L’Apgate può distruggere l’amministrazione Obama

L’Apgate può distruggere l’amministrazione Obama

Guido Moltedo su Europa scrive un articolo - basato sulla notizia battuta ieri secondo cui il dipartimento di Giustizia Usa avrebbe intercettato illegalmente venti linee telefoniche di Associated Pres per due mesi - dal punto di vista politico dell'amministrazione Obama, nel quale punta decisamente il dito "quando nel capo dell’esecutivo sembra rafforzarsi la sensazione di un potere pressoché illimitato".

The Associated Press, 165 anni di storia, tremiladuecento dipendenti, di cui due terzi giornalisti, 280 uffici in 120 paesi del mondo, cinquantuno premi Pulitzer, è un gigante multimediale dell’informazione, una cooperativa non profit di cui sono membri gran parte dei giornali e delle stazioni radio-tv americane, un’agenzia di stampa rispettata per gli alti livelli di accuratezza e oggettività del suo giornalismo. Avere spiato i suoi reporter, come ha fatto il dipartimento di giustizia nell’arco di due mesi nel 2012, è una scelleratezza che l’amministrazione Obama rischia di pagare a caro prezzo, non importa se il portavoce della Casa Bianca prenda le distanze dal nuovo Watergate, affermando la totale estraneità del presidente e del suo staff.

Associando allo scandalo di ieri quell'altro sulle ricerche approfondite del fisco americano ad alcuni attivisti del Tea Party, e quello più recente dell'Abc sulla manipolazione della versione ufficiale nell'uccisione dell'ambasciatore Chris Stevens, il quadro che si riflette è talmente desolante da farci seriamente pensare che i presidenti statunitensi, a volte, pensano davvero di avere un potere illimitato.

L’Apgate è tanto più imbarazzante per la Casa Bianca perché si somma ad altre due storie che in questi giorni sono le top news sui media nazionali e che hanno lo stesso sapore, quello – secondo la narrativa repubblicana, ma non solo – di una pericolosa inclinazione al controllo degli avversari e alla manipolazione di dati sensibili. È il caso dell’accanimento dell’Internal Revenue Service (Irs), il fisco americano, nei confronti di gruppi politici conservatori e che ha costretto il portavoce di Obama, Jay Carney, a dichiarare che «l’azione dovrà essere condannata e definita inappropriata». È una storia che risale al 2010 ed è poi continuata fino all’anno scorso, quando almeno 75 gruppi dei Tea Party sono stati selezionati per controlli più approfonditi da parte dell’erario, per comprendere se potevano godere delle esenzioni fiscali in quanto movimenti politici. I dipendenti incaricati di svolgere i controlli avevano anche chiesto tutte le liste delle persone che hanno donato denaro ai gruppi. Le pubbliche scuse da parte di Lois Lerner, dirigente della sezione dell’Irs competente per le esenzioni, non hanno placato i repubblicani (“non cambiano la situazione”, ha detto il potente senatore Gop Mitch McConnell) né i Tea Party che chiedono le dimissioni di tutte le persone coinvolte e le scuse da parte dello stesso Obama. Ultime, le rivelazioni della rete tv Abc sulla dinamica dell’attacco al consolato di Bengasi, un dossier che da allora non ha mai cessato di essere materia contundente contro la Casa Bianca da parte dei falchi repubblicani. Secondo le trascrizioni di alcune e-mail scambiate fra dipartimento di stato e Casa Bianca in merito alla versione da dare in pubblico su quanto avvenuto nella notte dell’11 settembre 2012 nella città della Cirenaica, quando furono assassinati l’ambasciatore Usa Stevens e altri due americani, sorge il sospetto di una manipolazione della versione ufficiale. Ovvero che fosse la degenerazione di una manifestazione spontanea, come ha affermato alcuni giorni dopo anche l’ambasciatore statunitense all’Onu Susan Rice, e non invece un’azione preorganizzata.

Il rischio, a questo punto, è la seconda parte dell'Irangate di Reagan con il volto di Obama. Il risultato, però, sarebbe devastante in egual misura.

Difficile dire se, nei tre casi che chiamano in causa Barack Obama, ci sia qualcosa del genere, o se semplicemente le vicende siano casualmente esplose contemporaneamente, pur essendo avvenute nel corso del primo mandato. Fatto sta che mettono alla prova questo presidente, così come l’Iran-contras affair, o Irangate, mise sulla graticola Ronald Reagan. E ne minò la reputazione.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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