Archivio per la categoria Politica

La Russa ministro della difesa

Il Ministro della difesa Ignazio La Russa è uno che prende molto seriamente il lavoro che svolge. Infatti, durante la conferenza stampa del premier Berlusconi sul respingimento del ricorso al Tar per le liste in Lazio, un giornalista freelance – Rocco Carlomagno – ha cercato ripetutamente di chiedere al Presidente del Consiglio notizie sul caso Bertolaso e sul caos liste. Il premier a quel punto, dopo avergli risposto un paio di volte di attenersi all’ordine, ha chiesto alla security di scortarlo fuori dalla sala, ma La Russa, con impeto marziale, ha prima preso da parte il freelance chiedendo di star zitto, dopo, vedendo il continuare del disturbo, ha messo le mani addosso all’uomo e l’ha scortato di forza fuori dalla sala.
«Leì è un picchiatore fascista», gli ha urlato Carlomagno. «Lei non è iscritto a nessun albo» ribatte La Russa. Lo stesso Denis Verdini, uno dei tanti coordinatori del Pdl, si è avvicinato alla security e pare abbia chiesto agli uomini della scorta di far allontanare La Russa.

Nel frattempo Berlusconi continuava con le sue lamentele sul ricorso non accettato dal Tar del Lazio: “E’ stata violata la legge: i nostri funzionari erano all’interno dell’ufficio circoscrizionale entro i termini. E’ stato infranto anche il buon senso. Non c’è stato nessun errore. A Roma ci hanno impedito di presentare la lista del Pdl. La discesa in piazza del Pdl e’ per rivendicare il diritto del primo partito ad essere presente alle elezioni. Che senso ha essere fiscali su qualche decina di firme? Formigoni ha milioni di voti in Lombardia”.

Il Pd, a ricorso avvenuto, fa sapere per voce del segretario Piggi Bersani che sabato sarà una manifestazione di proposta e non di protesta e in un’altra nota lo stesso Bersani ha dichiarato “Basta ricorsi da Pd e Pdl” probabilmente riferendosi al ricorso Pdl in Emilia per il candidato di centrosinistra Vasco Errani anch’esso al quarto mandato come Formigoni. Ma il commento più divertente è dell’ex segretario Dario Franceschini su Twitter: “Silvio! Se fate casino anche sulla data della manifestazione, finisce come per le liste e un po’ di gente va in piazza il 20, un po’ il 21…”

Il gioco del centrodestra è imperniato sulla mancanza di diritto al voto per gli elettori, però è un gioco sporco perché il Tar ha deciso di non ammettere la lista del Pdl a Roma e provincia e non in tutta la regione. Inoltre la candidata Polverini rimane comunque in gara a prescindere delle liste, per cui non è in pericolo il diritto al voto ma la mancanza del Pdl in Lazio. C’è un enorme differenza tra la violazione del diritto al voto e la mancanza di una lista candidata. E lo sanno, ma fanno gioco sporco per alzare i toni della polemica. Con la possibilità che gli si ritorca contro, dato che anche i sondaggi li vedono in picchiata con una perdita di oltre 11 punti rispetto ai mesi scorsi.

, , , , , , , , , , , ,

Nessun commento

Decreto Legge Interpretativo

Di seguito il DECRETO LEGGE INTERPRETATIVO che ha sancito come i poteri forti sono al di sopra delle regole, mentre i poveracci devono rispettarle, pena l’esclusione.

6 MARZO 2010

Decreto legge recante interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione

ARTICOLO 1
Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968 n. 108

1.Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazioni delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste muniti della prescritta documentazione hanno fatto ingresso nei locali del Tribunale o della Corte d’appello. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale o della Corte d’appello dei delegati può essere provata con ogni mezzo idoneo.

2.Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968 n. 108 si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, purché tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarità dell’autenticazione delle firme non è comunque inficiata dalla presenza di un’irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro dell’autorità autenticante, del luogo di autenticazione nonché della qualità dell’autorità autenticante.

3.Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso ufficio. Contro le decisioni di ammissione può essere proposto esclusivamente ricorso al giudice amministrativo solo da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazioni di liste di candidati oppure di singoli candidati è invece ammesso ricorso allo stesso ufficio centrale regionale, che può essere presentato, entro 24 ore dalla comunicazione, solo dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce.

4.Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attività relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge. Ai fini dell’applicazione del comma 1 la presentazione delle liste può essere effettuata dalle ore 8 alle ore 16 del primo giorno non festivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

ARTICOLO 2
Norma di coordinamento
del procedimento elettorale
1. Limitatamente alle consultazioni per il rinnovo degli organi delle regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature ammesse deve avvenire a cura dei sindaci, non oltre il sesto giorno antecedente la data della votazione.

ARTICOLO 3
Entrata in vigore
Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.

Scarica in Pdf

, , , , , ,

1 Commento

Andiamo oltre

“Consideriamo gravissima, anche se purtroppo non sorprendente, la decisione del governo di intervenire con una legge ad hoc per riscrivere le regole appena violate dagli stessi partiti della maggioranza. Rispettiamo, ma non possiamo condividere, la decisione del capo dello stato di firmare un provvedimento che continua ad apparirci di manifesta incostituzionalità, tanto nella forma quanto nella sostanza. Ciò nonostante, non scenderemo in piazza, non presenteremo ricorsi, non assumeremo e non sottoscriveremo nessuna iniziativa allo scopo di escludere liste o candidati nostri avversari dalla competizione elettorale. Questa incresciosa, gravissima vicenda si è svolta per intero sotto gli occhi dei cittadini: siamo convinti che non se ne dimenticheranno al momento del voto. Certo è che noi non mancheremo di ricordarla e di denunciarla in campagna elettorale. Ma è agli elettori e solo a loro, giudici supremi della nostra democrazia, che chiederemo una condanna senza appello per l’irresponsabile comportamento dei partiti di governo. Un giudizio al quale non intendiamo sottrarre i nostri avversari in nessun modo e al quale non desideriamo siano sottratti nemmeno per loro colpa.”

Quello che dovrebbe dire l’opposizione secondo Cundari, del quale sottoscrivo ogni singola parola

, ,

3 Commenti

Il Ddl del sospetto

Sul vero o presunto ddl che il Governo sta approntando per riprendere le liste regionali in Lazio e Lombardia avrei molto da dire, però mi limito a due sole considerazioni: una personale, l’altra politica.

Partendo da quella che mi sta più a cuore, quella personale, vorrei dire a questo governo, il quale dice di aver fatto i miracoli manco Padre Pio, che una porcata del genere io me l’aspettavo ma non fino a questo punto. E’ inaccettabile che un governo legittimamente eletto dai cittadini possa avere la pretesa, o la giustificazione, di redigere un decreto d’urgenza per il solo motivo che senza il primo partito italiano le elezioni verrebbero a mancare di quel gesto democratico di cui l’Italia è portatrice.
Vorrei far notare che il rispetto delle regole E’ DEMOCRAZIA, in quanto facenti parte di quella grande macchina democratica che anche voi parlamentari siete tenuti a rispettare, per cui non lo trovo assolutamente ammissibile che un marchiano errore di valutazione – fatto dal Pdl in Lazio e Lombardia – possa tramutarsi in un discorso legittimo sulla valutazione elettorale democratica. E se è vero che il popolo è il sovrano del Paese, è assolutamente impensabile che chi sta al Governo possa autenticare una legge per il solo fatto di essere il partito rappresentativo della maggioranza dell’elettorato.

E se il partito che mi rappresenta sostiene che per il bene del Paese bisogna fare tutto il possibile, anche con una legge ad hoc, per cui la tornata elettorale si riporti nei ranghi normali – “Di questa situazione è responsabile la maggioranza e se ne prendano la responsabilità, poi si vedrà. Certo non abbiamo mai pensato di vincere per abbandono degli avversari”, Bersani ieri su Repubblica -, non mi sento di sostenere tale tesi perché oggettivamente la mancata presenza del principale partito italiano non pone il problema del diritto al voto, ma solo la mancata presenza di una coalizione che poteva  - esattamente come tutte le altre – essere eletta e governare nelle due regioni. Pertanto non riesco a capire perché si debba dare un ulteriore prova di scarsa lungimiranza nel cercare di aiutare una coalizione politica, oltretutto distante anni luce da noi, quando non sono state rispettate le più elementari regole democratiche. Inoltre credo che dare l’assenso ad una pratica del genere, crei un pericoloso precedente di cui noi tutti possiamo e dobbiamo fare a meno.

La considerazione politica è invece tutt’altra e mi rendo conto che anche questa è valida ai fini elettorali.

E’ certamente snaturare le elezioni, in due regioni cardini come il Lazio e la Lombardia, se per effetto di un madornale errore non si possano presentare le liste del principale partito italiano. E’ però vero che le regole vanno rispettate a priori, ma su queste basi trovo esatta l’affermazione del segretario Bersani sul vincere per abbandono degli avversari. Chiarire le responsabilità del Pdl nella mancata presentazione delle liste è un atto dovuto agli italiani, non solo agli elettori di centrosinistra, per cui mi dico disponibile ad una legge che permetta, entro breve tempo e senza ulteriori prolungamenti, di far concorrere alla tornata elettorale le liste di Formigoni e della Polverini. E’ un fatto oggettivo: non poniamoci il problema che diceva La Russa qualche giorno fa (“se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto”) perché viviamo in pieno ventunesimo secolo e certe cose, anche se non siamo un paese pienamente “civile”, non possono accadere nemmeno se lo volessimo. Quindi le mie considerazioni vanno su un discorso più ragionevole: il Pdl deve fare pubblica ammenda dell’errore commesso, e il Pd deve cercare in tutti i modi per risolvere amichevolmente questo pasticcio. Naturalmente “amichevolmente” non significa abbassare la testa a qualsiasi richiesta della maggioranza, ma sottostare a quei criteri democratici che fanno in modo che la democrazia non venga compromessa, dove tutto sommato il primo partito d’opposizione sia consapevole di avere il coltello dalla parte del manico ma senza voler per questo sferrare il colpo finale al nemico giurato. Pertanto io direi di sì al ddl, ma stando attenti a cosa ci riserverà il futuro con questa scelta.

Conclusioni. La mia paura non si focalizza sul ddl in sè, ma a cosa potrebbe comportare per il Pd una scelta che vada in questo senso. Non dimentichiamoci che Berlusconi nasce imprenditore, vi ricordate come si comportò con Rizzoli e Rete4? Vi rinfresco la memoria: anni fa, quando Rete4 era ancora in mano a Rizzoli e la pubblicità passava prevalentemente per le mani Canale5 e Italia1, l’allora proprietario di Rete4 propose a Berlusconi di vedersi e chiarire definitivamente l’oggetto del contendere, ovvero i prezzi stracciati delle tv berlusconiane in un contesto di concorrenza sleale e impraticabile dall’avversario. Berlusconi diede appuntamento a Rizzoli per il venerdì sera, e si accordarono su un tetto minimo per la pubblicità sulle tre emittenti private che sarebbe partito il lunedì successivo. Berlusconi e Rizzoli si dissero soddisfatti dell’accordo perché chiudeva una vertenza e aumentava la qualità dei contenuti televisivi. Ma Berlusconi, vecchia volpe dell’imprenditoria, fece una furbata che il vecchio Rizzoli non si aspettava: chiamò, il venerdì sera al ritorno dall’incontro, i maggiori investitori pubblicitari dicendo che dal lunedì successivo i prezzi avrebbero avuto un rialzo notevole e quindi, se volevano mantenere gli attuali prezzi e continuare a pagare poche lire per una campagna pubblicitaria che valeva miliardi, dovevano firmare dei contratti entro la domenica sera in modo da non incorrere nell’accordo fatto con Rizzoli. Morale della favola: Rizzoli non riuscì ad avere altri investitori e dovette vendere l’azienda a Berlusconi.

Quindi il problema che pongo è sul mantenimento delle promesse da parte di Berlusconi. Chi ci dice che, dopo aver avuto la conferma di non osteggiare il ddl dal Pd, la maggioranza non invochi l’assoluzione dei suoi avventati gesti dando la colpa ai soliti magistrati politicizzati, ai radicali estremisti e ai comunisti anti-democratici? Pertanto la posizione del Pd è molto particolare, in quanto deve dire sì all’unità nazionale, ma deve necessariamente dir di no ad accordi che non precludano prima l’ammonimento al governo per gli incresciosi fatti di cui sono stati autori.

, , , , ,

7 Commenti

Respingere lo statuto del Pd FVG

L’ex presidente della Commissione di garanzia regionale: «Manca una parte essenziale, il documento è monco». Non c’è il limite dei mandati per i regionali

Pd, troppi dubbi sullo statuto. E Roma potrebbe respingerlo

Uno statuto “monco” che da Roma potrebbe essere rinviato in Friuli Venezia Giulia per essere corretto. È il dubbio che serpeggia in più d’un democratico regionale, di diversa componente. Perchè l’assemblea, spaccata, domenica ha votato una “costituzione” che manca di una parte e che in un’altra non rispetta i dettami nazionali.

Dal Pd regionale lo statuto dovrà passare ora al vaglio della Commissione nazionale di garanzia, presieduta da Luigi Berlinguer, che avrà il compito di verificare la conformità delle regole del partito in Friuli Venezia Giulia con quanto stabilito a livello nazionale. Se così non fosse, il documento verrà rinviato in regione per correzioni. Un risultato che non potrebbe soddisfare nè la segretaria Fvg Debora Serracchiani nè l’assemblea regionale, che si erano impegnate a dare il via libera allo statuto considerato anche che il Fvg è l’ultima regione d’Italia a dotarsi dello strumento. D’altra parte per come si è svolto l’appuntamento democratico domenica scorsa, nulla lasciava immaginare che l’escamotage per arrivare a un sì dell’assemblea fosse stralciare una parte dello statuto, com’è accaduto. Eppure oggi quel gesto solleva più di un’obiezione sull’ammissibilità romana della “costituzione” Fvg.
Il nodo è stato quello del limite dei mandati per i consiglieri regionali, elemento inserito nello statuto nazionale del partito che prevede non più di tre legislature consecutive. Nel documento regionale, invece, quel limite non esiste, è la parte stralciata dopo una bagarre durata ore. L’assemblea, infatti, era arrivata a definire in due con deroga illimitata il limite per i regionali democratici, ma la regola sarebbe diventata effettiva se lo statuto fosse stato approvato a maggioranza qualificata, 81 voti. Resasi conto di non avere i numeri necessari, Serracchiani ha proposto lo stralcio dell’articolo e fatto così approvare il resto dello statuto. Oltre però a mancare di una parte importante, lo statuto nell’articolo successivo, il 46, prevede il limite dei mandati per i sindaci, i presidenti di Provincia, gli assessori comunali e provinciali, limite fissato in due mandati consecutivi che diventano tre per i Comuni fino a 5 mila abitanti. Anche per i consiglieri regionali, quindi, dovrebbe esistere una norma statutaria, è il pensiero più diffuso.
Altra regola, invece, è quella dell’elezione dei segretari provinciali e comunali del Pd, cariche da rinnovare in Fvg entro fine maggio. Una direttiva nazionale prevede che a votare siano solo gli iscritti, mentre lo statuto Fvg prevede anche gli elettori.

Ferdinando Milano è stato presidente della Commissione regionale di garanzia del Pd fino al 2009. E per lui va evitato il rischio di un rinvio al Fvg dalla Commissione nazionale di garanzia. «Ritengo – spiega Milano – ci sia un problema relativo alla questione dei mandati per i regionali: ogni statuto regionale e quello nazionale contengono quel limite. Si tratta quindi di una norma di rango statutario e come tale andrebbe inserita nello statuto, che al momento è quindi monco». Serracchiani ha fatto intendere che quei paletti verranno fissati in un regolamento da approvare a maggioranza semplice. Milano dissente. «Sarebbe poco comprensibile venissero fissati altrove e attraverso un altro strumento. E sarebbe abbastanza discutibile – continua Milano – una norma statutaria non approvata dalla maggioranza qualificata dell’assemblea, 81 voti, perchè le regole che normano la vita democratica di un partito vanno condivise e riconosciute dalla grande maggioranza del partito e l’assemblea è espressione forte di iscritti e elettori». Milano, quindi, rimanda il Fvg a un chiarimento con la direzione nazionale. «La questione dell’elezione di segretari comunali e provinciali, sarebbe bene venisse risolta attraverso un dialogo con Roma, anche perchè la contraddizione tra Fvg e nazionale va risolta in tempi utili considerato che da noi è vicina la scadenza di maggio. E in generale, comunque, un dialogo serve per non correre il rischio che il nostro statuto non sia conforme al nazionale».

Messaggero Veneto di oggi

, , , ,

2 Commenti

Pd, approvato lo statuto “monco”: rinvio per il limite dei mandati

Lo statuto del Pd c’è, il limite dei mandati per i consiglieri regionali no. I 160 dirigenti chiamati ieri ad approvare la “costituzione democratica” sono arrivati all’assemblea regionale spaccati e nello stesso modo hanno chiuso l’assise. Con un risultato, lo stop ai paletti per l’accesso in Regione, che accontenta più il gruppo dei bersaniani e dei regionali, guidati da Gianfranco Moretton, che la segretaria Fvg Debora Serracchiani e la componente di Ignazio Marino.

L’assemblea si consuma in cinque ore di tensioni e bagarre, con le varie componenti divise su tutto, dallo svolgimento dei lavori fino alle scelte che contano. In un clima da stadio, le prime grida scoppiano perchè, prima dell’approvazione dei 74 articoli statutari, non è previsto un dibattito. O meglio, Alessandro Tesini, coordinatore della commissione di sei che ha redatto lo statuto, ne riassume i principi e poi riesce a parlare Vincenzo Martines, componente Bersani, per assicurare il voto del gruppo al documento elaborato dalla commissione, compreso l’articolo 45, quello che introduce il limite di tre mandati, retroattivi. E mentre il consigliere regionale Franco Brussa, tra le proteste, guadagna il palco per dire che no, non voterà lo statuto vista l’a ssenza di dibattito, a Flavio Pertoldi viene negato d’i ntervenire.

Così comincia l’approvazione, articolo per articolo. Il primo scoglio è la composizione dell’assemblea regionale, perchè il nuovo sistema, come spiega il consigliere Fvg Franco Iacop, mette su piani diversi eletti e iscritti. Il presidente della Regione, qualora fosse del Pd, con il nuovo statuto non potrà farvi parte e stessa cosa accadrà per i sindaci o i presidenti di Provincia.

Ma da poco è scoccato mezzogiorno quando un giovane democratico si volta e a un collega di partito dice: «Qui si fa la storia». “O non si fa”, proseguirebbe a cantare Vasco Rossi. E il Pd non la fa, scegliendo di non scegliere. Non ancora. Il momento è quello dell’a rticolo 45 e Serracchiani parla. «Ringrazio la commissione per il grande lavoro di sintesi. La mia linea è sempre stata quella di un limite di mandati per i regionali e fino all’ultimo – dice la segretaria Fvg – ho cercato di mettere tutti d’accordo. Nè la componente Bersani nè quella Marino hanno fatto fallire la sintesi dei tre mandati: il problema è sorto all’interno della mia maggioranza e quindi non voterò a favore dei tre mandati».

È qui che la sala si trasforma in spalto. Pertoldi, a nome dei regionali, giura che loro avrebbero votato per i tre mandati retroattivi. Martines e i suoi gridano al tradimento, proponendo due mandati retroattivi. La componente Marino sorride, perchè c’è un altro accordo, quello stretto con Serracchiani, per far passare la proposta “mariniana” di due mandati con deroga illimitata.

Il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, sbotta, chiede silenzio, lo ottiene. Viene illustrato l’emendamento “due mandati con deroga illimitata” e quell’emendamento, complice anche la fazione triestina dei bersaniani guidata da Roberto Cosolini, passa: 75 sì e 61 no. Tarcisio Barbo, presidente dell’assemblea, non contiene l’esuberanza democratica. Moretton non interviene mai, ma gongola.

Perchè la maggioranza composta da Serracchiani, componente Marino e un pezzo dei bersaniani ha 75 voti e per approvare lo statuto ne servono 81. Anche la segretaria Fvg lo sa e allora, su suggerimento del consigliere regionale Franco Codega, propone l’approvazione dello statuto, ma eliminando l’articolo 45. L’assemblea dice sì e a quel punto tutto è mescolato, ognuno vota lo statuto per conto proprio e lo statuto viene approvato, con 86 sì.

«Sono molto soddisfatta – afferma Serracchiani – volevo lo statuto e quello c’è. Il rinvio sul limite dei mandati ci consente di approfondire la questione, anche se, ci tengo a dirlo, quel pezzo di regionali che hanno giurato che avrebbero votato per i tre, a me non l’hanno mai detto. Approveremo quelle condizioni con un regolamento elettorale e non abbiamo fretta, si vota nel 2013».

A chiederle che limite proporrà, però, Serracchiani non lo dice. «Non faccio alcuna proposta, ragioneremo insieme su qual è il modo migliore per affrontare quel nodo», afferma Serracchiani. Durante l’ assemblea delle tensioni la segretaria era stata chiara: «Se lo statuto non passasse, non mi dimetto, perchè sono stata eletta da una rappresentanza diversa da questa assemblea». Perchè l’assise a tratti è parsa più come una conta tra chi sostiene Serracchiani e chi sostiene Moretton. E con gli scontenti per lo stop ai paletti dei mandati Serracchiani è netta. «Parlano i fatti: Moretton non ha portato a casa risultati, visto che – ripete Serracchiani – l’articolo 45 è stato eliminato e si apre una discussione nuova con un regolamento da approvare a maggioranza semplice, con meno cioè di 81 voti».

La componente Marino condivide, ma mastica amaro per un accordo saltato sul finale. Del limite di mandato, dunque, se ne riparlerà. Per il compiacimento dei regionali e dei bersaniani, che non vedono chiudersi patti che li avrebbero esclusi.

Messaggero Veneto del 1 marzo 2010

, , , , ,

Nessun commento

Futuro

Secondo Penati l’esposto dei radicali a favore dell’ineleggibilità di Formigoni è “sbagliato perché mi indebolisce”. Forse non c’entra Errani in Emilia, ma avere un candidato che s’incazza perché altri hanno fatto il suo lavoro e adduce allo sbaglio nel rispetto delle regole, secondo me, non ha futuro.

Immagine anteprima YouTube

[Via Luca]

, , , , , , ,

9 Commenti

In Piemonte si sceglie Fidel. Parola di scout!

I sei punti del “Patto per la famiglia e per la vita” firmato dal candidato leghista in Piemonte Roberto Cota spiegato in poche parole: 1) contrario all’aborto, 2) contrario al testamento biologico, 3) contrario alle coppie di fatto soprattutto se gay, 4) favorevole ad un sostegno per le giovani coppie se regolarmente sposate, 5) favorevole ad elargire bonus alle famiglie che scelgono la scuola libera cattolica, 6) (l’ultimo punto è una vera sciccheria) “Prenderò misure regionali, e sosterrò quelle del governo nazionale, che vigilino contro gli abusi sulle donne e sui minori, non tollerino le mutilazioni genitali femminili, l’avviamento alla mendicità e alla prostituzione da parte di organizzazioni malavitose, la poligamia e i matrimoni forzati, e prevengano l’imposizione del burqa e di altre forme di velo integrale a donne e ragazze che non desiderano portarlo.”

Se Cota riesce a portarmi un parlamentare (uno solo basta) che tolleri ufficialmente le mutilazioni genitali femminili, che si dica favorevole all’avviamento alla mendicità e alla prostituzione da parte della malavita, che sia a favore della poligamia e dei matrimoni forzati, e che approvi l’imposizione del burqa e il velo integrale alle donne che non desiderano portarlo – prometto ufficialmente che metterò una sua foto con la scritta “VOTA COTA!” su questo blog. Parola di scout!

, , , , , ,

Nessun commento

Formighine

, , ,

Nessun commento

Da PDL a PDF

Non c’è che dire, il PDL, può ora fregiarsi del titolo di PDF, ovvero Partito Delle Figuracce (colossali). In un’importante regione come il Lazio non presentare in tempo la lista per la provincia di Roma è una mossa da PD! OPS! Scusate, sono il solito stronzo, intendevo dire che è una mossa da dementi!

, ,

4 Commenti

OpenWorld pubblica sotto una Licenza Creative Commons che ti invitiamo a rispettare. Per sapere chi siamo leggi qui, mentre per seguirci al meglio leggi qua. OpenWorld non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. Per il resto stay with us and enjoy

Google ci fotte! Free PageRank Checker

Don't Ask, Don't Tell