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Affermazione Civile
Scritto da Jack in Solidarietà il 4 marzo 2010
Martedì 23 marzo 2010 sarà un giorno importante per la storia italiana.
Il 23 Marzo la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità di alcune norme del Codice Civile (Articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis) che, in materia di matrimonio e famiglia, nel riferirsi genericamente a “marito” e “moglie”, discriminano le coppie di persone dello stesso sesso.
È da sottolineare che in Italia non esiste una definizione legale di matrimonio, né un divieto espresso al matrimonio tra persone dello stesso sesso, né la differenza di sesso è esplicitamente richiesta quale condizione per contrarre matrimonio.
Al contrario sono molti i principi costituzionali che ammoniscono contro l’esclusività del paradigma eterosessuale del matrimonio civile. Tra i più importanti la tutela della dignità di ognuno di cui all’art. 2, quindi il principio imperativo di uguaglianza, affermato dall’art. 3, infine le disposizioni della Carta di Nizza, patrimonio anche dell’Italia grazie all’art. 117.
Inoltre il diritto a sposarsi è sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza.
Perciò dichiariamo che siamo profondamente convinti che a tutti i cittadini e a tutte le cittadine debba essere garantita parità e uguaglianza e pertanto anche il diritto di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale.
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Il 23 marzo la Corte costituzionale potrà finalmente ribadire la distinzione tra matrimonio religioso e matrimonio civile e affermare che il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non è un tema eticamente sensibile, ma semplicemente un diritto fondamentale della persona che non può essere negato.
Occorre affermare che il matrimonio civile è un istituto giuridico non sostituibile, né surrogabile da altri, e che solo con l’accesso anche delle coppie dello stesso sesso a tale istituto sono rispettati e pienamente applicati i principi fondamentali di eguaglianza e pari dignità sociale di tutti i cittadini, sanciti dalla nostra Costituzione.
Per questa ragione, congiuntamente a questo appello di cui siamo primi firmatari, si sta promovuendo la costituzione di un Comitato nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.
È quindi a tutti i cittadini che condividono e vivono i valori della piena democrazia, sanciti solennemente nella nostra Carta costituzionale, che rivolgiamo l’invito a sottoscrivere questo appello e a unirsi a noi nella richiesta di sostenere il riconoscimento del diritto di tutti i cittadini, senza distinzioni basate sull’orientamento sessuale, a poter creare la propria famiglia e ad assumere davanti alla legge i diritti e gli obblighi che derivano dal matrimonio.
È giunto il tempo che certi diritti, come il diritto al matrimonio e a costituire una famiglia, diventino diritti certi per tutti!
IVAN SCALFAROTTO
Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico
SERGIO ROVASIO
Segretario dell’Associazione radicale Certi Diritti
Provinciafobia
Scritto da Jack in Solidarietà il 3 marzo 2010
Settimana scorsa su invito dei ragazzi dell’istituto per geometri di Pordenone, c’è stato un incontro con l’Arcigay e l’Arcilesbica di Pordenone e Udine contro il bullismo e l’omofobia. Da una parte l’iniziativa patrocinata da Provincia e Lega Nord, ha avuto il buonsenso e il coraggio di portare avanti un’iniziativa della quale spesso ci sentiamo di sottoporre all’attenzione delle istituzioni, dall’altra invece le solite manie dei nostri politicanti hanno rovinato la giornata nata sotto il migliore auspicio.
Il presidente Pdl della provincia pordenonse Alessandro Ciriani ha commentato* così l’avvenimento: «Quando ci viene chiesto il patrocinio ad iniziative che combattono forme di violenza lo diamo sempre proprio perchè tutti gli atti discriminatori sono sbagliati. L’importante, però, è che non vengano utilizzate queste occasioni per fare propaganda all’omosessualità. Allo stesso modo non sarebbe accettabile un’esaltazione del macismo».
Rincara la dose il segretario provinciale della Lega Nord, Enzo Bortolotti*: «Tutte le violenze sono da abolire, prime tra tutte quelle nei confronti dei collaborotori dello Stato alle quali stiamo assistendo. Va contrastata anche l’omofobia purché la conferenza non sia uno spot all’omosessualità. Nell’ambito privato uno può fare quello che vuole, altra cosa è la dimensione pubblica».
Propaganda? Spot? Mica si sta parlando di partiti politici ai quali serve pubblicità per essere votati!
Privato? Pubblico? Da quando l’affetto e l’amore, anche per lo stesso sesso, sono da ritenersi esclusivamente ad “uso privato”? Ma stiamo scherzando? La Provincia prima collabora ad un evento importantissimo come la lotta all’omofobia, e poi ne fa un SUO spot elettorale contro l’omosessualità…
La risposta delle due associazioni non si è fatta attendere, ed oggi hanno inviato un comunicato congiunto alla presidenza della Provincia di cui mi hanno gentilmente fatto avere una copia:
Egregio Presidente,
in merito alle sue recenti dichiarazioni sull’incontro che ha visto ospite l’Arcigay e l’Arcilesbica di Udine e Pordenone su invito dei giovani dell’Istituto Tecnico per Geometri di Pordenone, registriamo ovviamente con favore il fatto che la Provincia sostenga le iniziative contro l’omofobia e ci auguriamo che nel 2010 simili posizioni di civiltà siano da ritenersi scontate per qualsiasi istituzione pubblica.
È per questo che ci stupiamo che dalle sue parole emerga la possibilità che un confronto “contro l’omofobia” possa diventare “propaganda sull’omosessualità”.
Quest’ultima sua affermazione, peraltro totalmente priva di senso e del tutto strumentale, è lesiva della dignità delle migliaia di omosessuali, uomini e donne, della nostra Provincia per le quali lei è Presidente a tutti gli effetti.
L’omofobia miete vittime da secoli, vittime di violenze fisiche e psicologiche che restano quasi sempre nel silenzio. Una sofferenza alla quale sono sottoposti soprattutto giovani e giovanissimi, scherniti, emarginati, picchiati, rifiutati spesso dalle loro stesse famiglie.
Di fronte a questo disagio e al nostro ventennale impegno nel tentativo di creare condizioni sociali migliori, riteniamo che le Istituzioni tutte debbano rapportarsi con più rispetto e conoscenza della problematica, senza affidare le proprie esternazioni a “spot elettorali” che hanno il solo effetto di aumentare l’omofobia e non di contrastarla.
Alla sua dichiarazione si unisce quella ancor più inquietante dell’esponente della Lega Nord Enzo Bortolotti che addirittura si augura che “la conferenza non diventi uno spot all’omosessualità” e distinguendo fra “dimensione privata e dimensione pubblica” vorrebbe relegare la sfera affettiva omosessuale a qualcosa da nascondere fra le quattro mura domestiche.
Il rispetto per l’alta carica che lei ricopre, questa sì pubblica e non privata, ci spinge ad invitarla a confrontarsi direttamente con la nostra Associazione, in modo da poter imparare a conoscere meglio la nostra realtà, fatta di uomini e donne impegnati nel volontariato, perché credono in un mondo migliore in cui le differenze siano considerate una ricchezza e non motivo di divisione.
Ci consenta di condividere con l’Istituzione Provincia questa piccola utopia che può diventare realtà grazie al lavoro di tutte le persone di buona volontà, fra le quali siamo certi vorrà iscrivere il suo nome.
Cordialmente
Daniele Brosolo
presidente Comitato provinciale Arcigay Nuovi Passi Udine e Pordenone
Laura Presta
presidentessa Arcilesbica Udine
ps: grazie al mio amico Giacomo Deperu per il comunicato
*Dal Messaggero Veneto – Pordenone del 25 febbraio
Senza di Noi
Scritto da Jack in Solidarietà il 1 marzo 2010

C’era parecchia gente a Pordenone. E non solo immigrati, ma anche tanti italiani contro il razzismo. Ed è stato molto bello.
Chi Scaglia la prima pietra?
Scritto da Jack in Tecnologia il 28 febbraio 2010
Silvio Scaglia e’ stato uno dei protagonisti dell’ultima era felice delle telecomunicazioni italiane. E’ tra i fondatori di Omnitel, primo operatore mobile italiano a competere contro Telecom. E’ stato colui che ha lanciato un operatore di telecomunicazione fissa di grande successo come Fastweb portantdo nelle grandi citta’ italiane i vantaggi della connettivita’ veloce.
Silvio Scaglia e’ oggi indagato per riciclaggio di denaro. Lasciamo alla magistratura fare il suo corso e decidere se il super manager italiano e’ colpevole o meno, ma questo evento e’ sicuramente uno scossone per le gia’ difficili condizioni delle telecomunicazioni italiane.
Seppur crescendo in termini di fatturato, il mondo delle telecomunicazioni italiane ha perso di freschezza dando spazio ad investitori stranieri che hanno praticamente occupato le posizioni piu’ strategiche: Telefonica con Telecom Italia, Swisscom comprando Fastweb, Wind Italia nelle mani della famiglia Sawiris solo per menzionare alcuni esempi. Sembra che oggi non vi sia piu’ un gruppo d’imprenditori e manager capaci di rischiare e di lanciare idee nuove. Silvio Scaglia era uno di questi. Francesco Caio e’ un altro nome, di recente ritorno in Italia con il Rapporto Caio, ma con una considerevole esperienza nelle telecomunicazioni britanniche. Vittorio Colao e’ un altro nome di prestigio volato a Londra per guidare Vodafone Group.
Forse le telecomunicazioni italiane non attraggono piu’. Certo, realta’ interessanti rimangono. Tiscali, nonostante le difficolta’, si e’ riavviata. Poste Mobile suscita molto interesse; Buongiorno e Dada nell’area contenuti anche. Ma non sembrano essere capaci di guidare una nuova ondata delle telecomunicazioni italiane. Forse le condizioni per fare innovazione e produrre idee creative non ci sono piu’ in Italia. E’, forse, importante riflettere, confrontarsi e capire cosa potrebbe innescare un nuovo corso.
Kubuntu Netbook Remix su Eee Pc
Scritto da Jack in Tecnologia il 13 febbraio 2010
Da un paio di giorni stavo cercando di far funzionare la connessione wi-fi di un collega con la scheda di rete wireless dell’Eee Pc di Asus con Kubuntu Netbook Remix installato ex-novo al posto di Xp. Fin quando girava Windows il problema non sussisteva e il wireless andava a meraviglia, ma dato che il mio collega è come me – odia inconsciamente tutto quello che ha le stigmate di Redmond – ha cercato di installare Ubuntu 9.10 eliminando del tutto quella ciofeca¹ di Windows eXPerience: più facile a dirsi che a farsi.
L’estate scorsa anche mio fratello ha messo sul netbook di Asus la vecchia versione di Ubuntu, la 9.04, e non ha avuto problemi particolari – a parte installare il Network Manager che inspiegabilmente non c’era, quindi pensavo – o meglio speravo – che di grossi intoppi non ce ne fossero. Naturalmente pensavo male. Koala si installa bene ma non si riavvia alla fine della procedura d’installazione quando pone la domanda di rito “Riavvia ora, o continua a usare il Cd Live”, e quindi, dopo tre tentativi, abbiamo optato per la versione “mini” della stessa distro: Kubuntu Netbook Remix. Il mancato riavvio mi sono successivamente accorto che dipendeva dal mio cd usurato, quindi mi toccherà offrire la colazione al collega.
Scaricarla prima e installarla dopo ci ha fatto perdere un altro giorno, il secondo, ma senza perderci troppo d’animo partiamo anche questa volta per l’installazione, si spera, definitiva. Miracolo dei miracoli l’installazione dura meno di 15 minuti senza però i pacchetti lingua perché, anche questa volta, non legge la scheda di rete, dunque il problema è tutt’altro che risolto. Intanto finiamo la procedura e riavviando si materializza la mini Kubuntu sul netbook che manco ci speravamo ormai, ma tant’è… Adesso viene la parte più difficile: cercare di far leggere la scheda wireless alla distro. Con mio sommo stupore mi accorgo che legge regolarmente la scheda ethernet, per cui gli aggiornamenti di rito in teoria potrebbero anche effettuarsi, ma date le esperienze passate mi blocco un attimino e cerco prima di risolvere i problemi attuali. Googlando in giro mi accorgo che il problema fondamentalmente sta nel kernel della versione 9.10, quindi converrebbe ritornare alla 9.04 e da lì upgradare alla 9.10 DOPO aver configurato e settato tutti i parametri del network manager (del quale hanno cambiato il nome per chissà quale ansia da prestazione), e per non farci mancare nulla anche l’infrastruttura audio, passata nel frattempo da Alsa a Pulse in questa versione, non legge nulla quindi il problema invece che rientrare è addirittura raddoppiato. Poco male, sapevo già dei possibili errori audio dato che la maggior parte delle applicazioni non sono state aggiornate e usano ancora Alsa di default, per cui mi è bastato comandare di usare Pulse da “Sistema–>Configurazione audio” e spuntare “Pulse audio” come infrastruttura base, quindi scaricare alcuni pacchetti necessari. Da terminale:
sudo apt-get install libasound2-plugins "pulseaudio-*" paman padevchooser paprefs pavucontrol pavumeter
appena finisce l’installazione create il file .conf con
sudo vi /etc/asound.conf
e inserite la stringa
pcm.pulse {
type pulse
}
ctl.pulse {
type pulse
}
pcm.!default {
type pulse
}
ctl.!default {
type pulse
}
Riavviato il pc, tutto funziona a meraviglia solo che i volumi sono azzerati e non c’è nessunissima possibilità di settarli perché, a differenza di Alsa, Pulse non usa una GUI che permette graficamente di modificarne i parametri. La soluzione è avviare il mixer audio di Alsa in quanto l’unico che ci toglierà dai casini. Da terminale date
alsamixergui
dove potrete modificare i volumi delle applicazioni che usano Alsa a vostro piacimento, ma dato il plugin installato sopra praticamente tutto gira assieme in un unica modalità.
E adesso veniamo alla rete senza fili. Devo dire la verità: non sono riuscito a modificare i parametri di rete senza ritornare alla versione precedente di Kubuntu. Difatti gli amici di Canonical hanno fatto in modo di aggiornare il kernel SENZA aggiungere la scheda wireless dell’Eee Pc, quindi per usare il wi-fi del netbook si è costretti a dover installare una vecchia versione della distro, pena l’inutilità del wi-fi a scapito della portabilità. Geniale!
Come è noto è praticamente impossibile tornare ad una versione precedente da riga di comando (in realtà si può, ma è molto meglio installare la distro da principio perché avrete continuamente problemi), per cui, al quarto giorno, siamo ritornati alla versione 9.04 del remix di Kubuntu, e aggiornando nuovamente i parametri di cui sopra, finalmente il mio collega ha una Kubuntu Netbook Remix funzionante e – mio avviso – che gestisce male un po’ tutto. A questo punto ci è rimasto solo di fare l’upgrade alla 9.10 e reinstallare i driver della scheda wireless cercandoli in rete, dopo – pare – che tutto giri a meraviglia. Certo, di Firefox in questo momento ce ne’ due, un’icona che lancia l’applicazione e l’altra che lo reinstalla all’infinito senza che si possa eliminarla nemmeno dalla scrivania perché elimina anche l’altra, però devo dire che per il momento ho fatto un buon lavoro (pardon: abbiamo fatto) e anche se preferisco di gran lunga una Ubuntu normale alla remix, il gioco di certo vale la candela. Anche perché, come si dice, chi s’accontenta gode, e il mio collega in questo momento sta godendo come una scimmia.
E’ stata una settimana all’insegna della ricerca in rete di soluzioni ottimali per far funzionare a dovere un sistema operativo che sulla carta è user friendly, ma l’esperienza maturata mi ha insegnato che con Linux tutto è possibile, e come dice Eugenio: “per il resto sembra ragionevolmente stabile e la procedura di installazione e configurazione è piuttosto semplice in confronto, per esempio, a cercare di suonare il pianoforte con i testicoli”. L’Open Source, alla fine, è tutto racchiuso in questa frase.
Au revoir mes amis!
¹Sotto Eee Pc
[Per Citynews]
Hadopi va oltreconfine e oltreoceano
Scritto da lufo88 in Notizie, Tecnologia il 1 febbraio 2010
In Francia Hadopi è legge da tempo, pur non essendo il progetto originale. Il problema è che la cosa sta intrigando anche altri paesi.
Prima fra tutti il Belgio, dove però si parla anche di incentivare un alternativa al download illegale, cosa che in Francia non verrebbe fatta. Insomma una sorta di “scusante” in più, perché vorrebbe dire che se hai scaricato non puoi obiettare che non c’erano altri modi.
Adesso anche nei democraticissimi USA si comincia a parlare timidamente di questo sputo in faccia alla libertà.
Il problema della politica dei tre colpi è uno solo: va a togliere uno strumento indispensabile per la libertà di espressione, si subordina, in pratica, un diritto di tutti ad un diritto di pochi (il copyright).
Ma è tanto difficile capire che per la maggior parte dei casi chi scarica è uno che non avrebbe mai acquistato il prodotto (cliente mai esistito)? Ma è tanto difficile capire che di solito chi scarica musica e film dopo li acquista legalmente o li va a vedere (perché offrono cose che non si possono ottenere con il download illegale)?
Insomma è tanto difficile per le major offrire al pubblico qualcosa che non si può ottenere tramite il download illegale? Viceversa è un business destinato al fallimento.
Solo due piccole aggiunte
Scritto da lufo88 in Tecnologia il 31 gennaio 2010
Un articolo breve, ma interessante su Repubblica su come potenziare il segnale wi-fi del router. Ottimo il consiglio della parabola in carta stagnola e sul discorso che diminuisce il raggio di ampiezza del segnale.
Ottimo anche il sito consigliato per i prezzi: Kelko, un po’ il vangelo dei prezzi.
Nell’articolo mancano tre cosette che mi permetto di aggiungere, due più per ottimizzare il segnale che per potenziarlo, la terza come soluzione “pasticciata” ma che può servire:
1) Per “potenziarlo” è bene rimuovere ogni oggetto possibile tra il router e il pc. Attraversa i muri è vero, ma comunque subisce una certa attenuazione.
2) Tenere lontano il router da forni a microonde e cordless che lavorano sulle stesse frequenze*
3) Anziché acquistare un ripetitore wireless, si può acquistare un semplice access point (che costa un po’ di meno) con cui collegarsi tramite cavo LAN. Soluzione un po’ farlocca, ma tre metri guadagnati a volte fanno la differenza. L’unico impedimento è il filo.
*Prima che qualcuno commenti che il wireless fa male perché lavora sulle stesse frequenze del microonde invito a dare un’occhiata alla potenza: 2000W per il forno, meno di 0,1 per il wireless.
Apple iPad
Scritto da Jack in Tecnologia il 28 gennaio 2010
“E’ la migliore web experience che possiate avere”, “la cosa migliore che abbia mai fatto”. Parte così la presentazione dell’iPad, il nuovo device all-in-one mostrato in anteprima da Steve Jobs allo Yerba Buena Center di San Francisco durante l’annuale evento targato Apple.
Ne ho scritto su Citynews, fateci un salto
Ragionando sui pregiudizi/2

Riprendo a condividere con chi lo voglia la mia lettura del documento “da un’idea di Andrea Civati”, nella speranza che si apra un vero scambio di idee e non il solito scontro ideologico fra i battaglioni della verità assoluta – ancorché parziale – e le loro grida ciecamente contrapposte, servitù e tramite di un potere che non li considera altro che oggetti da spostare a piacere e da sacrificare a se stesso.
Questa volta però inizio da una sorta di “conclusione”, cercando di estrinsecare, pur condensandolo, il mio pensiero sull’argomento.
Di solito sorvolo sugli slogan fatti di mezze verità, da qualsiasi parte vengano; non mi prendono né mi han mai preso, come qualsiasi altra pubblicità, da cui differiscono solo perché, seguendoli a occhi bendati, siamo proprio noi a tramutarci “da noi” in oggetti sulle scansie di un supermercato.
Nei secoli passati, in nome di Dio o del mero profitto – nonché di Dio prestato al profitto – sono state sacrificate anime e culture, devastati popoli, calpestate usanze e questo continua tuttora come se i secoli fossero trascorsi senza lasciar altro segno o messaggio che consegnarsi alla massa per soddisfare le brame di pochi.
Pochi che saranno anche qualche migliaio ma in rapporto alla densità sul globo restano comunque pochi in confronto alle masse che sfruttano. E non è che consegnandoci volontariamente alla massa contribuiremo alla sua sopravvivenza, ci annegheremo e basta, e convinti di veleggiare con l’ipod ultimo modello o il televisore a parete o la “presenza” su internet purchessia ma comunque gestiti da un potere sempre più lontano e rarefatto nonché discutibile nel suo essere umano.
Noi – e intendo noi nati nella seconda metà del secolo scorso – siamo cresciuti con la favola dell’integrità nazionale, quel “nazionale” ancora troppo recente che si è compiuto nel ’18 e nel ’45, se non per tutta l’Italia almeno qui, regione di confine da sempre contesa.
Noi, italiani, ci piaccia o meno siamo tutti “di sangue misto” per i passaggi e le dominazioni che ci hanno attraversato nei secoli, a volte veri olocausti.
E proprio da questo è più che probabile derivino le nostre specifiche peculiarità, la fantasia in testa.
E, nella coscienza di ciò, non è certo il colore della pelle che mi frena a una fratellanza.
Ma, se leggendone sui libri di storia si può aver l’impressione che invasioni e guerre siano durate il tempo di un respiro, in realtà seguivano altri ritmi, annosi, in cui i nostri antenati trovarono il tempo lento di un reciproco smussare usanze fra conquistati e conquistatori, fino ad arrivare – attraversando le generazioni – a una cultura condivisa, almeno a grandi linee.
Perché tutti qualcosa lasciarono e qualcosa presero nella comune evoluzione stanziale.
Oggi, in questa sofferta fine / inizio millennio, è proprio questo tempo che vien meno con un’immigrazione incontrollata, vien meno il diritto dei popoli di mescolarsi secondo un ritmo che sia umano e non spinto in esclusiva dagli interessi economici dei soliti pochi.
Perché la “cultura nazionale” è un processo ancora in atto nella mescolanza “etnica” (“campanilistica” sarebbe forse più corretto) fra le persone native di questa lunga Italia, un processo che paradossalmente sta trovando nuova spinta proprio dall’immigrazione ma che non va scambiato o sventolato come razzismo quanto riconosciuto nel suo bisogno di affermare una cultura nazionale ancora, secolarmente, troppo giovane, inculcata da decenni ma non pienamente assorbita.
E che quindi si sente fragile, stretta in mezzo ad altre più antiche e ricche di certezze.
Proprio come gli stessi anni cinquanta del secolo scorso, con la loro spinta quasi compulsiva alla modernità, hanno creato un divario quasi tangibile fra noi e i nati nell’epoca monarchia / fascismo, epoca che, come l’ultima guerra, non abbiamo conosciuto e che ci appare molto più lontana nel tempo da quel che in effetti è, tanto che ancora non è stata consegnata definitivamente alla storia.
Per dirla in metafora, con acqua, farina, sale, lievito ed olio si fan un sacco di cose buone, dal pane alla focaccia alla pizza; e forse ci ha uniti più la pizza del pane, di certo è ormai un simbolo d’Italia nel mondo.
La pizza, non la farina. Eppure noi, esseri umani di qualsiasi colore, stiam venendo sballottati come sacchetti da riempire di farina.
E ora questa fragilità noi dovremmo metterla in discussione, smontarla e rimontarla, in un reciproco adattamento.. o accettare che venga semplicemente fatta a pezzi e gettata, una gomma che annulla secoli di faticosa storia di questo nostro popolo.
Perché questo è il “ringiovanimento demografico” che vien decantato in quel testo di Civati.
E per avvicinarsi alla verità bisogna dirlo.
Altrimenti le statistiche restano delle cifre qualsiasi. Nonché, avulse da una qualsiasi proiezione, inutili.
Continuando dunque a tener per buone le cifre del documento di Civati – che non ho messo in discussione in quanto tali – gli immigrati presenti in italia erano, un anno fa (1 gennaio 2009) 4.820.000 fra regolari e irregolari (esclusi quindi i clandestini) e ben 500.000 in più dell’anno precedente, quindi ben oltre a un aumento del 10% di nuove presenze. Se questo sarà il trend anche per i prossimi anni, e considerando che l’andamento di crescita generale della popolazione – italiani e stranieri – sia dello 0.8%, a breve saranno ben più del 10% degli italiani ed entro il 2018 più del 20%.
In altre parole fra 10 anni si potrebbero contare 15 milioni di stranieri e fra 20 anni, cioè nel 2030, più del 50% della popolazione italiana sarebbe straniera o di origine straniera.
E in questo scenario che senso conservano i termini friulano, napoletano, lombardo, siciliano, a noi così, e orgogliosamente, cari? Si può considerare ancora l’Italia una nazione? Uno stato di integrità nazionale? Sono sufficienti questi pochi anni per trasmettere le nostre peculiarità, la nostra cultura, la nostra sofferta integrazione? I nostri campanilismi? Le nostre contraddizioni o la nostra particolare nonché secolare creatività a questa moltitudine?
Perché questa è la “cittadinanza” di un Paese, è comprenderlo e accettarlo come il proprio. E noi che abbiamo impiegato secoli, possiamo trasmettere questo patrimonio a così tanta gente – e di etnie tanto diverse fra loro – in così poco tempo?
Se la risposta è negativa non c’è alcun scandalo nella mia frase in precedenza, “è grazie agli immigrati che noi moriamo”, e forse anche Andrea Civati ora l’ha compreso.
Inoltre, in contemporanea a questa immigrazione c’è la spinta neppure tanto sotterranea dei media a una nostra rinnovata emigrazione, soprattutto dei cosiddetti “cervelli”, il modo più semplice per spogliare del tutto un territorio.
Sembra quasi che non si voglia affrontare il problema in modo umano quanto razionale, che lo si neghi piuttosto che guardare avanti.
Ps: ancora non ho finito. Il seguito appena ne avrò il tempo.
iRosiconi
Scritto da Jack in Tecnologia il 26 gennaio 2010
Pare sia questo il cazzebubbolo in tablet che Steve Jobs lancerà domani durante il solito evento annuale delle sciccose novità della mela (“Come see our latest creation”). Su, mancano solo 24h al keynote che si terrà, come al solito, allo Yerba Buena Center for the Arts Theater di San Francisco alle 10 locali, le 19 in Italia. Forse in streaming dovrebbe vedersi qualcosa…





È stato detto