Ancora un tonfo dei mercati europei, mentre il Parlamento ritorna a lavoro

Ancora un tonfo dei mercati europei, mentre il Parlamento ritorna a lavoro


Ennesima giornata nera per le borse mondiali. Il buongiorno si era visto già da stamattina quando sono arrivati i primi dati dei mercati asiatici: Hong Kong chiude a meno 5,66 per cento, dato che ha generato una gran confusione all'apertura delle borse europee.

Stamattina in Europa i mercati avevano dato tiepidi segnali di ripresa, ma dopo i dati asiatici gli indici sono scivolati nuovamente verso il baratro con perdite folli e titoli sospesi per eccesso di ribasso. Il buco nero ha inghiottito specialmente Francoforte in cui l'indice Dax 30 ha fatto un drammatico capitombolo attestandosi a meno sette per cento; Parigi non è stata da meno fermandosi ad un più lieve meno 4 per cento e Mosca, altro mercato rovente, si è bloccato ad un meno sette per cento senza attenuanti con il rublo sceso ai minimi del 2006.

Anche Piazza Affari ha subìto perdite considerevoli. Milano stamattina ha sospeso moltissimi titoli per eccesso di ribasso, mentre l'indice precipitava ad un -5 per cento con il Mib che perdeva "solo" l'uno e mezzo per cento. La situazione italiana è naturalmente tenuta sott'occhio da tutti gli analisti e dalle istituzioni internazionali, e per questo motivo il risultato di Milano è molto importante per capire se l'acquisto di titoli di Stato dalla Bce è servito a qualcosa oppure è stato un altro buco nell'acqua. Poco importa, agli analisti, se il differenziale spread tra Btp e Bund tedeschi sia da ieri stabilmente sotto i 300 punti, importa solo l'affidabilità e la stabilità finanziaria del nostro paese oltre che della stabilità ballerina del governo.

Del resto ormai si parla apertamente di "commissariamento" da parte della Bce - con Francia e Germania in prima linea - che detterebbe completamente l'agenda politica-economica al Ministero dell'Economia di Giulio Tremonti. Per questo, forse, il governo si appresta a varare un ritocco considerevole alla manovra di assestamento che dovrebbe portare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Manovra, la nostra, visionata al microscopio anche da Wall Street dopo che nella giornata di ieri l'indice Dow Jones ha subìto profonde perdite tanto che Barack Obama si è sentito in dovere di parlare nuovamente del ribasso del rating operato da Standard and Poor's nei confronti degli Stati Uniti.

In Italia, frattanto, Bossi pare convertito all'europeismo. La parola d'ordine della Lega dalla fondazione, oltre alla classica "Roma ladrona", era screditare la Comunità Europea. Oggi il Senatùr ha fatto esattamente il contrario: “Dobbiamo andare dietro un po’ all’Europa”. Con andar dietro l'Europa, Bossi si riferisce alla lettera arrivata a Tremonti dalla Bce, in cui si chiedono all'Italia misure concrete contro la crisi per rilanciare la crescita economica nel paese, una delle più basse d’Europa. Il capo del Carroccio, in vacanza con i suoi nel varesotto, non si tira indietro a chi gli chiede conferma della lettera di cui si parla da un paio di giorni. Poi, quando qualcuno obietta che la Borsa a Milano è nuovamente crollata, il leader della Lega risponde che è necessario finire le riforme preparate dal governo, e dopo pensare alla situazione estremamente critica ma non disperata dei mercati internazionali.

Dall'altra parte della barricata, l’opposizione chiede chiarezza sulle richieste avanzate all’Italia dalla Banca Centrale Europea. Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni economiche del Pd alla Camera, chiede trasparenza al Governo sui rapporti tra Bce e governi comunitari. Il riferimento, naturalmente, è alla lettera di Trichet e Draghi al nostro governo. Boccia si rivolge specificamente a Giulio Tremonti: “Ci attendiamo che giovedì il ministro si presenti alle Camere con proposte concrete nell’esclusivo interesse del Paese”.

Dunque è proprio vero che il Parlamento è tornato dalle vacanze.


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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