Sull’abolizione dell’ordine dei pubblicisti

Sull’abolizione dell’ordine dei pubblicisti

Da qualche giorno gira in rete un testo confuso e poco documentabile in cui si dice che entro il 13 agosto 2012 verrà abolito l'ordine dei pubblicisti. Potrebbe essere una bufala ma anche no. Ecco cosa sappiamo.

Quando Monti si stabilì a Palazzo Chigi, tra le decine di emendamenti che venivano (privatamente) discussi c'era anche l'abolizione dell'ordine dei giornalisti. Oggi sappiamo che i giornalisti si tengono ancora ben stretti il loro adorato albo professionale, mentre delle tanto vituperate liberalizzazioni se ne è solo discusso senza mai arrivare al vero punto strategico di tutta la filiera economica: le liberalizzazioni creano danni solo a chi non le vuole, e le privatizzazioni tolgono poltrone agli amici dei politici. Discussione chiusa.

Il 20 dicembre scorso Franco Abruzzo (e Antonello Antonelli) pubblica sul suo blog un paio di righe in cui dice che il governo Monti, con una norma contenuta nella manovra Salva-Italia, prevede l'abolizione dell'ordine dei pubblicisti al più tardi il 13 agosto 2012: "Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali - in contrasto con i princìpi fissati nel dl 138/2011 - sono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento governativo (dpr) e, in ogni caso, dalla data del 13/8/2012 (se il dpr dovesse subire ritardi nella stesura)".

La proposta di Monti in realtà non è una novità, ma una nuova norma che recepisce le direttive europee sulle professioni redatta già in passato da Berlusconi e confermata da questo governo. Per cui, se tanto mi dà tanto, il testo della norma dice la verità. Cerchiamo di capirne meglio.

Primo dato. Il documento in questione è - da prassi della rete - ormai datato; finora però nessuno (cosa quanto mai strana su internet) è riuscito a trovare una bozza o una copia posticcia del testo pubblicato da Abruzzo. Questo naturalmente non significa che sia una bufala: vuole solamente ribadire, come effettivamente è successo decine di volte, che la rete a volte canna di brutto.

Secondo dato. Nella manovra non si trova nulla che sia lontanamente somigliante ad una “riforma degli ordini professionali“ come si legge in giro, né tantomeno dell'abolizione dell'albo dei pubblicisti. Ora, dando per scontato a questo punto che tale norma verrà introdotta come decreto alla manovra, quindi al momento dell'approvazione definitiva, non si capisce come mai viene riformato un ordine che fa capo a migliaia di giovani precari dell'informazione, proprio nel momento in cui questo governo sta lavorando per portare ad un regime basilare la precarietà giovanile nel nostro paese. Sembrerebbe un paradosso, anche se in Italia siamo abituati a paradossi di ben più larga portata.

Terzo dato. La norma in questione gira da una settimana, ma sia l'ordine dei giornalisti che la federazione della stampa finora non hanno ritenuto dover dire due-parole-due per l'abolizione di un albo che frutta circa 750mila euro di quote associative annue. Sapendo quanto sono attaccati ai loro benamati ordini, dubito che l'OdG e la Fnsi abbiano tutta questa voglia di star zitti quando nel recente passato è bastata una vocina fuori dal coro a far gridare allo scandalo o indire scioperi e sit-in quando il governo voleva imbavagliare l'informazione con la norma anti-intercettazioni.

Quarto dato. Sia Antonelli che Abruzzo hanno aggiornato il loro blog con altre informazioni. Il primo conferma che l'ordine ha deciso che nei giorni del 18, 19 e 20 gennaio si occuperà della questione. Per forzare l'autenticità dell'informazione, ha incluso nel post una comunicazione di Antonella Cardone, membro del Consiglio nazionale, la quale spiega sinteticamente cosa fare per non rimanere fuori dal giro: 1) farsi fare un contratto Fnsi-Fieg da praticante; 2) richiedere all’ordine il praticantato d’ufficio in cui l'Odg si sostituisce all’editore; 3) continuare il praticantato freelance per chi è già pubblicista e svolge attività giornalistica continuativa da almeno 3 anni con una o più testate; 4) iscriversi ad una scuola di giornalismo delle 14 presenti in Italia, le quali, a pagamento, organizzano dei corsi biennali per laureati che valgono come praticantato.

Abruzzo spiega invece cosa succederà dopo il 13 agosto dell'anno prossimo:

L’Ordine si occuperà dei professionisti, dei praticanti e degli elenchi speciali, dell’esame di Stato, della formazione continua permanente, delle società tra professionisti (Stp) e della pubblicità informativa nonché delle polizze assicurative per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale.
Poniamo il caso, invece, che alla data del 13 agosto del 2012 il dpr sulla professione di giornalista non sia stato ancora varato dal Governo. Accadrà che saranno abrogati in via automatica gli articoli della legge 69/1963 che riguardano i procedimenti disciplinari e il potere di infliggere le sanzioni nonché le norme sulla iscrizione dei pubblicisti. Sul piano della vigilanza deontologica ci sarà un vuoto operativo in attesa della entrata in funzione dei Consigli di disciplina. In ogni caso, poi, entro il 31 dicembre 2012, il Governo è incaricato di raccogliere le disposizioni aventi forza di legge non abrogate in un Testo Unico della materia.

Se devo essere sincero non so quanto ci sia di vero nell'abolizione dell'albo, so per certo che l'eliminazione di un ordine professionale porta quasi automaticamente alla nascita di qualcos altro che probabilmente è peggiore del primo.

Se io fossi pubblicista sicuramente non vorrei fare la fine del sorcio, quindi farei il possibile per farmi fare un contratto almeno da praticante in qualsiasi redazione disposta ad assumermi; se la voglia di entrare nel mondo del giornalismo è così tanta, sicuramente opterei per un giornale online in cui le idee di crescita e professionalità sono un tantino diverse dalla carta e le speranze di crescita personali possono fare il paio con quelle del giornale. Poi, si sa, in questa vita senza un quintale di fortuna non si va da nessuna parte.
In bocca al lupo!

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

7 Comments
  1. Jacopo
    29 dicembre 2011 at 15:07
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    Non sono per niente d'accordo con l'ultimo paragrafo del suo articolo, nel quale consiglia ai pubblicisti di cercare un contratto (almeno da praticante) in qualsiasi redazione. Detta così sembra facile, ma lei saprà molto meglio di me quanto sia difficile (forse impossibile?) avere un contratto, anche da praticante, in qualsiasi redazione. L'unica possibilità, per chi si avvicina a questa professione, di esercitarla è quella di collaborare per pochi spiccioli in una o più redazioni e, in molti casi, senza uno straccio di contratto. D'accordo la fortuna (meglio chiamarla raccomandazione?), ma il suo consiglio lo trovo decisamente poco appropriato.

    • Giacomo Lagona
      29 dicembre 2011 at 16:19
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      Jacopo non era un consiglio ma ciò che farei io. Non ci piove che è difficilissimo trovare un giornale che assuma a contratto regolare, ma se fosse questa la mia futura professione farei di tutto per cercarlo e magari, alla fine, trovarlo. L'importante è non perdersi mai d'animo. Auguri e in bocca al lupo!

  2. 29 dicembre 2011 at 17:04
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    Il problema è che l'albo (ordine?) dei giornalisti è al momento fuffa! Penso che l'ultima azione degna di nota sia stato l'allontamento di Renato Farina dall'ordine, ma che continua tutt'oggi a scrivere sul quotidiano IlGiornale. Detto questo un giornalista ha i suoi diritti (es.: non rilevare la fonte di una notizia) e quindi è giusto stabilire chi è un giornalista e chi no. Il problema qual è? Che lo strumento attuale è fortemente RIDICOLO secondo me. In pratica si può diventare giornalisti se si sono svolti 18 mesi di praticantato. Se in tempo di crisi non ti assume nessuno non puoi diventare giornalista? Geniale! Il giornalista è (dovrebbe essere) una persona capace di presentare fatti, innanzitutto, senza alterarli (vedere pessimi elementi come Giulietto Chiesa). Bene, l'attuale esame verifica tutto tranne questa capacità! Di fatto è un misto tra un esame di italiano e diritto! Ora se un esame non può verificare la caratteristica più importante, salta tutto! Perché sarebbe come dire "questo pilota di aerei l'ho esaminato, tranne che nelle capacità di volo!". -.- Allora le ipotesi sono tre: 1) Ci si inventa un esame (da ripetere nel corso degli anni, perché di fatto è un'idoneità) che riesca a capire se una persona ha queste capacità morali 2) Si butta tutto alle ortiche, perché dire a uno "sei un giornalista, ma non possiamo controllare la caratteristica più importante di tutte" è ridicolo! 3) Si è giornalisti appena si è assunti da una redazione o se ne crea una. Però l'ordine può decidere di impedire che qualcuno scriva articoli per un giornale se si comporta in modo sconveniente (una sorta di polizia giornalistica). Il problema qui è "chi controlla i controllori?"

  3. Hirondo
    29 dicembre 2011 at 17:55
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    *__^ ecco, Jacopo ha detto quel che ieri era la mia battuta iniziale! avevo cominciato a scrivere, poi il sito, o la mia connessione, era lento, il discorso lungo, si è fatto tardi.. e ho rimandato. dicevo appunto "fai prima ad aprirtene uno, giornale". ma qui casca l'asino ché, per aprirlo, hai bisogno di un direttore responsabile. e questi ha da essere almeno un pubblicista. per il resto, a me sembra che - come sempre più spesso - si partoriscan montagne. perché è vero che nelle pieghe delle manovre berlusconiane di quest'anno è prevista una riforma degli ordini professionali, come è vero che anche il parlamento UE chieda una "liberalizzazione" degli stessi. cosa, quest'ultima, che potrebbe anche risolversi in un diritto a esercitare in tutti gli stati membri, al momento aperti solo a poche professionalità: medici, architetti, ostetriche.. e pochi altri ancora, due o tre.

  4. Giacomo Lagona
    29 dicembre 2011 at 21:41
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    Il problema è che non verrà abolito l'ordine dei giornalisti, bensì quell'ordine che permette a migliaia di giovani di cimentarsi regolarmente nel mondo del giornalismo. C'è da dire poi che gli articoli che si leggono in giro - compreso quello di un <a target ="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_29/albo-pubblicisti-abolizione_2d28b55a-31fe-11e1-848c-416f55ac0aa7.shtml" rel="nofollow">importante giornale</a> - non corrispondono al vero dato che il citatissimo <b>comma 5 dell'art. 3 del dl 138/2011</b> non esiste nel suddetto decreto e non esiste nemmeno il punto sulla “Riforma degli ordini professionali”. Questo il <a href ="http://www.openworldblog.org/wp-content/uploads/2011/12/DL-1382011.pdf" rel="nofollow">decreto 138/2011</a>, dategli una lettura e trovatemi per favore dove parla dell'abolizione dell'albo dei pubblicisti.

  5. Hirondo
    29 dicembre 2011 at 23:22
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    ;) ehm, sì che esiste. vai al titolo II, dove il comma 5 dell'art. 3 cita il comma 5 dell'art. 33 della Costituzione: (non è uno scioglilingua!) <i>Titolo II LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO SVILUPPO Art. 3. Abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle attività economiche 1. In attesa della revisione dell'articolo 41 della Costituzione, Comuni, Province, Regioni e Stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge nei soli casi di: a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali; b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione; c) danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e contrasto con l'utilità sociale; d) disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana, la conservazione delle specie animali e vegetali, dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale; e) disposizioni che comportano effetti sulla finanza pubblica. 2. Il comma 1 costituisce principio fondamentale per lo sviluppo economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese. 3. Sono in ogni caso soppresse, alla scadenza del termine di cui al comma 1, le disposizioni normative statali incompatibili con quanto disposto nel medesimo comma, con conseguente diretta applicazione degli istituti della segnalazione di inizio di attività e dell'autocertificazione con controlli successivi. Nelle more della decorrenza del predetto termine, l'adeguamento al principio di cui al comma 1 può avvenire anche attraverso gli strumenti vigenti di semplificazione normativa. 4. L'adeguamento di Comuni, Province e Regioni all'obbligo di cui al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosità dei predetti enti ai sensi dell'art. 20, comma 3, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. <b>5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'art. 33 comma 5 della Costituzione per l'accesso alle professioni regolamentate</b>, gli ordinamenti professionali devono garantire che l'esercizio dell'attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l'effettiva possibilità di scelta degli utenti nell'ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi: a) l'accesso alla professione è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull'autonomia e sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, è consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico e non introduca una discriminazione diretta o indiretta [..]</i> resta che il tutto si riferisce alla generalità degli ordini.

  6. Hirondo
    30 dicembre 2011 at 11:46
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    ah, ecco qui il ministro Severino sulla "riforma delle professioni": http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_30/corruzioni_0eb1aa90-32ae-11e1-be67-1119b87d83b7.shtml <i>"Entro agosto, come stabilito dalla legge delega. Ma non ci sarà l'abolizione degli ordini. Piuttosto nuove regole sulla formazione, sulle tariffe, sulla disciplina".</i>

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