Ora, io mi sono iscritto al Pd per varie ragioni, soprattutto perché credevo – e credo tuttora - di poter dare una mano, nel mio piccolo, alla mia piccola cittadina, e nel frattempo cercare di portare acqua fresca al mulino del centrosinistra con quel poco che so fare. Non è tanto lo so, ma si parte dal basso e si porta avanti un’idea, una prospettiva, un margine di miglioramento che a volte serve alla causa.
Le primarie hanno portato un volto nuovo, che se fosse stato meglio rappresentato, avrebbe sicuramente dato una grossa mano al cambiamento in questo sfasciato paese. Però mi accorgo che lo slogan “si è sì, no è no, il resto è del maligno” è troppo retorico o forse troppo avveniristico per i tempi d’oggi, e con la riunione di Orvieto di ieri - con ospiti illustri e dei panel tutt’altro che scontati, ma comunque abusati- e oggi a porte chiuse, la mozione Marino è diventata a tutti gli effetti l’ennesima corrente all’interno del Partito Democratico. Ne avevamo bisogno? Certo che no! Oltretutto la riunione non è stata nemmeno foraggiata a dovere (quanti, della mozione provinciale, mi hanno scritto oggi per saperne di più dopo averne letto sui giornali) e quindi la cosa è passata sottotono se non per gli addetti ai lavori e chi smanetta su internet.
Bersani ha vinto le primarie dilagando con i voti, ma sappiamo benissimo chi ci stava dietro la macchina-segreteria del Bersani vincitore. Ciò non toglie che le promesse in campagna elettorale non siano state mantenute, anzi. E’ vero che si tratta sempre di alleanze allargate stile Ulivo come proponeva il segretario, però allearsi con gli ex nemici non può essere visto dagli elettori come il futuro, perché potrebbe sembrare una chimera che ci spara fumo negli occhi. E credetemi, non è facile accettare che il futuro ci riserverà delle positive novità. Il futuro si costruisce lavorando nel presente e con l’appoggio dei sostenitori, cosa che finora Bersani non ha fatto del tutto. Come del resto pensare di raccattare voti sempre con le stesse facce non ci porterà da nessuna parte.
Qualche nome lo abbiamo già fatto in questo blog e non è il caso di riprenderlo, l’unico che finora sembrerebbe essere il vero volto nuovo in questa fase politica è Pippo Civati, il quale viene visto da alcuni come un ottimo candidato a sindaco di Milano, se l’endorsement nazionale provasse, per una volta, a credere nelle proposte meno note, ma sicuramente più redditizie, e non nei fittizzi giochi di palazzo come sta facendo con le alleanze a fase alterna. Del resto candidare Penati in Lombardia contro un fortissimo e potentissimo Formigoni non è che sia stata un’idea così geniale, ma tant’è. Ed è tutto dire che Formigoni non si potrà (potrebbe?) candidare per il terzo mandato, se si stabilisse una volta per tutte da quale momento parte la legge che vieta la terza ricandidatura.
Bersani ha in mente di ringalluzzire il Pd con volti nuovi e campagne create per tutte le età. Qualcuno però spieghi al segretario che il dopofestival non è più visto dai giovani ma dagli over 50 ormai da anni e anni: state perdendo solo tempo!
Come sarebbe meglio spiegargli che le campagne pubblicitarie si fanno con cognizione, cercando di capire le dinamiche della pubblicità e delle richieste del mercato, e se proprio si vogliono fare delle macchiette stile cartoon con la gente vera come sfondo, il balloon – la nuvoletta con i dialoghi – deve essere visibile ma in secondo piano: negli attuali manifesti il ballon messo a casaccio diventa il soggetto, non la persona e ciò che dice. Licenziate l’art director perché vi sta facendo ridere dietro.
L’attuale crisi ideologica e politica del Partito Democratico sta facendo perdere consensi – anche se molti iscritti non avrebbero comunque rinnovato la tessera – e credibilità nel centrosinistra, e quel che pare evidente è che nemmeno Di Pietro riesce più a fermare la valanga ostruzionista verso l’opposizione. Vabbè, staremo a vedere cosa succederà nei tre lunghi anni senza elezioni dopo le regionali e incrociamo le dita sperando nel maligno.


