Eurolandia a rischio recessione nel 2012

Eurolandia a rischio recessione nel 2012


L'Ocse prevede un'Italia in recessione l'anno prossimo, con un Pil in calo dello 0,5% e chiede al nuovo governo Monti di "applicare pienamente" le misure di emergenza varate dal precedente esecutivo per portare il bilancio in pareggio nel 2013, oltre ad avviare subito, in contemporanea, "importanti riforme strutturali per favorire la crescita".
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"La stretta di bilancio - si legge nell'Economic Outlook dell'Ocse - combinata con un rallentamento della domanda globale e con una debole competitività, peserà sulla crescita a breve termine, ma è necessaria per assicurare progressi alla sostenibilità di bilancio". L'Ocse rivede al ribasso le sue stime sulla crescita del Pil italiano, che nel 2011 si attesterà a +0,7%, contro il +1,1% stimato a primavera e nel 2012 subirà una contrazione di mezzo punto percentuale, contro un iniziale +1,6%. Per il 2013 l'Ocse prevede una ripresa a +0,5%.

Appare invece brillante Piazza Affari nei primi minuti di contrattazioni, con il Ftse Mib in crescita dell'1,3% e acquisti sui bancari Unicredit (+2,14%) e Ubi (+3,3%), insieme all'assicurativo Fonsai (+3%). Bene Mediolanum (+2,93%), Mediobanca (+2,36%) e Intesa Sanpaolo (+1,9%). Il differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi si attesta a 480 punti, dopo essere salito in precedenza sopra 500 punti.

Se l'Italia piange, l'Europa non ride. Tripla A a rischio per tutti i Paesi dell’Eurozona che possono godere del massimo merito di credito secondo Moody’s. L’aggravarsi della crisi del debito pone sotto osservazione Francia, Austria, Finlandia, Lussemburgo, Olanda e perfino la Germania. Anche se secondo l’agenzia di rating l’area della moneta unica rimarrà salda, Grecia a parte.

Che il futuro dell’Eurozona sia in una maggiore integrazione, piuttosto che nel porre fine all’esperienza avviata dieci anni fa è opinione che pare condivisa nel Vecchio Continente.

«Ritengo che l’ipotesi di uno sfaldamento dell’area euro sia del tutto irragionevole» ha spiegato il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, in una conferenza stampa tenuta durante la sua visita a Tokyo. «Non esiste un piano B. Non è un tema in discussione. È assolutamente fuori questione».

Sempre assai fredda sulla questione eurobond, secondo il quotidiano Die Welt, la Germania avrebbe invece proposto l’emissione di titoli comuni fra i Paesi del club che, almeno per il momento, ancora possono vantare la Tripla A. Ma Berlino ha seccamente smentito che si sia mai parlato di “obbligazioni d'elite”.

Nel frattempo l’agenzia Standard & Poor’s ha deciso di tagliare il rating per il Belgio portandolo da AA+ ad AA con outlook negativo. A pesare l’incertezza economica del Paese, senza un governo da più di 500 giorni, che deve mettere in atto urgenti misure di austerità. Ma i partiti non trovano un accordo sul bilancio federale per il 2012 ed Elio di Rupo, a cui il re aveva dato l’incarico di provare a formare un governo, all’inizio della settimana ha rassegnato le dimissioni.
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L’Ungheria trema e attacca Moody's. Giovedì scorso l’agenzia aveva declassato il credito sovrano di Budapest portandolo a Ba1 (da Baa3) con outlook negativo, facendolo così scivolare nei titoli ‘junk’, ovvero spazzatura.

La decisione di Moody’s, definita dal governo ungerese ‘speculazione’, punisce le politiche economiche del primo ministro ungherese Viktor Orban che non vanno verso il consolidamento fiscale del Paese.

Secondo la Commissione europea, il deficit è calato nel 2011 al 75.9% del prodotto interno lordo rispetto all’81% dell’anno scorso, ma nel 2012 tornerà a salire attestandosi al 76,5% del PIL.

Nei giorni scorsi il governo aveva chiesto aiuti finanziari al Fondo Monetario Internazionale e all’Unione europea, che già nel 2008 avevano concesso un prestito pari a 20 miliardi di euro a Budapest per salvarla dalla bancarotta.

Il Paese è stato costretto a questa richiesta dopo il crollo del fiorino ungherese, precipitato ad un minimo record contro l’euro. Intanto anche il rendimento dei titoli di Stato ha toccato i massimi da due anni e mezzo, portandosi oltre l’8%: titoli che ora rischiano di subire una nuova forte pressione.

La crisi non è solo in Europa. A risentire della forte crisi, gli effetti della contrazione dell’economia mondiale arrivano anche in Cina. La produzione manifatturiera nel mese di novembre ha registrato un calo a seguito della riduzione delle esportazioni in Europa e Stati Uniti. Secondo le stime della Hong Kong and Shanghai banking corporation l’indice dell’attività industriale, così detto Pmi, per il mese di novembre è sceso di tre punti rispetto al mese precedente. Si tratta del più importante calo dal 2009.
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Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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