L’esecuzione del numero due

L’esecuzione del numero due

Le ultime immagini in cui si vede il numero due del regime nordcoreano Jang Song-Thaek, lo mostrano in manette, a capo chino, mentre la polizia politica lo porta al patibolo. Sentenza immediata, sottolinea il comunicato ufficiale dell'agenzia Kcna. Tradimento e condotta lasciva le accuse, montate ad arte dai coreografi del regime, per colui che da tre generazioni ha fatto parte della famiglia che domina la Corea del Nord: Jang era ai vertici del regime quando Kim Il-Sung prese il potere nel 1948; era sempre al vertice quando Kim Jong-Il (figlio di Il-Sung) divenne presidente; diventò tutore del trentenne Kim Jong-Un, due anni fa, quando un morente Jong-il lasciò il paese nelle mani del figlio. Tre generazioni di dittature in cui Jang, marito della sorella di Kim Jong-Il, è sempre stato al vertice della piramide.

Già nel 2004 il defunto scampò quasi miracolosamente ad un'epurazione, ma nel giro di due anni tornò più forte di prima. Sette anni dopo il 67enne ex vice­pre­si­dente della potente Com­mis­sione per la difesa nazio­nale tra­ghettò senza scos­soni la suc­ces­sione alla morte del Kim Jong-Il, affian­cato come tutore all’erede appena tren­tenne del Caro Lea­der. Passati due anni, il Caro Leader - o Grande Successore, come dicono le stampe -  ha sentito il bisogno di riaffermare la dittatura e di essere l'uomo solo al comando. L'esecuzione di Jang è un monito per chi, in futuro, cercasse di seguirne la stessa strada: ottenere un enorme potere sull’esercito, sulla poli­zia e su parte dell’amministrazione civile. Da qui al reato di lesa maestà il passo è breve.

Contro Jang è stato montato un impianto accusatorio che comprende di tutto e di più. Al processo ha ammesso tutte le accuse, compreso l'aver pia­ni­fi­cato un colpo di stato per deporre la lea­der­ship del nipote. Ma la messinscena era iniziata settimana scorsa quando alcuni scatti diffusi dalla stampa ufficiale mostra­vano l’arresto del numero due del regime durante una seduta allar­gata del polit­buro del Par­tito coreano dei lavo­ra­tori. L'estromissione di Jang, e la conseguente esecuzione, fa parte della decennale lotta intestina in seno al regime nordcoreano, lotta sfociata negli ultimi mesi con arresti ed esecuzioni a livello locale. Il primo atto è andato in scena lo scorso anno, quando sono stati allontanati i personaggi vicini ai dirigenti e rimpiazzati da una nuova generazione di falchi fedeli a Jong-un. Jang ha stretto i rapporti con Pechino, ed era considerato un moderato oltre che fautore delle riforme sul modello cinese. I nuovi arrivati, soprattutto il vice­ma­re­sciallo Choi Ryong-Hae, sono per la linea del nucleare; le passate aperture con l'esterno - compresa la Cina - adesso sono sotto lo stretto controllo del potere centrale.

I rapporti con la Cina si sono deteriorati dopo che Jang, tra i vari reati, è stato accusato di aver sven­duto le risorse natu­rali del paese a Pechino. Al momento le dichia­ra­zioni cinesi alla caduta di Jang sono impron­tate alla continuità dei rap­porti: da sempre la Cina vede Pyon­gyang come un cusci­netto con­tro l’accerchiamento Usa; Pechino pone la sta­bi­lità della regione sopra altre que­stioni, come il nucleare, e con­ti­nua a soste­nere l’alleato. Nei giorni dell’epurazione sono stati rag­giunti accordi per lo sviluppo di zone eco­no­mi­che con­giunte. Uno di quei temi che, prima dell’epurazione, erano sotto la tutela di Jang.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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