Quando si hanno dei figli mongoli è meglio restarsene a casa

Quando si hanno dei figli mongoli è meglio restarsene a casa


"Quando si hanno dei figli mongoli è meglio restarsene a casa". Infastidito dal gioco di una bimba down seduta nel tavolo vicino, il cliente di una pizzeria di Treviso ha apostrofato così i suoi genitori. Per non turbare ulteriormente la bambina, lì per lì il padre non ha reagito all'offesa ma, non volendo far passare sotto silenzio questo "atto di inciviltà", ha scritto una lettera alla Tribuna di Treviso.

L'ho fatto perché simili scene non accadano più - spiega il papà - in un istante quell'uomo è riuscito a rovinare una tranquilla serata, ma non ho voluto che mia figlia assistesse a una scenata che avrebbe trasformato un bel ricordo in un trauma".

La famiglia - padre, madre e quattro bambine dai tre ai nove anni - aveva appena finito di mangiare la pizza e, in attesa del caffé, una cameriera intratteneva la più grande facendola giocare con dei ritagli di carta. Un foglietto è inavvertitamente volato sul tavolo vicino, dove un signore stava cenando insieme alla famiglia e ad alcuni amici, cadendo vicino ad un piatto: la reazione è stata quella frase brutale e intollerante che ha creato il gelo e di fronte alla quale nessuna delle altre persone sedute al tavolo ha reagito.

"Cose del genere non devono succedere - dice il titolare della pizzeria - se avessi assistito alla scena avrei allontanato quel cliente arrogante e cattivo. Di clienti così facciamo volentieri a meno".

[Grazie a Gianni Ghiani per la segnalazione]


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

5 Commenti
  1. Hirondo
    19 gennaio 2010 at 09:57
    Reply

    uhm.. sembrerebbe razzismo in pieno ma mi vien quasi voglia di spezzare una lancia, sia perché ho un conoscente con un figlio down e sia perché in veneto ci ho vissuto per qualche anno e conosco l'intercalare. ecco, "mongolo" non viene usato dagli indigeni per indicare un down ma viene piuttosto inteso come "delle orde di gengis khan", ovvero "selvaggio". è un intercalare del gergo comune insomma, usato "senza offesa" sia fra amici che per indicare un'azione di disturbo. poi so appunto cosa significhi andare in un locale con un bimbo down. e forse più oggi che un tempo perché oggi la distrazione, la chiusura in se stessi, è generale. per esempio, il figlio di questo amico - a otto anni il modus di un bambino di tre - partiva a razzo ancor mentre si aspettava il gelato: era affascinato dai capelli lunghi e piombava ad accarezzarli, anche tirandoli ovvio. ma lui voleva solo accarezzarli e non sempre si riusciva a fermarlo in tempo. le reazioni erano diverse: dalla scocciatura che si mutava in un sorriso di comprensione rendendosi conto e alle scuse del padre a quell' "insegni l'educazione a suo figlio!" - o peggio - di chi non notava la particolarità. per dire che forse, magari già infastidito da urletti o saltelli troppo vicini, dato che le bimbe erano quattro, intendeva semplicemente "quando si hanno dei figli selvaggi". ps: accade anche che talvolta si pretenda troppo dai bambini - intendo quelli sani - perché capita che chi non ne abbia sembri convinto che "in società" debban essere belle statuine e, dall'altra parte, chi invece pretenda che in quanto tali a loro sia permesso tutto in ogni luogo, locali e case altrui comprese. pps: proprio per questo, piuttosto che "fumatori/non fumatori" e considerando il diritto di tutti di andar a mangiare in pace una pizza, non sarebbe male che i locali prevedessero aree "con bambini/senza bambini", naturalmente di libera scelta a proprio "rischio". ;)

  2. 19 gennaio 2010 at 18:57
    Reply

    Quoto ciò che dice Hirondo. Aggiungo che viene usato anche per indicare un bambino poco sveglio, l'aspetto non conta la famosa mazza. Poi bisogna vedere come l'ha detto, nel senso che può anche averlo detto proprio per offendere (notando che il bambino era down) od invece nel senso che Hirondo ha spiegato. ciao ciao :-)

  3. 19 gennaio 2010 at 21:34
    Reply

    Al mio paese, che è molto lontano dal vostro probabilmente, quando uno mi dice mongolo io lo prendo come un offesa perché "quel" mongolo significa mongoloide, dunque handicappato. Se per voi non è un'offesa... Non lo reputo razzismo, ci mancherebbe pure questo, ma qualcosa che in certa gente è innata: la stupidità e l'imbecillità.

  4. Hirondo
    20 gennaio 2010 at 00:10
    Reply

    l'italia è lunga, amico mio, e il dilagare dei mongoli intorno al tredicesimo secolo colpì parecchio l'immaginario collettivo dell'europa cristiana in generale così come nel nordest della penisola: pensa che arrivarono fino in Ungheria e in Croazia, quindi molto vicini. e, ripeto, in veneto l'ho sentito dire, magari di chi aveva dei figli "troppo esagitati": "hanno allevato dei mongoli" o qualcosa di simile, inteso come "distruttori". (di cose o tranquillità altrui) questo non significa che voglio difendere il tizio, solo che potrebbe anche averlo detto in questo senso, senza accorgersi dell'handicap ma solo perché insofferente. il che non lo scusa della reazione alquanto pesantemente villana, solo forse non era volutamente grave quanto appare. del resto, tu come reagiresti se ti arrivasse qualcosa - qualsiasi - sul tavolo o nel piatto da parte di qualcuno a fianco, anche bambino? non credo faresti una piazzata ma - forse - un "ma insomma signora badi a suo figlio!" ti scapperebbe.. ;)

  5. 20 gennaio 2010 at 21:08
    Reply

    Ri-quoto. Per me mongolo rimane un offesa, ma slegata dalla disabilità del bambino. ciao ciao

Rispondi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo:
free vector