Archivio per la categoria Solidarietà

Civiltà di un prodotto tipico [update]

E’ stata presentata a Udine la nuova campagna contro l’omofobia con dei manifesti molto discussi in regione. Il manifesto che vedete sopra è particolare perché unisce le specialità tipiche friulane, con il bacio tra Giacomo e Stefano. La campagna, i cui manifesti sono sia al maschile che al femminile, ha celebrato due compleanni molto importanti: la giornata mondiale contro l’omofobia che cade domani 17 maggio; e l’anniversario di Nuovi Passi, la mitica ArciGay di Udine e Pordenone che proprio in questi giorni festeggia vent’anni di attività.

Per l’occasione il vice presidente di ArciGay Giacomo Deperu (a sinistra nel manifesto) è stato intervistato da Gigi Di Meo su TelePordenone assieme al presidente dei Radicali friulani Stefano Santarossa.
Piccola curiosità: Giacomo era mio compagno di mozione durante la campagna congressuale per Marino, mentre Stefano è consigliere comunale a San Quirino, città a due chilometri dalla mia.

Sotto trovate l’intervista su TPN di Giacomo e Stefano, mentre sul sito di ArciGay i riferimenti alle giornate della civiltà.

[Update] ho chiesto un commento a Giacomo Deperu per il Pd di Cordenons, e con parecchie critiche ne ho scritto qui.

Immagine anteprima YouTube

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Io sto con i miei dubbi

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Affermazione Civile

Martedì 23 marzo 2010 sarà un giorno importante per la storia italiana.

Il 23 Marzo la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità di alcune norme del Codice Civile (Articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis) che, in materia di matrimonio e famiglia, nel riferirsi genericamente a “marito” e “moglie”, discriminano le coppie di persone dello stesso sesso.

È da sottolineare che in Italia non esiste una definizione legale di matrimonio, né un divieto espresso al matrimonio tra persone dello stesso sesso, né la differenza di sesso è esplicitamente richiesta quale condizione per contrarre matrimonio.

Al contrario sono molti i principi costituzionali che ammoniscono contro l’esclusività del paradigma eterosessuale del matrimonio civile. Tra i più importanti la tutela della dignità di ognuno di cui all’art. 2, quindi il principio imperativo di uguaglianza, affermato dall’art. 3, infine le disposizioni della Carta di Nizza, patrimonio anche dell’Italia grazie all’art. 117.

Inoltre il diritto a sposarsi è sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza.

Perciò dichiariamo che siamo profondamente convinti che a tutti i cittadini e a tutte le cittadine debba essere garantita parità e uguaglianza e pertanto anche il diritto di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale.

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Il 23 marzo la Corte costituzionale potrà finalmente ribadire la distinzione tra matrimonio religioso e matrimonio civile e affermare che il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non è un tema eticamente sensibile, ma semplicemente un diritto fondamentale della persona che non può essere negato.

Occorre affermare che il matrimonio civile è un istituto giuridico non sostituibile, né surrogabile da altri, e che solo con l’accesso anche delle coppie dello stesso sesso a tale istituto sono rispettati e pienamente applicati i principi fondamentali di eguaglianza e pari dignità sociale di tutti i cittadini, sanciti dalla nostra Costituzione.

Per questa ragione, congiuntamente a questo appello di cui siamo primi firmatari, si sta promovuendo la costituzione di un Comitato nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.

È quindi a tutti i cittadini che condividono e vivono i valori della piena democrazia, sanciti solennemente nella nostra Carta costituzionale, che rivolgiamo l’invito a sottoscrivere questo appello e a unirsi a noi nella richiesta di sostenere il riconoscimento del diritto di tutti i cittadini, senza distinzioni basate sull’orientamento sessuale, a poter creare la propria famiglia e ad assumere davanti alla legge i diritti e gli obblighi che derivano dal matrimonio.

È giunto il tempo che certi diritti, come il diritto al matrimonio e a costituire una famiglia, diventino diritti certi per tutti!

IVAN SCALFAROTTO
Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico
SERGIO  ROVASIO
Segretario dell’Associazione radicale Certi Diritti

FIRMATE L’APPELLO!!

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Provinciafobia

Settimana scorsa su invito dei ragazzi dell’istituto per geometri di Pordenone, c’è stato un incontro con l’Arcigay e l’Arcilesbica di Pordenone e Udine contro il bullismo e l’omofobia. Da una parte l’iniziativa patrocinata da Provincia e Lega Nord, ha avuto il buonsenso e il coraggio di portare avanti un’iniziativa della quale spesso ci sentiamo di sottoporre all’attenzione delle istituzioni, dall’altra invece le solite manie dei nostri politicanti hanno rovinato la giornata nata sotto il migliore auspicio.

Il presidente Pdl della provincia pordenonse Alessandro Ciriani ha commentato* così l’avvenimento: «Quando ci viene chiesto il patrocinio ad iniziative che combattono forme di violenza lo diamo sempre  proprio perchè tutti gli atti discriminatori sono sbagliati. L’importante, però, è che non vengano utilizzate queste occasioni per fare propaganda all’omosessualità. Allo stesso modo non sarebbe accettabile un’esaltazione del macismo».

Rincara la dose il segretario provinciale della Lega Nord, Enzo Bortolotti*: «Tutte le violenze sono da abolire, prime tra tutte quelle nei confronti dei collaborotori dello Stato alle quali stiamo assistendo. Va contrastata anche l’omofobia purché la conferenza non sia uno spot all’omosessualità. Nell’ambito privato uno può fare quello che vuole, altra cosa è la dimensione pubblica».

Propaganda? Spot? Mica si sta parlando di partiti politici ai quali serve pubblicità per essere votati!

Privato? Pubblico? Da quando l’affetto e l’amore, anche per lo stesso sesso, sono da ritenersi esclusivamente ad “uso privato”? Ma stiamo scherzando? La Provincia prima collabora ad un evento importantissimo come la lotta all’omofobia, e poi ne fa un SUO spot elettorale contro l’omosessualità…

La risposta delle due associazioni non si è fatta attendere, ed oggi hanno inviato un comunicato congiunto alla presidenza della Provincia di cui mi hanno gentilmente fatto avere una copia:

Egregio Presidente,

in merito alle sue recenti dichiarazioni sull’incontro che ha visto ospite l’Arcigay e l’Arcilesbica di Udine e Pordenone su invito dei giovani dell’Istituto Tecnico per Geometri di Pordenone, registriamo ovviamente con favore il fatto che la Provincia sostenga le iniziative contro l’omofobia e ci auguriamo che nel 2010 simili posizioni di civiltà siano da ritenersi scontate per qualsiasi istituzione pubblica.

È per questo che ci stupiamo che dalle sue parole emerga la possibilità che un confronto “contro l’omofobia” possa diventare “propaganda sull’omosessualità”.
Quest’ultima sua affermazione, peraltro totalmente priva di senso e del tutto strumentale, è lesiva della dignità delle migliaia di omosessuali, uomini e donne, della nostra Provincia per le quali lei è Presidente a tutti gli effetti.
L’omofobia miete vittime da secoli, vittime di violenze fisiche e psicologiche che restano quasi sempre nel silenzio. Una sofferenza alla quale sono sottoposti soprattutto giovani e giovanissimi, scherniti, emarginati, picchiati, rifiutati spesso dalle loro stesse famiglie.
Di fronte a questo disagio e al nostro ventennale impegno nel tentativo di creare condizioni sociali migliori, riteniamo che le Istituzioni tutte debbano rapportarsi con più rispetto e conoscenza della problematica, senza affidare le proprie esternazioni a “spot elettorali” che hanno il solo effetto di aumentare l’omofobia e non di contrastarla.

Alla sua dichiarazione si unisce quella ancor più inquietante dell’esponente della Lega Nord Enzo Bortolotti che addirittura si augura che “la conferenza non diventi uno spot all’omosessualità” e distinguendo fra “dimensione privata e dimensione pubblica” vorrebbe relegare la sfera affettiva omosessuale a qualcosa da nascondere fra le quattro mura domestiche.

Il rispetto per l’alta carica che lei ricopre, questa sì pubblica e non privata, ci spinge ad invitarla a confrontarsi direttamente con la nostra Associazione, in modo da poter imparare a conoscere meglio la nostra realtà, fatta di uomini e donne impegnati nel volontariato, perché credono in un mondo migliore in cui le differenze siano considerate una ricchezza e non motivo di divisione.

Ci consenta di condividere con l’Istituzione Provincia questa piccola utopia che può diventare realtà grazie al lavoro di tutte le persone di buona volontà, fra le quali siamo certi vorrà iscrivere il suo nome.

Cordialmente

Daniele Brosolo
presidente Comitato provinciale Arcigay Nuovi Passi Udine e Pordenone

Laura Presta
presidentessa Arcilesbica Udine

ps: grazie al mio amico Giacomo Deperu per il comunicato
*Dal Messaggero Veneto – Pordenone del 25 febbraio

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Senza di Noi

C’era parecchia gente a Pordenone. E non solo immigrati, ma anche tanti italiani contro il razzismo. Ed è stato molto bello.

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Il Pd allo sciopero del primo marzo

Forse bruciati dal No-Bday, il Partito Democratico ha deciso di aderire allo sciopero degli immigrati del primo marzo. Ne spiega i motivi Livia Turco:

Vi ringrazio per per aver avuto il coraggio, l’intelligenza e l’entusiasmo di lanciare un sasso capace di smuovere le acque e di suscitare tanti cerchi e tante onde. Le acque, i cerchi, le onde della partecipazione, della volontà di esserci insieme, Italiani e nuovi Italiani, Italiani e nuovi cittadini. Per costruire una civile convivenza. Per urlare insieme “No al Razzismo, sì alla civile convivenza”. C’è bisogno di fiducia, di protagonismo, di relazioni umane. C’è bisogno di obiettivi concreti e condivisi per cambiare le brutte leggi sull’immigrazione e migliorare la qualità della vita di tutti coloro che soffrono la precarietà, che vivono la disoccupazione, che patiscono la povertà. C’è bisogno di unità e convergenza per difendere la nostra democrazia e renderla più forte. Io sarò con voi il Primo Marzo. Saremo in tanti del Pd con voi. Daremo il nostro contributo a questa giornata della partecipazione e perchè nasca una primavera della civile convivenza. Faremo la nostra parte in Parlamento, nelle Istituzioni locali e sul territorio per difendere e promuovere la dignità degli immigrati, favorire la loro partecipazione politica, favorire l’incontro tra Italiani ed immigrati.

Ancora una volta, grazie!

Con amicizia.

Livia Turco

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Anno nuovo razzismo vecchio

Public enemy
[Public enemy by Sanoi]

Le vittime sono state attaccate da gruppi di razzisti in orari diversi e ridotti in gravi condizioni, tali da necessitare il ricovero al CTO di Firenze e interventi di ricostruzione maxilo-facciale con lunghe prognosi. Altre segnalazioni riferiscono di ulteriori episodi violenti, non denunciati dagli aggrediti extracomunitari, timorosi di subire le conseguenze del pacchetto sicurezza, che non consente a chi non ha il permesso di soggiorno di ricorrere alla giustizia e, anzi, pone costoro in condizione di essere arrestati, rinchiusi nei Cie – carceri per migranti simili a lager – e infine deportati verso Paesi in crisi umanitaria”.

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Succede in Italia

Jailed
(jailed by anguila40 / Alejandro Groenewold)

L’11 novembre scorso, Said è stato arrestato e condotto al Cie di Gradisca, dove è stato identificato e ha ricevuto un decreto di espulsione. Nonostante soffra di una depressione e il medico curante gli abbia prescritto un antidepressivo, le autorità gli hanno negato, poche ore prima dell’abuso nei suoi confronti, di assumere il farmaco. Said ci ha raccontato al telefono che nella notte fra lunedì e martedì scorso, tre guardie lo hanno prelevato dalla sua cella, conducendolo in un’altra, dove gli è stato intimato di togliersi gli occhiali perché l’avrebbero sottoposto a un pestaggio.

Ci ha inoltre confessato che per dare un esempio agli altri carcerati, è stato consentito ad alcuni detenuti di assistere alla violenza. Anche operatori in servizio preso il centro hanno presenziato alla violazione dei suoi diritti umani. Said è stato picchiato con inaudita brutalità al capo, al tronco e in diverse altre parti del corpo, con pugni e colpi di manganello. Solo dopo averlo lasciato a terra, pesto e sanguinante, le guardie hanno consentito agli operatori di portarlo al pronto soccorso, dove è stato medicato”.

Succede in Italia, non in Mozambico.

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Figli di puttana

Un caso come un altro sui treni dirà qualcuno. La verità è che un po’ di ragione ce l’hanno. Troppe volte ho visto controllori arroganti che facevano multe alle persone più sfortunate di questo mondo senza un minimo di comprensione.

Ma qui credo si sia superato il limite. Ad un ragazzo senza braccia che non ha potuto fare il biglietto, non solo lo si umilia, ma lo si fa anche scendere! Passi il controllore str****, ma il capotreno e i due poliziotti che anziché dire “ma che c**** fai (fate) ? Ma vai (andate) a lavorare invece di tormentare la gente!” la aiutano, anzi la sostengono!

La chicca finale è la denuncia del controllore alla polizia ferroviaria per “offese” a chi ha denunciato lo scempio, ovvero l’articolista.

Io mi auguro che Trenitalia intervenga e che ponga rimedio.

UPDATE
Trenitalia si scusa e promette indagini. Intanto altri testimoni precisano e/o rettificano  l’articolo. Pare che almeno un controllore (non facente parte dei quattro) abbia cercato di fare tutto quanto era in suo potere (e non) per ridurre il disagio.

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Primo Marzo 2010: Sciopero degli stranieri

Non volete immigrati tra i piedi? Benissimo: provare per credere. Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un giorno? Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti…si fermassero tutti insieme? E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi? E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti?

Nadia Lamarkbi, una giornalista di origine marocchina, ha lanciato in Francia, nel suo Paese, la proposta di una giornata senza immigrati: il primo sciopero degli stranieri che dovrebbe celebrarsi il prossimo 1 marzo. Quel giorno, i lavoratori immigrati dovrebbero astenersi dal lavoro e tutti gli altri (disoccupati, casalinghe, studenti) dalle comuni attività di consumo (acquistare cose, prendere i mezzi pubblici). L’obiettivo è rendere evidente il danno e il disagio che la società verrebbe a soffrire se tra le sue maglie non ci fossero gli immigrati.
Daimarely Quinterno, cubana, e Stefania Ragusa, giornalista italiana, dopo aver letto la notizia, hanno deciso di formare un gruppo su Facebook e hanno aperto anche un blog per provare a organizzare una giornata analoga anche in Italia. Il gruppo è stato creato e in poche ore ha già raccolto migliaia di adesioni, persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni, accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese.

[Via Metilparaben e BeffaTotale]

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