Le Super Aquile si fermano a un gol dagli ottavi: passano gli asiatici. Gara rocambolesca: Uche porta avanti gli africani, Lee Jung Soo e Park Chu Yong ribaltano tutto e Yakubu dagli undici metri segna il pareggio finale. Pesa molto un errore di Martins. La Sudcorea se la vedrà con l’Uruguay.
Quando iniziano gli esami di maturità, nulla ti viene perdonato. La Nigeria ne sa qualcosa. Nel match di chiusura del Gruppo B contro la Corea del Sud ci ha provato in tutti i modi. Ma ancor più ha commesso errori marchiani. Quelli che sono costati cari. Il 2-2 finale promuove gli asiatici, ben più cinici e scafati. Agli ottavi ci vanno loro. L’Africa perde un’altra delle sue squadre in questo Mondiale.
Il ct coreeano Huh Jong Moo conferma il 4-4-2 delle prime due partite. Rispetto al match con l’Argentina, però, torna Cha Du Ri nelle vesti di terzino destro di spinta. Mezza rivoluzione, invece, per Lars Lagerback, che ripropone capitan Kanu titolare in un 4-2-3-1 dal centrocampo completamente ridisegnato vista anche la squalifica di Kaita. In mediana ci sono Etuhu e Ayila, mentre Obasi e Uche fanno gli esterni. Nel riscaldamento dà forfait anche Taiwo e il terzino sinistro è così Afolabi.
La Corea del Sud parte bene. Ma dopo qualche affondo viene colpita da una ripartenza perfetta della Nigeria. Odiah sfonda a destra e mette dentro un cross perfetto per Uche, che taglia indisturbato sgusciando dietro a Cha Du Ri e insacca il vantaggio africano (12’). Gli asiatici faticano a reagire perché non paiono preparati ad affrontare una difesa schierata. E rischiano di subire il 2-0, specie al 36’, quando lo scatenato Uche colpisce un palo clamoroso. Ma il calcio è strano e questa partita lo è più di tutte. Così, al 37’ Obasi si fa ammonire per un fallo sciocco su Lee Young Pyo, regalando una punizione sulla trequarti alla Corea e andando anche in squalifica. Palla dentro e arriva il pari, servito dall’altro Lee (Jung Soo) che come contro la Grecia stacca indisturbato e punisce. La Nigeria non reagisce, si va all’intervallo sull’1-1. E gli asiatici sarebbero agli ottavi per il maggior numero di gol segnati rispetto agli ellenici, sullo 0-0 con l’Argentina al 45’.
Lagerback prova a cambiare qualcosa in avvio di ripresa, con il terzino di spinta Echiejile per Yobo e lo spostamento di Afolabi in mezzo alla difesa. Ma come nel primo tempo, la Corea del Sud sfrutta un altro calcio piazzato regalato dalle Super Aquile. Al 48’ Shittu frana su Park Chu Yong, concedendo una punizione dal limite. Il numero dieci coreano va a calciare e beffa pure il colpevole Enyeama, che si muove dietro alla barriera e si fa sorprendere sul proprio palo. I coreani vanno sul 2-1, mettono la qualificazione in ghiaccio e iniziano una nuova partita. Quella che sulla carta sarebbe molto più adatta agli asiatici, fatta di ripartenze in spazi larghi.
Lagerback regala la standing ovation a Kanu, che al 57’ lascia il posto a Martins e chiude con ogni probabilità la propria carriera in nazionale. Jung-Moo Huh risponde inserendo Pak Nam Il al posto di Yeom Ki Hun. I suoi paiono in grado di gestire, ma si distraggono. E in tre minuti succede di tutto. Al 68’ Yakubu sbaglia il 2-2 a porta vuota, ma due minuti dopo proprio il neoentrato Pak Nam Il gli regala l’occasione del riscatto, commettendo fallo da rigore su Obasi. Dal dischetto Yakubu non perdona ed è pareggio, ma Lagerback lo cambia comunque con Obinna. Ne nasce un finale palpitante, nel quale spicca l’errore incredibile di Martins, che all’80’ prova un pallonetto solo davanti al portiere e dilapida la chance di passare il turno, dato il vantaggio argentino sulla Grecia.
Finisce 2-2. La Corea del Sud torna agli ottavi, cosa che non accadeva dal 2002, quando poi eliminò l’Italia. Adesso se la vedrà con l’Uruguay, sabato alle 16:00. La Nigeria si ferma ancora una volta già nella fase a gironi, un ostacolo insormontabile dal 1998 a questa parte. E l’Africa perde la terza squadra (dopo Camerun e Sudafrica) di questo Mondiale. Il Ghana invertirà la tendenza?
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Continua a gonfie vele il Mondiale dell’Argentina targata Diego Armando Maradona: arriva la terza vittoria nella terza partita. 2-0 alla Grecia di Rehhagel, che viene eliminata. Messi ci prova in tutti i modi ma non si sblocca, ci pensano Demichelis e Palermo. Agli ottavi c’è il Messico.
Continua a gonfie vele il Mondiale dell’Argentina targata Diego Armando Maradona: arriva la terza vittoria nella terza partita. Il 2-0 dà il primo posto all’Albiceleste ed elimina la Grecia di Otto Rehhagel. Lionel Messi prova in tutti i modi a sbloccarsi ma si ferma al palo, ci pensano Demichelis e Palermo. Agli ottavi di finale per l’Argentina c’è il Messico, come nel 2006.
Diego Armando Maradona cambia tutto molto rispetto alla formazione titolare: torna Veron, confermati i soli Romero, Demichelis e Messi. Gli altri sono tutti nuovi: spazio anche a Milito dal primo minuto, che fa coppia con Aguero là davanti. Otto Rehhagel schiera la sua Grecia con un prudente 5-4-1, con Katsouranis e Karagounis a dare una mano a Samaras in attacco.
Le impressioni del pre-partita trovano conferma nei primi minuti di gara: gli ellenici si guardano bene dall’esporsi oltre la trequarti offensiva, mentre l’Argentina a produrre gioco in quantità, con l’ottimo Veron molto mobile (l’infortunio è alle spalle) in cabina di comando. Leo Messi ci terrebbe a festeggiare nel migliore dei modi fascia di capitano e compleanno (tra due giorni saranno 23), ma il suo lavoro è reso difficile da un mastino del calibro di Papastathopoulos che ringhia alle sue calcagna. La Pulce riesce comunque a innescare un paio di incursioni di Aguero, che vede le sue conclusioni respinte dall’attento Tzorvas. La Grecia non fa paura: Samaras si sbatte tanto, ma Demichelis è un osso troppo duro da battere tutto solo. Messi si innervosisce un po’, sballonzolato tra un fallo e l’altro, e non riesce a pungere: nel finale però prima Maxi Rodriguez, e poi la Punge arrivano al tiro, ma è ancora Tzorvas a dire di no.
Le notizie che arrivano dal Moses Mabhida Stadium raccontano di una Corea avanti nel punteggio con la Nigeria: alla Grecia servono gol, e allora Rehhagel, complici un paio di acciaccati, opera i tre cambi a sua disposizione. Dentro quindi Spiropoulos per Karagounis, Patsatzoglou per Torosidis e, soprattutto, il classe 1990 Ninis per Katsouranis. Samaras va vicino alla rete, quando Demichelis decide di addormentarsi dietro, forse per ripetere il regalo concesso qualche giorno fa alla Corea del Sud, che deve a lui il gol dell’1-4; il difensore argentino scivola, dando il là all’azione di Samaras, che con il sinistro non trova la porta. L’Argentina intanto tracheggia: Milito non si fa sentire, Aguero meno di lui. Maradona prova a svegliare i suoi, inserendo Di Maria per Maxi Rodriguez, ma i ritmi rimangono bassini.
Tzorvas non può dormire però, perché al 69′ si deve attivare sui tentativi di Messi prima e Bolatti poi. Entra anche il palermitano Javier Pastore, che esordisce al Mondiale, appena in tempo per assistere al gol del vantaggio argentino. Lo firma Martin Demichelis, che mette dentro di destro, dopo averci provato di testa, su azione da calcio d’angolo. L’Albiceleste passa, nonostante un match non certo brillantissimo, giocato alla velocità minima. E nel finale c’è spazio per tutti: Messi cerca il suo primo gol al Mondiale, ma trova solo il palo, e allora ci pensa Palermo, subentrato a Milito, a chiudere i conti all’89′. Maradona impazzisce in panchina, Messi un po’ meno in campo: ma, ne siamo certi, avrà ancora tante partite per rifarsi.
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