Chi è Jorge Mario Bergoglio

Chi è Jorge Mario Bergoglio

Dalle 19.06 di ieri sera, cioè da quando dal comignolo della Sistina si è vista la fumata bianca per il nuovo Pontefice, si susseguono illazioni e fatti più o meno veritieri sul passato di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco. Il nuovo Papa è originario del Piemonte - i genitori erano astigiani, si trasferirono in Argentina ai primi del '900 - è nato a Buenos Aires il 17 settembre 1936. Diplomato in chimica, entra in seminario nel 1958 scegliendo il noviziato tra i gesuiti. Dopo gli studi umanistici in  Cile, Spagna e Germania, torna in Argentina e si laurea in filosofia e teologia. Con i gesuiti il suo cursus honorum è stato rapidissimo: a 35 anni era già il Provinciale, cioè il capo dei gesuiti d'Argentina. Ordinato sacerdote nel 1969, dal 1998 è arcivescovo di Buenos Aires e cardinale dal 2001. Definito "un trascinatore di folle" in patria, Bergoglio è noto in Argentina per la battaglie contro le politiche sulla diseguaglianza sociale: non è un caso che si cucini da solo, che viaggi in metro e viva in un appartamento anziché nella residenza ufficiale della Curia nella capitale argentina. Il nuovo Pontefice è stata una figura di riferimento della Chiesa sudamericana.

Già nel conclave del 2005 il neo Papa si fece notare come l'unico porporato a tener testa a Joseph Ratzinger. Tanto che, si racconta, chiese ai suoi elettori di "smettere di votarlo" e girare le loro preferenze al futuro Benedetto XVI. Anche in questo conclave Bergoglio è partito subito forte: come scrive Giacomo Galeazzi sulla Stampa, sin dal primo giorno il futuro Francesco ha ottenuto la maggioranza dei voti, ma erano troppo sparpagliati per delineare un quadro realistico. Ci sono voluti quattro scrutini e due giorni di riunioni per mettere tutti d'accordo e spostare i voti dei favoriti al cardinale argentino. Il resto è storia.

A poche ore dall'incoronazione, soprattutto sui social network, sono comparse le prime storie sulle presunte collusioni di Bergoglio con i generali argentini durante la dittatura che imperversò dal 1976 al 1983 nel paese sudamericano. Buona parte di queste storie sono tratte dal libro del giornalista argentino Horacio Verbitsky, “L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina”, pubblicato nel 2006, in cui documenta le atrocità dei dittatori che causarono 9mila morti e migliaia di dispersi. Un Papa, dunque, che si sarebbe macchiato di colpe gravi sostenendo la repressione fascista dell'esercito argentino. Anche se diversi intellettuali dell'epoca si pronunciarono a favore di Bergoglio - compreso Adolfo Perez Esquivel, Nobel per la Pace nel 1980 - resta comunque alta la possibilità di un gesto del genere.

A portarci fuori della teoria complottista, abbiamo scovato nell'archivio storico del Corriere un articolo a firma di Aldo Cazzullo datato 16 aprile 2005, nei giorni del conclave che elesse Papa Ratzi, in cui presenta il Cardinale Jorge Mario Bergoglio e soprattutto racconta come è andata la vicenda desaparecidos:

Nella prova terribile della dittatura militare, Bergoglio si mosse per salvare preti e laici dai torturatori, ma non ebbe parole di condanna pubblica che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita, e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all'opposizione attiva. Due di loro lasciarono i gesuiti, e subito dopo furono prelevati dalla polizia politica. Un'infamia alimentata dai nemici di Bergoglio indicò in lui l'ispiratore del sequestro; era vero il contrario: il Provinciale andò di persona da Videla per chiedere la liberazione dei due religiosi, e agli atti della giunta militare risulta la richiesta di un passaporto per loro. La sua battaglia gli ha guadagnato la stima dei leader del movimento per i diritti umani, come Alicia de Oliveira, e il rispetto delle madri di Plaza de Mayo, durissime nei confronti della gerarchia cattolica. Ai caudillos, militari o politici, che si sono alternati alla guida dell'Argentina Bergoglio non si è mai piegato. Pessimi i rapporti con Menem e Duhalde, gelidi con de la Rua il cardinale andò a trovarlo il 12 dicembre 2000 per avvertirlo del rischio di una rivolta popolare, scoppiata un anno dopo, freddi con Kirchner, che non ha seguito tra la folla sulla piazza della Casa Rosada la cattedrale era stracolma la messa celebrata da Bergoglio in morte di Wojtyla. Buone invece le relazioni con Luis D'Elia e il movimento dei piqueteros (un giorno il cardinale chiamò il ministro dell'Interno per lamentarsi della polizia che manganellava una donna inerme).

Prima di andare avanti, è bene fare un breve excursus sulla storia argentina degli ultimi decenni perché farà luce su ciò che avete appena letto e soprattutto su ciò che leggerete dopo.

Juan Domingo Perón è stato presidente dell'Argentina dal '46 al '55 e dal '73 al '74. Era fondamentalmente un dittatore di destra molto amato dal sottoproletariato (i cosiddetti descamisados) ma senza nessun riferimento politico (fondò il Partito Giustizialista i cui seguaci presero il nome di Peronisti). Peròn è noto principalmente grazie alla seconda moglie Evita. Nel 1955 fu costretto all'esilio da un golpe militare, quando nel 1972 tornò in patria, l'alta aristocrazia argentina peronista era divisa tra destra e sinistra: quelli di destra continuarono a chiamarsi peronisti, quelli di sinistra si definirono Montoneros. Tra i Montoneros c'era anche il giornalista Horacio Verbitsky. Alla morte di Perón, nel 1973, i peronisti misero a capo del governo la terza moglie di Perón, Isabelita. La presidentessa argentina è nota per aver firmato un decreto che autorizzava le forze armate a impiegare "tutti i mezzi disponibili" per eliminare le attività del gruppo guerrigliero dell'ERP (Ejército Revolucionario del Pueblo) nella regione di Tucumán, dando così avvio alla cosiddetta guerra sucia, cioè "guerra sporca", che portò al golpe militare. Isabelita Peròn dal 2007 è in carcere per questo reato.  Nel 1976 i Montoneros favorirono il golpe e la dittatura di Videla iniziando così la lunga repressione che si concluse nel 1983. I Montoneros in quegli anni iniziarono ad opporsi al regime di Videla e dall'esilio all'estero cercarono - senza riuscirci - di rovesciare la dittatura militare. Dittatura di Videla che cadde, comunque, nel 1981 ma alla quale succedettero altri tre poteri militari fino alla conclusione del regime nel dicembre del 1983. Dopo sei anni di presidenza radicale (con Alfonsìn), gli argentini elessero Carlos Menem presidente. Menem era un Montoneros. Durante la sua presidenza il debito estero, l'inflazione, la crescita dei tassi di interesse, la disoccupazione e la forbice tra la minoranza ricca e la maggioranza povera del paese crebbero a ritmi vertiginosi, toccando punti mai raggiunti prima. Tra il primo e il secondo mandato presidenziale, Menem venne anche inquisito per reati patrimoniali e in seguito prosciolto anche grazie a provvedimenti legislativi ad personam. Nel 2001 l'Argentina fallì per colpa di Menem (soprattutto per aver imposto il tasso di cambio 1 peso=1 dollaro), da quel momento i capi dello Stato furono tutti ad interim fino all'elezione di un altro peronista: Néstor Kirchner. Alla fine del primo mandato, Kirchner non si ricandidò ma fece eleggere la moglie, l'attuale presidentessa ed ex  montoneros Cristina Fernández de Kirchner.

Torniamo a Bergoglio. Due particolari abbastanza importanti sono emersi della vita arcivescovile recente di Papa Francesco. La prima è un'intervista in cui si scaglia contro le donne; la seconda, ma non è una novità per la chiesa, l'attacco al Parlamento argentino per l'approvazione della legge sulle nozze gay.

In riferimento alla candidatura alle presidenziali argentine di Cristina Kirchner, in una dichiarazione del 2007, l’allora arcivescovo di Buenos Aires disse: «Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo». Non sembrano parole di un alto funzionario della chiesa che sei anni dopo sarebbe diventato Papa. Però il cardinal Bergoglio sottolineò un'altra cosa che spiega molti perché: «Dobbiamo avere memoria: abbiamo avuto una donna come presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo». Il riferimento, non troppo velato, è per Isabelita Peròn.

Il 9 luglio del 2010 affermò, a proposito del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che «è in gioco l'identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio. Questo è un tentativo distruttivo del disegno di Dio». Una settimana dopo, il 15 luglio, il Senato argentino approvò definitivamente la legge sul matrimonio gay voluta dalla presidentessa Kirchner. I Kirchner furono sempre osteggiati da Bergoglio: non tanto - o non solo - per i matrimoni gay di cui la chiesa è sempre stata contraria, ma per le decennali politiche della coppia presidenziale che favorivano la diseguaglianza sociale.

Abbiamo conosciuto Papa Francesco come cardinale Jeorge Mario Bergoglio, adesso impareremo a conoscerlo come Pontefice.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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