E se volessimo il congedo di paternità obbligatorio?

E se volessimo il congedo di paternità obbligatorio?

Sigmar Gabriel, uno dei candidati alla Cancelleria tedesca dell'Spd, in estate andrà per tre mesi in congedo di paternità - e quindi sarà fuori dalla politica - per accudire la figlioletta nata da appena due settimane. Tutto questo in piena campagna elettorale.

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L'Spd, il partito socialdemocratico ex alleato di Angela Merkel, ha messo in campo tre candidati alla carica di Cancelliere nel prossimo governo, uno di questi è il presidente del partito Sigmar Gabriel.

Gabriel è salito agli onori della cronaca qualche giorno fa per un'intervista al tabloid Bild nel quale dice: «Mi prendo tre mesi fuori dalla politica quest’estate per permettere alla mia partner di tornare al lavoro dopo di che nostra figlia andrà al nido. Stiamo facendo ciò che fanno migliaia di genitori». La legge tedesca impone il congedo parentale per almeno due mesi ad entrambi i genitori, non è una cosa che si può scegliere: la si prende e basta.

Al di là dei pregiudizi personali di ognuno sul congedo, la cosa che salta subito agli occhi è la differenza abissale sull'argomento tra la fredda Germania e l'Italia. La legge italiana obbliga la madre a prendersi cinque mesi di congedo per stare col nascituro. In Germania esiste l'obbligo che entrambi i genitori devono prendersi almeno due mesi per accudire il nascituro. In Germania i neogenitori hanno quattordici settimane di congedo parentale a stipendio quasi pieno; in Italia la legge impone cinque mesi di congedo obbligatorio per le sole madri da dividere tra prima e dopo il parto (2+3 oppure 1+4), invece per i padri - al momento - il congedo è quanto meno ristretto.

Infatti, l'articolo 56 della nuova riforma del lavoro, dice che «il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di tre giorni, anche continuativi». Di questi tre giorni "anche continuativi", il provvedimento chiarisce che due sono «in sostituzione della madre e con un riconoscimento di un’indennità giornaliera a carico dell’Inps pari al cento per cento della retribuzione e il restante giorno in aggiunta all’obbligo di astensione della madre con un riconoscimento di un’indennità giornaliera pari al cento per cento della retribuzione».

La scelta del presidente dell'Spd di dedicarsi alla figlia, anziché al partito e alla campagna elettorale, a qualche cittadino italiano è apparso strano. Quel «stiamo facendo ciò che fanno migliaia di genitori» fa nascere spontaneamente una domanda: è giusto che un candidato alla guida del paese smetta di lavorare per la collettività per dedicarsi a cullare il proprio figlio? Se la risposta è "no, non è giusto", allora i politici di professione che abbiamo - e che ci lamentiamo di avere - ce li meritiamo tutti senza esclusione. Se invece la risposta è sì, beh, forse stiamo facendo un piccolo passo verso l'umanizzazione della politica.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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