Non volete immigrati tra i piedi? Benissimo: provare per credere. Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un giorno? Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti…si fermassero tutti insieme? E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi? E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti?
Nadia Lamarkbi, una giornalista di origine marocchina, ha lanciato in Francia, nel suo Paese, la proposta di una giornata senza immigrati: il primo sciopero degli stranieri che dovrebbe celebrarsi il prossimo 1 marzo. Quel giorno, i lavoratori immigrati dovrebbero astenersi dal lavoro e tutti gli altri (disoccupati, casalinghe, studenti) dalle comuni attività di consumo (acquistare cose, prendere i mezzi pubblici). L’obiettivo è rendere evidente il danno e il disagio che la società verrebbe a soffrire se tra le sue maglie non ci fossero gli immigrati.
Daimarely Quinterno, cubana, e Stefania Ragusa, giornalista italiana, dopo aver letto la notizia, hanno deciso di formare un gruppo su Facebook e hanno aperto anche un blog per provare a organizzare una giornata analoga anche in Italia. Il gruppo è stato creato e in poche ore ha già raccolto migliaia di adesioni, persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni, accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese.
[Via Metilparaben e BeffaTotale]






#1 da Tiziano Bagarolo il mercoledì 30 dicembre 2009 - 22:09:02
Una grande idea.
Ne aggiungo una seconda. Immaginate di costruire un muro che separi i paesi del mondo ricco da quelli da cui se ne fuggono i migranti, per bloccare non solo le persone umane, ma anche il petrolio, i minerali pregiati, molte materie prime e molte derrate agricole, i manufatti a basso costo ecc; e per bloccare ovviamente anche i flussi in senso inverso: gli eserciti imperialisti, i turisti occidentali (magari dediti al turismo sessuale), i rifiuti tossici e nocivi ecc.: secondo voi: chi ci guadagnerebbe? anzi: chi sopravvivrebbe e potrebbe pensare a un futuro migliore e chi vedrebbe crollare immediatamente la propria economia e il proprio benessere?
E’ un utile “esperimento mentale” che rappresenta chi invade chi e chi deruba chi…
#2 da Hirondo il giovedì 31 dicembre 2009 - 00:46:31
uhm.. un delitto, per essere condannabile, non bisogno solo del cadavere ma anche del movente ché, senza, non c’è il colpevole.
andando a ritroso e partendo quindi dall’idea di Tiziano:
perché questa massa migratoria approda in questa vecchia europa, e lasciandosi alle spalle pilastri importanti dell’economia mondiale?
@ Jack:
attenzione ché le risposte potrebbero inquadrare il movente.
con un occhio all’attualità mediorientale e agli avvenimenti di bottega del nostro territorio
- naturalmente auspicando che con il consenso delle istituzioni questo sciopero si concretizzi in una sentita partecipazione -
perché vogliono far apparire un’italia razzista?
#3 da Hirondo il venerdì 1 gennaio 2010 - 11:31:21
O__O
Jack: “Perché l’Europa è il punto d’approdo e di partenza del globo”.
se fosse vero, allora perché l’europa sogna l’america?
non nego che un tempo anche lo sarà stata ma, ora?
2.-
Jack, non rispondere girando la schiena alla domanda.
ché non siamo noi a concedere, siamo solo costretti a condividere.
e solo qui, in europa. perché solo qui?
#4 da Hirondo il venerdì 1 gennaio 2010 - 17:05:36
Jack, arpionare un aggettivo per puntarmi il dito dell’egoismo non è una risposta.
così come abbracciando una bandiera diviene impossibile qualsiasi ragionamento.
vedi, sia che lo facciamo di buon grado o con malanimo, siamo comunque stati costretti a “far spazio”.
ma dove sta il tuo diritto di accusare di razzismo chi rifiutasse di cedere il proprio spazio?
costringere alla migrazione è comunque una violenza così come violenza è costringere all’ospitalità.
e non dirmi che li abbiamo “chiamati”. lo avran fatto certi industriali ma poi cosa han fatto per loro oltre a dargli un sotto-stipendio?! e annientando di fatto più di trent’anni di lotte sindacali, anche sanguinose.
[sempre che di queste tu ne abbia avuto sentore ché non so se sul tuo "libro di marx" siano riportate]
in realtà, in gran parte questi popoli che arrivano sono stati svenduti dai loro stessi governanti, in cambio di enormi guadagni, permettendo così la penetrazione multinazionale nei loro mercati.
multinazionali che, se attualmente ancora sfruttano le risorse primarie di quei territori per re-importarle in occidente, poi – e sarà presto – si rivolgeranno anche a quei mercati interni.
e questo sarebbe anche auspicabile in un’ottica di risorse condivise, se davvero fossero “condivise”.
purtroppo però quel mercato interno equivale almeno ai due terzi della popolazione mondiale.
quindi – a breve – saremo noi ad emigrare verso quei territori.
tu dici che ricambieranno l’ospitalità?
inoltre questa mobilitazione auspicata, il tema iniziale di questa nostra discussione, è a doppio taglio.
vuoi davvero che ti dica perché?
#5 da Hirondo il sabato 2 gennaio 2010 - 02:24:49
“il capitale” di Marx, pur essendo opera attualissima, è obsoleto, proprio come lo sono i Vangeli del cattolicesimo, obsoleti pur se attuali.
perché tutto sta in “come” sia l’uno che gli altri vengono usati.
in ogni caso mi rallegra poter scrivere ciò che in tanti sembra vogliano dimenticare, cioè che tutte quelle rivendicazioni che sono esplose dal ’68 avrebbero dovuto, oggi, imporre uguaglianza e non discriminazione.
ovvero, nel mondo del lavoro, l’immigrato dovrebbe essere trattato come un qualsiasi cittadino invece, per accontentare i bisogni dei “poveri” imprenditori, negli ultimi due decenni sono stati aggirati e stravolti i principali diritti dei lavoratori, prima con le cooperative e poi col precariato, passando per le agenzie interinali.e i contratti a progetto.
[per dire, non ho mai capito il "progetto" su un lavoro di facchinaggio]
in altri termini, negli ultimi vent’anni il potere politico e sindacale italiano ha dato carta bianca agli industriali perché si riscrivessero a loro uso lo statuto dei lavoratori.
in ogni caso siamo qui, in quest’inizio del 2010, alle prese con una crisi che non riporterà il mondo dov’era.
e se ti ricordi da dove è partita, ti dovrebbe montare un po’ di nervoso sapere che si continua ad affidare alle banche la rinascita, banche sempre più mega e sempre più lontane dal territorio, le stesse che son passate più o meno indenni anche dai titoli-tarocco.
ora parliamo del “doppio taglio”:
.- se ho detto che sarebbe auspicabile che la manifestazione riuscisse con ampia partecipazione è perché farebbe risaltare ciò che i nostri nuovi concittadini probabilmente non potrebbero fare nei loro singoli Paesi di origine.
quindi potrebbero avere anche un po’ di comprensione per quel povero bastardo che talvolta li insulta per il colore della pelle, perché bastardo lo è e povero altrettanto.
e potrebbero anche avere un po’ di umiltà verso le tradizioni di un Paese che non li condanna a morte per “eversione” o fede politica o credo religioso.
.- l’altro filo tagliente saranno gli “assenti ingiustificati”, la piaga della democrazia, ovvero i veri sfruttati (anche italiani), tutti coloro che non si possono astenere da un lavoro che han perso o che sono nelle maglie del caporalato, fenomeno che ormai si è diffuso ovunque, soprattutto nell’edilizia..
.- lo slogan, che si può riassumere in “guardate quanto dipendete da noi”.
nell’attuale contingenza, più che unire, divide.
e soprattutto se viene da chi si è inserito nel nostro tessuto sociale.
e qui apro una parentesi: non siamo noi – generalmente – che non li vogliamo integrare, spesso è il contrario.
e la dimostrazione sta in interi quartieri delle nostre città trasformati in una sorta di ghetto; poi per forza la scuola di quel rione avrà solo bambini – italiani o futuri italiani – che parlano un’altra lingua.
e qui mi vien da porti una domanda: quella signora col burqa integrale che incontro spesso al supermercato, fra quanti anni riuscirà a rivolgermi – non dico la parola, fosse anche in una lingua sconosciuta – un sorriso o un cenno di saluto?
ovvero, fra quanti anni comincerà la sua integrazione?
.- è passato alla storia come “strategia della tensione” ciò che è accaduto negli anni settanta del secolo scorso con le “brigate rosse”.
quale era il suo vero fine?
secondo me, l’individualismo sociale in modo che il consumismo non avesse ostacoli e potesse imporsi la distribuzione di massa.
infatti ora abbiamo i centri commerciali come luogo principe di “aggregazione” fisica e “facebook” per quella virtuale, dove ogni idea viene distratta da questo o quello inutile oggetto. comunque oggetto.
nonché inutile e quindi acquistabile.
quindi, uno e l’altro, assurgono a luogo/non luogo in cui si possono manipolare i desideri delle masse.
e se questo ha funzionato per l’italia – e in altri termini negli altri stati – non è difficile capire cosa occorra per dominare il mondo intero:
le giuste dosi di falso benessere e di “strategia della tensione”, oggi semplicemente terrorismo.
e non penso sia un caso che siano proprio il medioriente e l’africa la polveriera del globo.
quindi, tornando al doppio messaggio di questo volersi dimostrare indispensabili, assume da sé lo stesso significato dell’oggetto inutile che tutti ci dovremmo sentir costretti ad acquistare.
#6 da Jack il sabato 2 gennaio 2010 - 12:27:25
Il principio della protesta e’ far capire quanti stranieri vengono sfruttati in Italia, il resto e’ un altra cosa. Come ho già detto a Tiziano: facciamo un passo alla volta; il tuo discorso e’ validisso, ed io sarò il primo a partecipare ad una iniziativa come tu auspichi, ma, per l’appunto, non e’ questa. Mi trovi d’accordo con il tuo ultimo commento, pero’ non credo sia riconducibile all’iniziativa in corso, e ripeto: facciamole entrambe, ma non assieme perché delle due non ne verrebbe fuori nemmeno una pregevole.
ps: sei tosta a rigirare il dibattito nei temi più interessanti eh!
#7 da Hirondo il sabato 2 gennaio 2010 - 13:59:54
a meno di non farle carbonizzare interamente, ovvio.
****
fammi capire:
ritieni auspicabile una manifestazione atta a concretizzare nell’ideologia popolana il catastrofismo di una verità forse non attendibile ?
in altri termini, dovrei sentrmi turbata se il primo marzo non incontro la signora col burqa ?
io non comprendo l’aspettativa di questa manifestazione, soprattutto nel paradosso francese, dove si vuol dimostrare un’utilità contro una legge che subordina gli ingressi all’utilità.
e in italia ? uno sciopero si fa, in genere, per ottenere qualcosa e dicendo chiaramente cosa si chieda.
ma, di solito non si chiede qualcosa che già c’è.
ché, nelle leggi, la pari dignità c’è già da tempo, almeno sulla carta.
come un’infinità di altre cose. sempre sulla carta.
insomma, potresti concretizzarmi il significato di “riconoscimento” ?
#8 da Hirondo il sabato 2 gennaio 2010 - 18:59:05
sarà per questo che non confondo un suono di campana con quello di un’orchestra.
****
“cosa succederebbe se” ? praticamente nulla succederebbe.
anzi, come ti ho già detto, proprio il fatto di poter astenersi dal lavoro senza subirne le conseguenze sarebbe la dimostrazione che godono degli stessi nostri diritti.
[è sotteso che si parla di immigrati regolari]
e senza contare che in questo momento particolare un giorno lavorativo non lavorato e quindi non pagato probabilmente farebbe molto comodo all’industria.
e forse questo non è stato messo in conto, magari non sanno perché siamo l’unico stato al mondo che in agosto si ferma..
“riconoscimento” non come medaglia al valore ma come “constatazione”, che è poi quello che chiedono, constatare l’importanza di un dieci per cento di contribuzione secondaria al pil.
e questo si evince dai link del tuo post iniziale.
così come “l’utilità da riconoscere e subordinata” nasce da questa frase, sempre in uno dei tuoi link:
ricorrerà a tre anni esatti dall’entrata in vigore in Francia del “codice di ingresso e soggiorno degli stranieri”, una legge aspramente contestata perchè rappresenta «una visione utilitaristica dell’immigrazione oltreché selettiva, basata su criteri economici”.
ma l’equazione non finisce qui.
mettiamo pure che si riconosca l’apporto di quel “10%”. “loro” si rendono conto che il 90% mancante potrebbe farne a meno?
vedi, c’è qualcosa che, con la delocalizzazione degli ultimi vent’anni, è già in atto: lo “sciopero” degli industriali.
e che verso il sociale sia parzialmente assorbito dalla cassa integrazione – o mobilità – non lo rende meno pesante per tutti.
prova quindi ad immaginare se tutte le industrie chiudessero per una settimana: sciopero.
e senza elargizione di stipendi, sono in sciopero.
un po’ sarebbe come se, scioperando i dipendenti della società del gas, a tutti noi fosse chiusa l’utenza, magari in pieno inverno.
davvero tu pensi che l’economia ne subirebbe un così fiero colpo ? o che morirebbe di freddo l’industriale ?
non ti ricordi di Menenio Agrippa ?
hanno avuto i tribuni ma non è cambiato niente, son rimasti poveri. i tribuni forse no.
del resto, siamo in italia.
quindi volersi imporre come forza percentuale di “utilizzo vitale” non porta alla distensione, potrebbe anzi.produrre l’effetto opposto.
se invece l’intenzione è di avere il primo di marzo come il primo maggio, ovvero come “festa del lavoro immigrato”, sarebbe una conquista.
perché sarebbe una grande sagra, con cibi etnici, folkloristica.. e nelle sagre, lo sai quanto me, è facile fraternizzare.
e non solo, sarebbe una festa pagata !
invece, come ho letto in uno dei tuoi link, dar per scontato che, perché immigrati, debbano o possano vivere ammucchiati in dieci e più in un monolocale.. ecco, questo per me è davvero discriminazione e razzismo.
#9 da Hirondo il domenica 3 gennaio 2010 - 00:55:18
mah, per un’azienda sola non saprei.
per molte, si son già rifatte il giorno prima.
perché non è che un giorno di sciopero programmato metta in crisi i loro apparati né il quotidiano in generale.
non sono poi convinta che questa “rivendicazione produttiva” del 10% del pil risolva il problema discriminatorio, potrebbe anzi condurre nella direzione opposta perché quella percentuale non è circoscrivibile solo agli operai di colore ma, in gran parte, anche alle comunità cinesi.
poi, perdonami, la matematica sarà certo un’opinione ma non è che perché sono “ottomani” posso moltiplicare per quattro ché, altrimenti, io bevo vecchia romagna etichetta nera e ho sole tutto l’anno perché mi “crea un’atmosfera”.
e sul “pagati equamente”, attenzione: il nero non fa pil e i regolari assunti hanno un contratto.
e se sono sfruttati da certe agenzie interinali, sono state create per loro ancora vent’anni fa.
sui link che hai postato all’inizio ci sono tante cosine che non son proprio come vorrebbero far credere.
e specialmente sul blog dedicato alla “manifestazione che volge da tutt’altra parte”.
perché non è che un regolare, regolarmente impiegato, diventi irregolare – o clandestino – se non può vivere in più di due persone in venti metri quadri: diventa irregolare la comunità di persone in spazi insufficienti ad ospitarla.
esattamente come è irregolare qualsiasi comunità – anche di italiani – che non rispetti determinati requisiti.
ma qui si apre un discorso molto più serio che si rifà alle leggi antiterrorismo dei tempi delle BR e che anche agli immigrati tocca rispettare come a noi.
ps: fatto.
#10 da Hirondo il domenica 3 gennaio 2010 - 17:19:01
in ogni caso ce l’hanno con il sindaco di un paese perché – dicono – ha fatto un’ordinanza dove in un locale di venti metri quadri più che in due non possono abitare.
e qui occorre porsi delle domande. tu stesso, poco sopra, hai detto che “la legge è lì a far sì che non accada” e che “son favole che ci raccontiamo tra ricchi”.
ne sei proprio certo?
#11 da Hirondo il domenica 3 gennaio 2010 - 18:43:39
[o non penserai di aver il monopolio della provocazione? :p]
all’obbligo dei due bagni, in quella metratura, non credo perché 40/60 metri sono appena più di un monolocale, giusto la cucina staccata dalla camera da letto e 20 sono una stanza (con bagno, forse) e fornello da campeggio.
75 già sono due stanze più i servizi e l’ingresso-soggiorno: ci si può vivere in tre, anche in quattro, stringendosi, se si è in famiglia o con un ospite temporaneo, in situazioni straordinarie.
ma una famiglia non è una comunità, soggetta ad altre regole abitative.
e se in tre possiamo anche condividere un solo bagno, se siamo in sei, cosa facciamo? il tagliando del turno, come dal salumiere?
[e a questo proposito, a parte le tensioni che potrebbero nascere dall'ammucchiamento, quanto può stare da me (legge degli anni di piombo) un ospite temporaneo senza che io debba denunciarne la presenza alla questura?]
poi, per dire che la delibera sia “personalizzata” dovrei almeno leggerla, secondo me è più personalizzata l’interpretazione che ne è stata data.
ma dov’è il vero razzismo? nel permettere che vivano ammucchiati in una topaia, chiudendo gli occhi, o nel cercar di far in modo, legalmente, che non siano più sfruttati in questo senso ?
perché immagino che la delibera preveda multe non da poco per chi appunto affitta topaie a un sacco di gente, sfruttandola ulteriormente.
perché, sai, per dieci in due stanze a duecento euro a testa, ne intasco duemila e loro, con duemila potrebbero permettersi ben di più. anche in dieci.
ma dirlo non srebbe lo stesso brodo.
quindi non diamo la colpa alle istituzioni se cercano di contrastare questo razzismo “sommerso” dedito allo sfruttamento ché, non dimentichiamolo, il post dice anche che sono operai regolari, regolarmente impiegati nelle concerie del luogo.
e pertanto saranno anche regolarmente pagati. o almeno così si spera.
altrimenti va controllato anche chi dia loro lavoro in nero.
ma qui si scopre il vaso di pandora.
domanda personale: indovina in quanti metri quadrati io potrei non sentirmi in ascensore.
e temo che anche dalla “tua” parte il politico di turno non vorrà sporcarsi le mani a rimuoverlo.
non credo siano molti di più di quelli che occorrono a te.
accoglienza e integrazione passano giocoforza dal poter offrire la stessa possibilità.
#12 da Hirondo il giovedì 7 gennaio 2010 - 19:13:40
in ordine per utente?
[la risposta al tuo n. 20 sta nel n. 11 e così via]
#13 da Hirondo il giovedì 7 gennaio 2010 - 19:16:38
ora il tuo n. 20 è il n. 21 e con questo mi sa che diventerà il n. 22.
#14 da Jack il giovedì 7 gennaio 2010 - 20:50:22
Adesso va meglio?
#15 da franbruni il domenica 10 gennaio 2010 - 18:21:25
Spero tu capisca.Non ti dovresti sentire turbata ne di non vedere la signora col burqa (che io in Italia non ho mai visto e penso neppure tu ,casomai col velo come mia madre anni fa) ne di non vederla. Dovrebbe invece riflettere chi divulga pensieri e parole di diprezzo verso gli stranieri contemporaneamente allo sfruttamento del loro lavoro.Lo sciopero servirà semplicemente a questo, a far percepire il reale.
#16 da hirondo il lunedì 11 gennaio 2010 - 11:36:07
sarò gentile e non raccoglierò la voluta offesa insinuata dalla tua parentesi.
perché non so dove tu viva e se ogni tanto tu esca da casa.
io vivo in una regione di transito acceso e di altrettanta nuova stanzialità e da casa esco spesso, a proposito di “percepire il reale”.
e sai perché non raccolgo?
perché mi fa piacere che tu abbia trovato solo questo appiglio, e solo fraintendendolo in ciò che voleva significare.
rendendo così evidente che su tutto il resto che ho – anzi, che abbiamo – detto non hai nulla da obiettare.
ps: sempre che tu non legga solo qua e là, magari attraverso un programmino che ti segnala le “parole chiave” (in questo caso “burqa”) e solo le frasi che le contengono. :p
#17 da franbruni il domenica 24 gennaio 2010 - 19:42:27
può darsi sia stato un fraintendimento , in effetti io leggo solo quà e là abito a Firenze ed esco spesso.
Non ricordo con precisione la grammatica della risposta ma ricordo era un giorno di amarezza per nuovi segnali di intolleranza. Non ero intenzionato ad offendere ma a replicare.
Quando si hanno persone care con la faccia diversa inevitabilmente esposte a pregiudizi, in un paese dove la popolazione percepisce quattro volte il numero reale di stranieri presenti, oltre a percepire in disaccordo alla realtà su altrii fatti e si sa con certezza che il proprio figlio dovrà subire pregiudizzi raziali perchè politici e TV hanno ritenuto opportuno amplificare il lato negativo di chi non ha la faccia da italiano vero si diventa sensibili e si vede la differenza fra la necessaria applicazione di regole severe che governino il vivere di tutti e i proclami ad effetto, che si diffondono fra la gente, amplificano la diffidenza, indirizzano l’opinione al discredito di un abbigliamento anzichè di un altro. Ricordo che mia madre,come le donne del suo tempo), portava il velo quando andava in chiesa, mia nonna lo ortava sempre. Forse i problemi sono altri. La mia simpatia allo sciopero degli immigrati perchè questo richiami l’attenzione sui loro valori. Mio padre ha potuto vivere fino all’ultimo in casa sua, accanto a mia madre per l’aiuto di una signora rumena ed avrebbe potuto essere una signora che portava il velo. Io esco spesso ,non ho mai visto una donna con tutta la testa nascosta,ma nel caso, questo abbigliamento non è da accettare.
Spero di aver ricordato l’argomento che era in discussione e in ogni caso un grande saluto Franco
[Commento postato sul precedente servizio dei commenti arrivato SOLO via mail alla casella di amministrazione]
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#18 da Jack il mercoledì 30 dicembre 2009 - 22:28:19
Tiziano non sarebbe meglio fare un passo alla volta?
#19 da Jack il giovedì 31 dicembre 2009 - 12:16:13
Perché l’Europa è il punto d’approdo e di partenza del globo.
Per rispondere alla seconda domanda: proviamo a chiederci perché siamo pregiudizievoli (chi dice che non lo è lo castro eh!); la proposta è partita dalla Francia – partendo dalle note vicende nelle banlieu – e si sta spostando via via in tutta Europa. L’Italia non può partecipare? perché forse non siamo razzisti? o lo siamo meno dei francesi, o degli inglesi, o dei tedeschi, svizzeri, austriaci, olandesi, spagnoli, portoghesi…?
Il movente è la solidarietà verso coloro che, in tutto il mondo, vengono discriminati a prescindere dal colore della pelle o dalla nazione di appartenenza. Non mi sembra un movente da poco, o mi sbaglio?
#20 da Jack il venerdì 1 gennaio 2010 - 12:19:20
Partenza e approdo mica significa fermarsi, ma, evidentemente, l’inizio per una vita diversa o migliore. Non vedo dove stia l’errore.
Che significa “costretti”? tu ti senti costretta a condividere qualcosa con altri? Aprire le frontiere ai flussi migratori non è, e non può essere, una costrizione perché si tratta casomai di dare qualche speranza a chi di speranze ne ha poche. Per me non è una costrizione, se per te lo è non vuol mica dire che *tutti* siamo costretti, non credi?
Buon 2010!
#21 da Jack il venerdì 1 gennaio 2010 - 23:14:20
Non ti ho arpionato nulla e non sto abbracciando nessuna bandiera ma sto solo contribuendo – nel mio piccolo e solo a titolo personale, proprio perché non impongo e non ho mai imposto a nessuno di seguirmi – in qualcosa che, secondo me, è un buon motivo per protestare per il comportamento di certe persone, anzi darmi del comunista in modo così dispregiativo non soltanto è completamente falso, ma potrebbe anche offendermi se dette da uno che non conosco, per cui la prendo come una NON offesa personale solo perché sei stata tu a scriverlo.
Chiarito questo, i miei motivi sono semplici: un giorno di sciopero potrebbe portare – potrebbe non è certezza – una visibilità maggiore sulle discriminazione che subiscono gli stranieri nel nostro Paese (parlo a questo punto solo dell’Italia) e dare un maggiore risalto alle loro condizioni di svenduti e sfruttati come anche hai hai detto.
Condivisione di cosa? qui non si parla in termini nazionalistici o politici, ma solo e soltanto in termini umani: è così strano pensare ai diritti umani delle persone che vivono, lavorano e pagano le tasse nel nostro paese? Tu dici che il tema iniziale è a doppio taglio. Bene, vorrà dire che forse si inizierà anche a parlare dei diritti di queste persone.
Non mi sognerei nemmeno di dare del razzista a chi si rifiuta di cedere lo spazio, ma solo a chi usa la motivazione dello spazio perché non sono del suo stesso colore della pelle. Posso giudicare male quelli che la pensano così o è pure questo da comunisti marxisti che non sanno cosa sono stati 30 anni di lotta sindacale sanguinosa?
#22 da Jack il sabato 2 gennaio 2010 - 14:43:54
Turbata? Tu sicuramente no, sei troppo pragmatica per essere turbata da simili questioni
Io reputo concrete tutte quelle iniziative che mettono in primo piano qualsiasi proposta sensata, che poi sia populista o ideologica è solo un problema comunicativo. L’importante, secondo me, è far capire cosa non va e per quale motivo è stata fatta l’iniziativa in questione. Non ho capito cosa intendi per “si vuol dimostrare un’utilità contro una legge che subordina gli ingressi all’utilità”. Non si parla di ingressi, ma di gente che è già in l’uopo, indi per cui parlare della legge che tuteli gli ingressi la ritengo fuori luogo, in questo contesto. Poi ne possiamo pure parlare, ma non credo c’entri molto con la manifestazione del 1 marzo.
Comunque non si chiede di manifestare per ottenere *solo* qualcosa, ma soprattutto evidenziare cosa succederebbe se milioni di stranieri – e di italiani che si aggregano – si fermassero e come andrebbe la produzione industriale nel nostro paese.
Mi sfugge il significato di “riconoscimento” e dove io lo abbia scritto, mi aiuti?
#23 da Jack il sabato 2 gennaio 2010 - 19:53:50
Un giorno di lavoro mancato in una grossa azienda, non corrisponde ad un lauto guadagno per la stessa azienda. Non credo faccia molto comodo all’azienda come pensi
Il 10% (e probabilmente molto di più) in una nazione prospera come la nostra son soldoni, mica fagioli in salsa tartara!
Il restante 90% lo nota eccome, dato che quel 10% vale quanto un 30-40% di italiani – e stranieri regolari – pagati equamente.
L’ultima frase è superflua: non esiste in nessun paese una legge che permetta a 10 o più immigrati di vivere assieme nello stesso monolocale, e se così fosse – come lo è, purtroppo – la legge è lì a far sì che non accada. Ma queste chiaramente son favole che ci raccontiamo tra noi “ricchi”
e comunque la manifestazione volge da tutt’altra parte.
ps: hai una mail, leggila e poi mi rispondi per favore
#24 da Jack il domenica 3 gennaio 2010 - 13:02:07
Mi dici, punto per punto, cosa è giusto e cosa lo è meno nel link postato? Così mi faccio un’idea anch’io di che stiamo parlando perché a tratti non riesco a seguirti completamente.
Grazie
#25 da Jack il domenica 3 gennaio 2010 - 17:45:27
L’avevo letto, ma anche tu non scherzi nel dire parte di ciò che leggi: “un appartamento tra i 20 e i 60 metri quadri può ospitare solo due persone e deve avere ben due bagni mentre in un’abitazione tra 60 e 75 metri quadri possono vivere tre persone ( e le coppie che hanno due figli?)”. Tra 20 e 60 non è 20, come non è normale fare una legge ad hoc per mandare via gli imiigrati.
Ad ogni modo ribadisco quello che avevo detto prima, con l’eccezione che a volte la legge è personalizzata – come nel caso del sindaco di Montecchio Maggiore il quale mi sembra che abbia esagerato con i requisiti minimi – ma spesso basterebbe controllare meglio come vivono gli immigrati e quanto pagano per una topaia, e accorgersi di chi viene sfruttato e perché.
Una domanda personale, se vuoi rispondere: casa tua quanti m² è grande, e in quanti ci vivete?