Cosa succede in Corea del Nord

Cosa succede in Corea del Nord

Dopo l'annuncio di Pyongyang di essere pronti ad uno "spietato" attacco atomico contro gli Stati Uniti,  il segretario della difesa americano Chuck Hagel ha dichiarato che «la Corea del Nord è un pericolo chiaro e reale». Dichiarazione d'obbligo, ovviamente; però il comunicato dell'agenzia coreana Kcna, come scrive la Cnn, ovvero che «la responsabilità per questa grave situazione appartiene interamente all'amministrazione Usa e ai guerrafondai desiderosi di invadere la sovranità della Dpkr (Democratic People's Republic of Korea, ndr) e di abbattere il suo dignitoso sistema sociale con logiche brigantesche», non lascia presagire nulla di buono. E se ieri, come ci si aspettava, non è successo praticamente nulla, ci si chiede cosa stia accadendo  in queste ore nella Repubblica guidata da Kim Jong-Un.

Come è cominciato. L'escalation inizia nel dicembre scorso quando Pyongyang decide di lanciare in orbita un satellite, mossa che gli americani prendono soprattutto come test per provare la tecnologia missilistica coreana. A febbraio è poi arrivato l'annuncio del terzo test nucleare andato a buon fine; a marzo la risposta degli americani è stata il volo di addestramento dei B-52 nei cieli di Seoul recepito dai nordcoreani come "provocazione imperdonabile". Pyongyang ha risposto con la riapertura dell'impianto nucleare di Yongbyon, chiuso dal 2007, e l'entrata in stato di guerra con la Corea del Sud alleata degli Stati Uniti.

I missili nordcoreani. Notizia di ieri è che Kim Jong-Un ha fatto posizionare sulla costa orientale un missile Musudan di media gittata in grado di puntare sull'isola di del Pacifico di Guam, in territorio americano. Questa mossa è più di quel semplice esercizio di retorica bellicosa descritto dal portavoce del Consiglio nazionale per la Sicurezza degli Stati Uniti. In aggiunta Pyongyang continua a bloccare l'accesso alla zona industriale di Kaesong, condivisa con Seoul anche se in territorio nordcoreano, superato simbolo di cooperazione tra le due Coree.

È vera minaccia? In realtà non lo sappiamo. Nei giorni scorsi Pyongyang ha fatto sapere di essere pronta a colpire l'isola di Guam, le Hawaii e persino la terraferma americana. Alcuni analisti concordano sul fatto che la Corea non possiede ancora la necessaria tecnologia per costruire testate nucleari in grado di colpire l'America; le minacce, scrive la Cnn, servono più come collante per tenere unita la popolazione e le autorità del paese più che una reale minaccia. Più realistiche invece le possibilità di un attacco con armi convenzionali, armi che la Corea del Nord possiede abbondantemente.

La risposta americana. Gli Stati Uniti ovviamente non stanno a guardare. Per dimostrare che le minacce vengono prese sul serio, secondo quanto riferisce la Bbc, gli americani stanno per dislocare a Guam il sistema antimissile Thaad - Terminal High Altitude Area Defense System - composto da un lanciatore, dei missili intercettori e un radar per le operazioni di monitoraggio. Una mossa precauzionale, dice il Pentagono, dislocato a Guam per «difendere il territorio Usa, i nostri alleati e gli interessi nazionali».

Cyberguerra. Oltre alle preoccupazioni reali per una guerra imminente, si susseguono le voci per una guerra dietro le quinte, nel cyberspazio. Un pool di 20 esperti legali del Co-operative Cyber Defence Centre of Excellence (Ccdcoe) della Nato ha messo a punto le regole d'ingaggio internazionali per la guerra cibernetica: gli attacchi informatici devono evitare obiettivi civili sensibili come ospedali, dighe, argini o centrali nucleari; il Ccdcoe invita inoltre tutti i governi ad adottare contromisure adeguate per proteggersi da eventuali attacchi di paesi ostili ma che, in ogni caso, non devono comportare l'uso della forza armata a meno che l'attacco non provochi o abbia provocato la morte di civili o danni significativi alle cose. Le regole, stando a quanto racconta il Guardian, arrivano nel momento in cui gli account ufficiali Twitter e Flickr di Pyongyang sono stati violati dagli hacker di Anonymous (un post con "We are Anonymous" su Twitter e su Flickr un fotomontaggio di Kim Jong-Un con orecchie e naso da maiale e un tatuaggio di Mickey Mouse sul petto). L'account Twitter, aperto poco meno di tre anni fa e con più di 130mila followers, non è stato più aggiornato; il profilo su Flickr invece è stato immediatamente chiuso.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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