Un anno a Berlusconi per l’intercettazione Fassino-Consorte

Un anno a Berlusconi per l’intercettazione Fassino-Consorte

I giudici della IV sezione penale del tribunale di Milano, hanno riconosciuto colpevoli Silvio e Paolo Berlusconi di concorso in rivelazione di segreto di ufficio, condannando l'ex presidente del Consiglio ad un anno di reclusione, due anni e tre mesi il fratello Paolo editore de Il Giornale. La vicenda riguarda la diffusione tramite le pagine del Giornale di una trascrizione fatta per conto della procura di Milano, della telefonata tra l'ultimo segretario dei DS prima dello scioglimento nel Pd Piero Fassino e l'amministratore delegato dimissionario di Unipol Giovanni Consorte.

La storia. L'ultimo dell'anno del 2005, il Giornale pubblica la trascrizione della telefonata tra l'allora segretario dei DS, Piero Fassino, e l'amministratore delegato di Unipol Giovanni Consorte. La telefonata è nota per la frase di Fassino «abbiamo una banca?». La domanda era riferita al tentativo da parte di Unipol di acquisire la BNL (Banca Nazionale del Lavoro, oggi in mano ai francesi di BNP Paribas), operazione al centro di un'intricatissima vicenda giudiziaria che i media chiamarono poi "Bancopoli". C'è da dire che due giorni prima della pubblicazione, Consorte si dimise da ad di Unipol proprio per le inchieste in corso, e quando il Giornale pubblicò la trascrizione le polemiche scaturite si levarono sia a destra - interferenza di un partito politico con la finanza bancaria nazionale - sia a sinistra per via delle affiliazioni compromettenti tra la sinistra e una banca inerente alle cooperative.
Come accade spesso in Italia, le trascrizioni in possesso della magistratura, chissà come, sono finite nelle mani di persone esterne alla procura. Il motivo, che non è un eccezione, è abbastanza semplice: le procure delegano solitamente delle società private per fare le intercettazioni sotto il loro mandato diretto; nel caso dell'inchiesta Unipol, la procura di Milano diede l'incarico alla RCS di Roberto Raffaelli e Fabrizio Favata. La riservatezza degli atti vuole che il nastro con le intercettazioni sia sigillato prima di essere depositato; il nastro si trovava in un archivio della Provincia di Milano, ovviamente per conto della procura, sigillato e non ancora depositato. Secondo la procura è impossibile che al Giornale sia arrivata una copia del nastro da una talpa interna per il semplice motivo che non era stato ancora depositato; per logica, quindi, fu girata al quotidiano da chi quella registrazione l'aveva realizzata: Raffaelli e Favata. Nel 2009 Fabrizio Favata raccontò ai pm milanesi cosa successe la vigilia di Natale del 2005. Quando Favata scoprì cosa conteneva la registrazione, decise, assieme a Raffaeli, di sottoporlo a Paolo Berlusconi col quale aveva già avuto in passato rapporti di lavoro. La vigilia di Natale si recarono ad Arcore per un incontro con l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Queste sono le parole che Fabrizio Favata raccontò ai pm:

Ricordo che Paolo aveva portato il regalo di Natale per il fratello. Dentro un barattolo c’era un gigantesco tartufo. Poi si è aperta una porta e il presidente ci ha fatto accomodare in una saletta. Si è disteso su una poltrona e ci ha chiesto di fargli ascoltare “quella cosa”. Raffaelli ha acceso il portatile, ha inserito la chiavetta e ha fatto girare il nastro. Quando Berlusconi ha riconosciuto la voce di Fassino, ha aperto improvvisamente gli occhi (nel frattempo si era appisolato - ndr) e ha detto: “Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno”.

Raffaelli racconta di avere inviato per posta una chiavetta USB contenente il file con la registrazione audio pochi giorni dopo del 24 dicembre 2005. Il 31 dicembre, una settimana dopo l'incontro con Silvio Berlusconi, il Giornale pubblicò l’intercettazione. In tutta questa storia c'è un accusatore - Favata - e degli accusati - Raffaeli e i fratelli Berlusconi: nel maggio del 2010 Favata viene arrestato con l’accusa di estorsione ai danni del suo ex socio; a quanto si legge negli atti, Favata minacciò Raffaeli di raccontare alla stampa quanto avvenuto a casa Berlusconi la vigilia di Natale del 2005. Dagli atti si legge inoltre che la procura aveva acquisito «prove convincenti del fatto che sia effettivamente avvenuto l’incontro della vigilia di Natale nella casa di Arcore del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi tra quest’ultimo, Paolo Berlusconi, Favata e Raffaelli».

La condanna. Silvio Berlusconi è stato condannato ad un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto di ufficio, mentre al fratello Paolo i giudici hanno inflitto una condanna di due anni e tre mesi perché editore de Il Giornale ma lo hanno assolto dell'accusa di ricettazione e dal reato di millantato credito come chiesto dall'accusa. I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano hanno inoltre disposto un risarcimento, a carico di Silvio e Paolo Berlusconi, di 80mila euro a Piero Fassino, parte civile al processo.

Il processo Ruby. Domani Silvio Berlusconi dovrà comparire nuovamente davanti alla quarta sezione penale di Milano per la sentenza del processo Ruby che vede il Cavaliere imputato per presunti rapporti sessuali con una minorenne e per concussione aggravata nei confronti di funzionari della Questura di Milano per ottenere il rilascio della ragazza. Stamane i legali dell'ex premier hanno presentato istanza di legittimo impedimento, in quanto convocato da Mario Monti per discutere della linea politica in vista del prossimo vertice europeo. Saranno i giudici, domani, a decidere se ritenere legittimo l’impedimento.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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