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Mi rendo sempre più conto come il solo nominare “Chiesa” e “Terrorismo” facciano vacillare anche chi, di mestiere, dovrebbe fare dell’imparzialità – oltre che dell’intelligenza “creativa” – il proprio credo professionale. L’Atac, l’azienda dei trasporti romana, nega a Current l’esposizione pubblicitaria di due puntate di Vanguard, il programma d’investigazione giornalistica asso nella manica della prossima stagione, che parlano di come la camorra uccida anche i preti che la combattono e della guerra segreta degli Stati Uniti contro l’Iran. Nei due manifesti vengono raffigurati una bibbia spallottolata e un fucile col calcio a stelle e strisce. Niente di scandaloso o provocatorio a prima vista

Il fatto grave che fa pensare alla censura, è non soltanto perché sono stati valutati in base alle immagini e ai titoli della campagna pubblicitaria – “I martiri della camorra” e “La guerra segreta all’Iran” -, ma perché “Con riferimento alla richiesta relativa alla campagna in oggetto, pianificata a Roma dal 20 Febbraio, ATAC, dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi. Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio“. Quale sarebbe il disagio? Allora come mai l’amministrazione milanese non ha avuto nessuna remore – di destra anche loro e con gli stessi problemi di sicurezza – nel confermare la campagna pubblicitaria a partire dal 26 febbraio nelle stazioni della metro, mentre a Roma si parla di “disagi” perché la “gente non capirebbe” un messaggio letto di fretta affisso sugli autobus? Ma a quali autobus fanno riferimento: le affissioni riguardano solamente le stazioni della metropolitana capitoline, non andranno sui mezzi pubblici come riferisce la stessa società che si è occupata della campagna.

Un’altra versione, non di censura ma di disagio publicitario, viene da Napoli dove un manifesto della Relish viene prima affisso e successivamente rimoso perché ritenuto offensiva per le donne. Qui evidentemente non si sono accorti che lo slogan poteva creare problemi. Due decisioni, due misteri: chi ha sbagliato, chi ha ragione? Nel primo caso Roma sicuramente fa un po di confusione e Current ci gioca su parecchio, mentre a Napoli non si è dato peso ai possibili messaggi della pubblicità.

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