Che Berlusconi sia un semi-dittatore l’avevo capito tempo fa. I suoi modi arroganti di parlare con l’opposizione, i suoi continui insulti alla magistratura e le sue palesi azioni illegali mi facevano, e mi fanno, solo mandare in bestia.

Ma finché c’è qualcuno che può fermare le sue spinte più anti-democratiche allora c’è ancora una speranza. Perché se è vero che Napolitano di leggi vergogna ne ha fatte passare tante, è anche vero che erano norme del parlamento, che almeno nella forma, erano espressione puramente del legislatore e non del potere esecutivo. Nella sostanza no, ma il fatto che ci fosse una dittatura “legale” era, sotto un certo punto di vista, confortante perché Mr B. non poteva o non voleva decidere tutto da solo, perché non sarebbe stato accettabile da qualcuno che aveva il potere di bloccarlo. Magari aspettando che se ne andasse dalla scena politica tutto avrebbe cominciato a funzionare, era solo questione di attesa.

Ebbene, perché ho paura? Perché quella persona che dovrebbe vigilare sulla costituzione è d’accordo con Silvio Berlusconi e ha approvato il decreto interpretativo sulla legge elettorale proprio perché “non era sostenibile che potessero non parteciparvi (alle elezioni ndr) nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano”.

Insomma il diritto di voto ci dev’essere, basta che a sbagliare sia un partito molto grosso e che sia al governo! Questo dice Napolitano, né di più né di meno. Vi spiego anche perché è chiaro:
1) Se non fosse un partito al governo come sarebbe potuto saltar fuori il decreto interpretativo?
2) Qui il presidente è esplicito, riferendosi al “maggior partito di governo”.

Per questo ho paura, come si può essere tranquilli con un presidente della repubblica che non svolge il suo lavoro, anzi asseconda le mire anti-democratiche del capo del governo? A me ricorda molto Vittorio Emanuele III, che pur potendo chiamare l’esercito per disperdere i fascisti nel giorno della marcia su Roma dette a Mussolini l’incarico di governo.

Mi auguro fermamente che in Lombardia e Lazio ci sia una risposta chiara degli elettori, ma non ci spero affatto, anzi per nulla.

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