Ad un passo dal tracollo

Ad un passo dal tracollo

In questo momento non abbiamo vie d'uscita. Non ne abbiamo perché allo stato attuale semplicemente non ne esistono. Cancellare ritrosie e veti del centrodestra in un colpo solo con un golpe interno come suggerito da Giuliano Ferrara è impensabile. Non tanto perché impossibile, quanto per l'indisponibilità congenita in Berlusconi di lasciare il campo ad una qualsiasi altra maggioranza che governi al suo posto.

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In realtà una possibilità esiste, volendo. E cioè di forzare la mano a Berlusconi facendolo dimettere spontaneamente con l'aiuto dell'Europa. Sia chiaro: non che l'UE debba dirci come comportarci a casa nostra. No, non così. Ma in un modo più semplicistico e corretto.

In Europa sanno perfettamente che le parole di Berlusconi nella lettera d'intenti di settimana scorsa sono e resteranno solo parole; il Presidente Napolitano ieri pomeriggio è stato molto esplicito nel suggerire che le forze «sociali e politiche» si assumano le responsabilità del momento atipico che attraversa l'Italia. E pure Draghi, fresco presidente della Banca Centrale Europea, morde per rendere esigibile il nostro paese. Tutto questo, in una teorica presa di posizione parlamentare, potrebbe scaturire una coscienza comune in cui tutte le forze politiche si alleino per ridare slancio al paese. Non è un golpe, ma poco ci manca.

Cosa cambia, visto che di golpe si parla, se accade all'interno della maggioranza o per merito di un'alleanza parlamentare di tutti gli esponenti politici? Nulla, forse.

In verità cambia parecchio perché ormai questo governo, questo Berlusconi, non è più in grado di sopperire alle lacune di cui siamo pieni da molti, troppi mesi. Una guida Mario Monti - con un governo di soli tecnici senza politici - potrebbe essere la cura ideale per toglierci dai guai. In molti però ricordano ancora l'ultimo governo tecnico e gli strascichi di maldicenze che si è portato dietro.

Nel 1992, in piena crisi monetaria con la Lira praticamente sotterrata in Europa, Giuliano Amato s'inventò in una sola notte il prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti per fronteggiare la svalutazione della Lira. Molti risparmiatori si videro violentati i loro averi da uno Stato sanguisuga che fece pagare ai cittadini i loro errori. Paradossalmente, se Amato non avesse precettato quel tipo di prelievo fiscale, l'Italia oggi sarebbe fuori da ogni logica economica non solo europea ma mondiale.

Oggi siamo esattamente allo stesso punto, con l'unica differenza che non è l'Euro a soffrire - o almeno non lo è ancora - ma l'intero sistema economico italiano. Ben venga dunque un governo tecnico che serva a ripianare i saldi dello Stato, purché con tempi e modalità ben definiti e quantificati a rigor di logica, sia politica che sociale.

Per far questo potrebbe essere necessario - lo è quasi sicuramente - un voto parlamentare: l'ennesima fiducia ad un governo che la nostra fiducia l'ha persa all'inizio della crisi ostentando sicurezza quando non c'era, e sopperendo con la menzogna alle mancate riforme per sostenere l'economia in piena crisi di liquidità.

Nei prossimi giorni le aziende saranno costrette a licenziare i dipendenti in mobilità se il governo non fa nulla per la crescita. La Grecia sta spazzando via i sacrifici europei con un referendum praticamente inutile, ma la Grecia ha dietro anni di crisi e la gente è stanca di sopportare i diktak europei.

L'Italia non è messa come la Grecia, ma rimanendo fermi ad aspettare che la crisi passi da sola come sta facendo questo governo, diventeremo peggio della Grecia perché non avremo nemmeno il tempo di abituarci all'idea di un default. Siamo davanti ad uno strapiombo in cui non c'è la zavorra della sostenibilità dei fondi europei. Se l'Italia oggi fosse ad un passo dal default e fossimo costretti a chiedere soldi dal fondo salva-stati, oggi come oggi l'Europa non ci accorderebbe nessun aiuto perché siamo stati incapaci di creare i presupposti per potercela fare da soli. Oggi purtroppo è questa la realtà: l'Italia è peggio della Grecia perché non ha fatto nulla per sostenersi da sola.

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Il golpe politico serve solo se - chiunque vada al governo - riuscirà a mettere sul piatto europeo la credibilità del nostro paese. Non è facile, ma diventerà impossibile se non diamo un segnale di cambiamento.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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