Archivio per la categoria Cose mie

Rabbia e consapevolezza

“E’ colpa tua e dei tuoi se oggi ci siamo incagliati sull’art. 45. Tutto lo Statuto è condiviso. E’ per i vostri ricatti che siamo a questo punto. Non sognatevi che io mi dimetta, in nessun caso. Se il vostro obiettivo è questo, scordatevelo…”

In queste parole di Debora Serracchiani c’è tutta la consapevolezza, la rabbia, il rancore e forse l’odio per la vecchia nomenklatura del Pd FVG che ha permesso di approvare lo Statuto regionale in tutti i suoi punti cardini, tranne l’art. 45 sui limiti ai mandati dei dirigenti in regione. Ne ho fatto un lungo articolo che gli amici di Giornalettismo mi hanno pubblicato oggi. Io penso sia interessante e vorrei un vostro parere.

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Programmi

Mi rendo conto che in questi ultimi giorni sono stato poco presente sul blog, ma è stato per una buona causa. Da alcune settimane sto curando la comunicazione web del circolo del Pd di Cordenons, per cui, tra eventi normalmente da programmare e convegni da promuovere, il tempo che rimane è decisamente poco.

Per dirvene solo due: per oggi pomeriggio alle 17.30 abbiamo organizzato, assieme al provinciale, la manifestazione a favore della Democrazia (Sì alle regole. No ai trucchi) che si terrà a Pordenone in concomitanza con quella nazionale a Roma, dove interverrà, oltre alle maggiori cariche provinciali e regionali, anche l’attrice Carla Manzon la quale leggerà testimonianze di cittadini che hanno duramente pagato per non aver rispettato le regole che questo Governo sta infrangendo; mentre per mercoledì prossimo 17 marzo, il circolo di Cordenons ha organizzato un convegno sulla scuola denominato “Il Governo mette in ginocchio la scuola” con la partecipazione del consigliere regionale del Pd Franco Codega, del dirigente scolastico Sergio Chiarotto, del segretario regionale CISL Scuola FVG Donato Lamorte, con Sonia D’Aniello rappresentante del Comitato Genitori Pordenone, e il vicesindaco e assessore alla Cultura, Istruzione e Associazionismo di Cordenons Alberto Fenos. Tutto questo naturalmente ha bisogno di un notevole dispendio di energie in fase organizzativa, ma anche – e nel mio caso è primario – di un notevole supporto comunicativo per far sì che gli eventi vengano pubblicizzati a dovere.

Per far fronte alla mole di lavoro che ci siamo dovuti sobbarcare, abbiamo pensato di aprirci un profilo su Facebook che sta andando alla grande (in meno di due settimane abbiamo già oltre 160 “amici”) dove andiamo a promuovere gli eventi e i convegni che organizziamo, e un account su Twitter dove inseriamo, man mano che arrivano, le notizie in 140 caratteri della provincia di Pordenone e del comune di Cordenons, senza disdegnare le notizie regionali che troviamo interessanti. A tutto questo naturalmente si aggiunge il blog che è da sempre il centro focale di tutta la comunicazione web del circolo. Ma non contenti del lavoro già svolto finora, abbiamo invitato Matteo Colaninno il mese prossimo per parlarci di welfare e lavoro, e una sorpresa che è ancora solo una proposta ma che se diventa realtà è davvero una gran bella cosa per la città che mi ha adottato 10 anni fa.

Insomma, una giornata dura solamente 24h e me ne servirebbero almeno il doppio, ma con tutto ciò sono ben felice della piega che stanno prendendo le cose perché quando si fanno con passione tutto diventa sopportabile e lo stress lo butti alle spalle. Per quanto riguarda OpenWorld l’ho detto: ho poco tempo da dedicare a voi, ma sono ben consapevole che i miei degni compari sanno come non farvi rimpiangere la mia presenza. Per cui hasta la vista and enjoy ;)

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Siamo quello che la tv dice

Nel 1967 Ennio Flaiano scriveva: “fra 30 anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”. Ne sono passati quaranta e oggi è ancora più semplice: la televisione si è trasferita al governo. Dov’è il telecomando per spegnere?

Una delusa Chiara Lalli dipinge un’Italia, nata dai programmi televisivi, che su certi argomenti è ancora anni luce dalla realtà e lontano dagli stereotipi di “nazione avanzata” in cui geograficamente apparteniamo.

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Eroi

Al mondo ci sono delle persone che per il loro modo di fare, o solo per il loro modo di essere, riescono a fare in modo che il mondo si ricordi di loro. Questo è il mio eroe!

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Basta pensarci

Domani alle nove ci sarà – probabilmente – l’ultima assemblea regionale in FVG per approvare lo statuto regionale del Partito Democratico. Il Friuli è l’unica regione in Italia a non aver ancora approvato uno statuto, e solo chi ha fatto parte della delegazione regionale sa quanto siano stati difficili questi quattro mesi dall’elezione a segretario di Debora Serracchiani.
Appena formata la segreteria, la Serracchiani ha cercato immediatamente di mediare con il coordinamento di chi, di fatto, ha vinto il congresso regionale – Gianfranco Moretton - ma dopo innumerevoli vicissitudini, tra un tira e molla e l’altro, si è arrivati alla data di domani senza sapere effettivamente se e come verrà approvato questo statuto.

Moretton è il capogruppo in regione per il Pd, e forte degli oltre settemila sostenitori è il personaggio più in vista e potente dell’intero Friuli. Che abbia appoggiato la mozione Franceschini, come la stessa Debora Serracchiani, è solo un caso del quale si è formata tutta la sua esperienza politica. Essendo un ex Margherita, Moretton si è naturalmente inserito in un contesto politico moderato – lo stesso che appartiene a Franceschini – e quindi tra i tre candidati alla poltrona di segretario nazionale è logico che abbia appoggiato l’ex segretario. Di contro la Serracchiani è stata, e per certi versi lo è ancora, l’anima sporca del Pd regionale e nazionale: giovane, con un esperienza politica abbastanza limitata (consigliere comunale a Udine, segretario nel capoluogo friulano, mestierante solo dal 2005), e all’interno di quella corrente che fa del rinnovamento il suo punto di forza. Tutte doti che Moretton non vede di buon occhio perché dopo oltre un decennio di carriera politica regionale, non accenna a diventare una mera figura di contorno (leggasi Lodovico Sonego) per lasciare spazio alle nuove leve del partito.

La mediazione di Debora all’inizio di questa travagliata avventura statutaria è stata quella di convincere il gruppo dei morettoniani ad accettare la regola dei due mandati con deroga: una specie di premio di consolazione per chi, eletto per due legislature, doveva richiedere l’approvazione della maggioranza dell’assemblea per poterne fare una terza. Sulla base dei due mandati è stata fatta tutta una serie di incontri con i tre candidati alla segreteria regionale i quali si dicevano favorevoli all’inserimento in statuto di questa legge tanto da farne, ognuno per proprio conto, il cavallo di battaglia della campagna congressuale. Chiedendo una mediazione e una modifica delle regole statutarie promesse in fase congressuale, appena nata la segreteria si stava già partendo col piede sbagliato, ma pur di far approvare lo statuto in tempi relativamente brevi, sia la Serracchiani che i due candidati sconfitti si erano dimostrati d’accordo con questa nuova specifica. Da principio anche Moretton si era reso disponibile per un dibattito sui due più deroga, salvo poi, accortosi che la regola era retroattiva, tirarsi indietro perché, anche in questo caso, sarebbe stato out alle prossime elezioni. Ed è in questa fase che inizia l’ostruzionismo.

Serracchiani, con un moto di orgoglio condivisibilissimo, arretra completamente mostrando all’assemblea l’intenzione di tornare ai due mandati secchi e quindi mantenere le promesse della campagna elettorale. A questo punto sia il gruppo dei bersaniani che quello dei mariniani, oltre ai vari coordinamenti provinciali di tutte le mozioni, iniziano a sragionare e pensare solo alle loro posizioni e si aggrappano alle solite varie ed eventuali, tra cui quella dei tre mandati secchi o dei due mandati più deroga con la sola approvazione dei delegati presenti in assemblea. Insomma, un casino bestiale.

Con l’aria che tira in questo momento in assemblea sfido chiunque a capirne qualcosa sulle intenzioni dei singoli gruppi domani mattina, ma dato che il treno è già passato da un pezzo credo comunque che domani ci sarà fumata bianca e la definitiva approvazione dello statuto. L’unico che potrebbe tirare la giacca ai vari delegati è il solito Moretton perché, se si invalida l’approvazione, si tornerà per forza di cose allo statuto nazionale, ovvero i tre mandati secchi senza appello.

La cosa che fa scalpore in questo casino friulano è che durante la fase congressuale si sentiva, in un verso o nell’altro, una voglia e sentore di rinnovamento come non si vedeva da molti anni. Serracchiani con la sua freschezza e giovinezza aveva tutte le carte in regola per essere il segretario del futuro tanto da poter diventare lo spettro del cambiamento anche nel nazionale. La cosa più bella di questo rinnovamento mi piace pensare sia partito dalla mia provincia, Pordenone, con la candidatura l’anno scorso di Giorgio Zanin alla presidenza della provincia. Giorgio, vincendo l’8 marzo quasi a sorpresa le primarie contro Sergio Chiarotto ma uscendo sconfitto alle amministrative nell’estate dello stesso anno, ha reso un enorme favore al Pd provinciale per due motivi: il primo perché ci ha messo la faccia contro tutto e tutti – vincendo le primarie contro il candidato dei capibastone – e favorendo quell’atmosfera di nuovismo che ci voleva in quel particolare periodo politico; e in secondo luogo perché probabilmente ai democratici pordenonesi non pareva nemmeno vero che uno così burbero, ma sincero nell’anima, si sia fatto avanti e abbia raggranellato così tanti sostenitori tra i segretari dei circoli della provincia facendo campagna elettorale praticamente senza soldi ma con tanto spirito d’abnegazione da arrivare, da solo e con le proprie forze, nel cuore dei sostenitori di sinistra facendoli falsamente sperare in un rinnovamento totale e completo. Così naturalmente non è stato, soprattutto perché chi tirava i fili della campagna Chiarotto era quel Gianfranco Moretton pordenonese e potentissimo in provincia quanto in regione.

Come volevasi dimostrare Zanin ha sostenuto la mozione Franceschini a fianco di Debora Serracchiani con i suoi Semplicemente Democratici (SemDem), ma contro lo schiacciasassi Moretton la voglia di cambiamento e la forza dell’età non possono chiaramente bastare. Complice il nome della lista non particolarmente azzeccato (Semplicemente Democratici per Franceschini), la Serracchiani ha avuto i numeri per diventare segretario dagli elettori alle primarie, ma si è vista sfuggire la leadership del partito regionale dal grosso dei delegati assemblati nella lista di Moretton (Democratici con Dario Franceschini): praticamente è successo come al governo Prodi nato per vincere ma non per governare.

Quello che finora ho scritto ha due valenze, se così si possono chiamare: la prima che non basta essere giovani, puri e incazzati per comandare in una regione col più alto tasso di produttività politica italiana (dati dello scorso anno letti su carta); la seconda considerazione è dovuta al fatto che le poltrone ai politici – che siano ex Dc, ex Margherita ex pippe e tutto il resto – non le togli andando su internet scassando le balle alla segreteria nazionale facendoti una notorietà tanto da portarti all’estero per far politica e in regione per fare il segretario. Le togli sbattendo i pugni sul tavolo e facendoti valere anche se non hai i numeri. E se in questo preciso momento vi sto sembrando a favore della Serracchiani, ebbene avete ragione: sto con la Serracchiani e contro i tromboni stile Moretton. Che poi io non ce l’ho con il buon Gianfranco, è un politico di prim’ordine ed ha fatto tantissimo per il FVG sia come assessore che come consigliere, me la prendo con Gianfranco (gli do del tu perché lo conosco naturalmente) perché con tutto il coraggio che ha dimostrato in questi anni, non ha il coraggio – adesso, domani che serve – di fare un atto di vero coraggio sia umano che politico e farsi da parte per far spazio a chi ha idee nuove, perché il ricambio generazionale è doveroso verso tutti, politici e sostenitori, elettori e simpatizzanti. Quindi, caro Gianfranco, come disse anni fa Bonolis, fai un passo indietro e chiedi scusa. Fai un passo indietro e ritorna a Fiume nel 2013 senza candidarti. Te lo chiedo io, come te lo chiedono tantissimi elettori di centrosinistra che non ne possono più di vedere le stesse facce ormai da sedici anni in regione. Pensaci!

Ciao Gianfranco.

Update: è stato approvato lo statuto regionale stralciando l’art. 45 (Non può essere ricandidato al Consiglio regionale l’iscritto o l’elettore del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia che abbia ricoperto la carica di consigliere regionale per due mandati. Eventuali deroghe sono deliberate dall’Assemblea regionale con il voto della maggioranza assoluta dei suoi componenti e possono essere concesse per un numero di casi non superiore al trenta per cento degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.) di cui si delibererà in una prossima riunione dell’assemblea regionale. Quindi, in questo momento, qualsiasi deputato regionale si può ricandidare ad oltranza.

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Hasta la muerte

Sono nata a Roma.
Infanzia in provincia di Bergamo dove ho visto nascere il fenomeno della Lega Nord negli anni 80.
Poi di nuovo Anzio, ho frequentato il Liceo Classico ex Mancinelli.
Mi sono laureata in ingegneria meccanica alla Sapienza di Roma, con una tesi sulla diminuzione dell’inquinamento di una turbina che produce energia elettrica. Mentre ero all’università ho creato un sito internet gratuito per studenti fuorisede (affittistudenti.it). Subito dopo la laurea, ho lavorato qualche mese ad Aprilia in una piccola cooperativa di carpenteria pesante.

Oggi, ho 34 anni e lavoro alla Fiat come responsabile commerciale. Per Fiat ho girato l’Italia e conosciuto la realtà difficile del Nord-Est, il risveglio della città di Torino ed infine il tessuto imprenditoriale di Toscana e Lazio. Da quando ho 15 anni combatto per una scuola pubblica di qualità e affinché l’università italiana sia un luogo di formazione che porti sia all’eccellenza della ricerca che al mondo del lavoro.

Sono orgogliosamente impegnata, insieme a molti altri, nelle battaglie del movimento omosessuale e transessuale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso e affinché i temi dell’omosessualità e della transessualità vengano affrontati con laicità e senza pregiudizi.
Ho partecipato alla fondazione del Partito Democratico e ritengo che avremo un Paese migliore se avremo un Partito Democratico migliore
.”

Se abitassi nel Lazio voterei per Cristiana Alicata senza nessunissimo dubbio, e se voi laziali volete cambiare le cose fareste meglio a darle fiducia perché merita davvero la vostra fiducia.

Hasta la muerte. Siempre!

Immagine anteprima YouTube

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Il tempo è tiranno

Dell’editoriale di Ferrara sul Foglio mi ha colpito soprattutto un passaggio: “Berlusconi non va in Parlamento da quando presentò alle Camere il governo, e sono quasi due anni. Non fa un discorso impegnativo da mesi e mesi. Non tiene ferma la barra e non la fissa con chiarezza su una rotta di iniziative e di riforme discernibili, che sia il segno esterno chiaro del significato del suo comando, della sua leadership.

Berlusconi in realtà in Parlamento non c’è mai andato spesso nei quindici anni di politica, forse durante il primo mandato si è visto di più, poi l’oblio. Il cavaliere è il classico animale da palcoscenico: preferisce le piazze alle sedi politiche naturali, le interviste per i giornali ai dibattiti in aula, le visite di stato per discernere  sequele di impropri che le battaglie alla Camera. A differenza degli altri capi di governo prima o dopo di lui – Prodi o D’Alema – Berlusconi ha sempre preferito gli elettori ai parlamentari. Per questo ha schiere di deputati che si fanno in quattro per lui o presentano leggi ed emendamenti che in qualsiasi altra parte del mondo sarebbe il presidente del Consiglio ad esporle in Parlamento. Berlusconi le piazzate migliori le ha esposte fuori sede: l’editto bulgaro, l’attacco a Repubblica e ai comunisti nella Milano della statuetta, lo scontro con la Magistratura direttamente dai suoi giornali… E’ questo Berlusconi, e volente o nolente è così che la gente preferisce vederlo. Fuori dal Parlamento.

E Ferrara sbaglia quando gli chiede di fare cose che sono fuori dalla sua portata, ma soprattutto sbaglia perché è fuori tempo massimo nel suo ottimo editoriale. Meglio se lo scriveva mesi fa, allora, forse, il presidente del Consiglio poteva anche capire ciò che voleva dire l’elefante, adesso è tardi ed i giochi sono già fatti.

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Estremamente diverso

Se avete notato, esiste una parola che raggruppa tutta una serie di aggettivi ed espressioni: DIVERSO.

Diverso è il senzatetto perché, effettivamente, è diverso da me che un tetto sulla testa ce l’ho; diverso è anche chi ha perso il lavoro ed è in mezzo una strada perché l’azienda in cui lavorava ha fatto una ristrutturazione aziendale e lui non è stato ristrutturato; diverso è il bambino down perché la maggior parte dei bambini non sono così particolari; diverso è il ragazzo che si fa di coca perché la maggior parte dei giovani si ubriacano come scimmie invece che darsi al crack; diverso è anche chi è gay, ma anche chi è trans o viados; diverso in un certo senso lo sono anch’io che non mi sono fatto il Suv. Diverso corrisponde a tutta una serie di frattaglie, le quali in un modo o nell’altro, tutti noi rientriamo nella specie anche senza volerlo.

Per il Ministro Carfagna è una lotta senza frontiere – “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso” – perché ci si rispecchia in una normalità che va contro la diversità, mentre la campagna dei Valdesi si rispecchia esattamente nell’opposto: “Ci chiamate NEGRI, ZINGARI, CLANDESTINI. Siamo della stessa razza. UMANA”, “Siamo PRECARI, POVERI, DISOCCUPATI. Siamo tuoi fratelli. IN ITALIA”, “Ci chiamate SCHIAVE, PROSTITUTE, TRANS. Siamo come voi. PERSONE”

Proprio oggi nella mailing list dei Mille si discuteva dell’otto per mille dell’Irpef, ed ho scoperto che il mio 8×1000, ceduto sempre allo Stato, a sua volta viene girato alla Chiesa Cattolica. Ho capito che la diversità per lo Stato è ciò che non va bene alla Santa Romana Chiesa.

Da questo momento io mi sento ESTREMAMENTE DIVERSO.

Update: il Vaticano nel 2008 ha ricevuto € 1.002.513.714,96 dall’otto per mille. Aspettando i rendiconti del 2009 che verranno divulgati entro marzo per legge, secondo voi quante cose poteva fare lo stato italiano se quei soldi fossero rimasti nelle tasche del fisco, diciamo negli ultimi 10 anni?

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Via del Pescarotto, piede rotto

A Padova, come in tutte le città grandi, il codice della strada è puramente facoltativo. Scordiamoci dunque la precedenza a destra, vale chi ha la macchina più grossa.

Tuttavia ci sono vie dove l’inciviltà raggiunge livelli apocalittici. Non solo da parte degli automobilisti, ma anche di ciclisti e pedoni. Questo è il caso di Via del Pescarotto a Padova. Automobilisti che parcheggiano sulla pista ciclabile, ciclisti che vanno tranquillamente o sulla parte pedonale o in contromano rispetto alle corsie presenti per terra ed infine i pedoni che camminano beatamene (magari con cane al seguito che se ne sta sull’erba così c’è anche il guinzaglio a fare da trappola) sulla pista ciclabile.

Per farvi capire la situazione, basta guardare l’istantanea disponibile su Google Maps: tre macchine allegramente parcheggiate su una corsia della pista ciclabile. Se uno deve andare in su in bicicletta che fa? Vola?

In tal senso ho segnalato la cosa ai vigili urbani di Padova, vediamo se cambia qualcosa.

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Orvieto

Sabato e domenica, le persone che hanno sostenuto Ignazio Marino nella sua corsa congressuale si riuniscono ad Orvieto. L’obiettivo, parlare delle cose di cui non si parla (e su cui non si fa) abbastanza: lavoro, diritti, ambiente, legalità, riforme. E anche decidere in quali forme continuare a lavorare insieme, nel Partito Democratico, per spingere su quei temi e tutti gli altri temi che ci sono cari: informazione, cultura del merito, innovazione, ricambio delle classi dirigenti, ricerca, salute, energie rinnovabili…

Partecipano, tra gli altri: Pierluigi Bersani, Emma Bonino, Pietro Ichino, Stefano Rodotà, Laura Puppato, Gianfranco Mascia, Jean-Léonard Touadi, Pippo Civati, Sandro Gozi, Paola Concia, Felice Casson, Rosa Calipari, Vittorio Angiolini, Filippo Taddei.

Ivan Scalfarotto

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