure, famiglie, della loro vita. Passano i giorni e gli incontri da fugaci cominciano a prendere una piega più frequente, da futili discorsi cominciano dei veri argomenti. L’uomo però disilluso da storie precedenti, mantiene una certa distanza dalla donna. Lei però è innamorata, si rende conto che non può tornare indietro. La storia va avanti così per qualche mese. Lui corteggiato, amato, voluto desiderato, lei messa in discussione. La donna pensa che peggio di così non possa andare, ma ecco il colpo di scena. Lui si decide: la loro è una storia d’amore. In pratica una di quelle storie da togliere il fiato!
Ma cosa succede dopo?
Dopo succede che i due, passano gradualmente, da una storia passionale a una poco passionale. Si cominciano a definire le responsabilità di una relazione. Ciò che era stato un fuoco fino a ieri diventa pian piano un focherello che a stento resta acceso. Romeo e Giulietta non comunicano.
Comunicazione Fluida.
Il problema che spesso sento esporre, è la mancanza di comunicazione. Parlare lo sappiamo far tutti, è semplice mettere della parole in fila dotate di senso, ma il senso di ciò che diciamo viene sempre compreso?
Queste relazioni sono diventate la tomba della comunicazione? Se frequentiamo qualcuno i discorsi sono superficiali, però, in principio serviranno per capire l’altro, i suoi gusti personali, chi è, e chi è stato in passato, in genere dopo tre giorni affrontiamo il discorso ex, tenendo le orecchie bene tese. Insomma, si parla di tutto, e ovviamente le cose vanno a gonfie vele. I discorsi “seri” lasciano spazio ai “meno impegnati”. Questo perché abbiamo paura di svelare realmente come siamo? Preferiamo che l’altro ci veda sempre brillante, sorridente, senza alcun problema? O solo perché non riusciamo a comunicare?
Se ritorniamo alla nostra storia, lui e lei hanno un problema, che si riduce a due parole: non parliamo. Il fuoco della passione si spegne perché non hanno nulla da dire? I rapporti sono diventati difficili perché forse non c’è più comunicazione?Riusciamo ad ascoltare ciò che l’altro ha da dire? Si ascolta ancora una persona quando parla? Ci rendiamo conto di chi abbiamo di fronte? Oppure abbiamo eliminato una sana conversazione dalla nostra vita?
Un sociologo e filosofo britannico, Zygmunt Bauman, ha tentato di spiegare la ‘postmodernità’ usando le metafore di modernità ‘liquida’ e ‘solida’. L’emancipazione del sesso, il partner visto come oggetto di consumo, la distinzione tra voglia e desiderio, il connotare le relazioni lunghe come un effetto collaterale di un’insicurezza non definita, sono come fattori non gestibili. (per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Zygmunt Bauman)
La società di oggi oltre ad imporre dei canoni estetici, cerca di rendere i rapporti sociali molto fluidi veloci. «È una società che si è modellata sull’usa e getta, sul desiderio di consumo, sull’impegnarsi finché si ha voglia, senza assumersi responsabilità di qualsiasi genere. Il consumo come metro di ogni nostra azione non è fatto per elevare la lealtà e la dedizione nostra per l’altro. Al contrario, è pensato per passare in continuazione da un desiderio all’altro, per spegnere in fretta quelli vecchi e creare posti per altri nuovi. In più la clausola della società dei consumi “soddisfatti o rimborsati” è diventata metro di ogni rapporto, di ogni relazione. In questo tritacarne è finito anche l’amore.
Quindi, liquida la modernità e liquide le relazioni, degradate, o innalzate, al grado di connessioni, in cui le parti in gioco si sentono libere di premere il pulsante “cancella” in qualsiasi momento.
Se cerchiamo relazione su google: è una piattaforma comunicativa quando due persone comunicano non si scambiano solo delle informazioni, ma creano anche un rapporto, una relazione interpersonale, una piattaforma indispensabile perché lo scambio avvenga. In questo scambio si possono verificare dei disturbi che costituiscono le barriere comunicative.
Le parole chiave sono:
Persona/e
Relazione (creano un rapporto non solo comunicazione)
Flusso comunicativo
Abbiamo imparato la lezione, ma come tutte le teorie, le messe in pratica sono difficili.
Cosa è cambiato fino a oggi? Anzi cosa ha portato a declassificare i rapporti, responsabilità e comunicazioni dalla nostra vita?
Qualcosa sfugge? Davvero siamo diventati così egocentrici, a furia di dire “Io, sono..”; “Io ho fatto..” è davvero, dunque, come afferma Bauman, cioè che l’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile?
Sara Timpanaro





