Puttana in nome di Gesù

Puttana in nome di Gesù

Una storia terrificante di fanatismo e perversione, che accadeva alle nostre spalle in comunità pacifiche e insospettabili, è quella che è stata portata alla luce da "Essere innocenti" (“Not without my sisters“ il titolo originale), il lungo e dettagliato racconto autobiografico (pubblicato in Italia da Menthalia) di Juliana Buhring, Kristina e Celeste Jones. Tre ragazze nate all’interno della setta dei “Bambini di Dio” che soffrirono le peggiori torture e le più svariate forme d’abuso in nome dell’amore di Gesù.

Strappate dalle braccia delle loro madri in tenera età per essere affidate a dei “guardiani” e avviate sin dall’infanzia alla prostituzione, iniziarono un calvario che le accomunò a migliaia di vittime. Per costringerle a partecipare ad atti sessuali (quasi sempre con uomini adulti e più spesso anziani) venivano picchiate o lasciate senza cibo per giorni. Manipolate mentalmente e forzate a vagare per le strade mendicando denaro necessario al mantenimento della setta. Era loro negato l’accesso all’istruzione formale e alle cure mediche. Leggere un’enciclopedia era un crimine castigato con spietate punizioni corporali.

La setta promuoveva il sesso con chiunque facesse parte della “Famiglia” (prima era “Family of love”), indipendentemente dal fatto che si trattasse di bambini o adulti o che i soggetti avessero raggiunto o meno la maturità sessuale. Gli adepti erano convinti che fosse Dio stesso a chiedere quel tributo perché i bambini venissero rimessi continuamente “sulla retta via” e “istruiti all’amore”. Come fecero i primi cristiani ellenistici e romani (condannati dagli apostoli Pietro e Paolo), avevano interpretato il comandamento dell'amore cristiano non come pietà e carità ma in senso erotico. I Bambini di Dio credevano, infatti, che la sessualità ci sia stata donata per soddisfare le necessità naturali, emozionali e fisiche degli esseri umani, ed è permessa in tutte le sue forme (fatta inspiegabilmente eccezione per l’omosessualità maschile). La condivisione della sessualità tra i membri, che non avviene quasi mai in privata sede è detta pure "sharing" (condivisione) o "sesso sacrificale".

Essere innocenti non è solo il racconto individuale della loro fuga ma anche un racconto di sopravvivenza, di pornografia e prostituzione, di pura follia umana.

Se eri un “Bambino di Dio” (Children of God) per il mondo non esistevi. Non eri mai stato registrato all’anagrafe né possedevi documenti di alcun tipo. Venivi spedito da un paese all’altro senza avere nessuna nazionalità, senza avere idea di dove si trovasse il resto della tua famiglia biologica.

Analogo e altrettanto raccapricciante è il racconto di un altro membro sfuggito alla ferocia della setta: Amoreena Winkler, figlia di una coppia affiliata al clan che ha raccontato il suo incubo nel libro: “I Bambini di Dio” (Fandango, 2011) soffermandosi a lungo sulla pratica del del “flirty fishing”(pesca amorosa). Un metodo inusuale di conversione introdotto a metà degli anni ’70 da David Berg ( il fondatore della setta). Consisteva nello spingere giovani e attraenti adepte a servirsi del loro fascino come strumento di missione per sedurre uomini "bisognosi d'amore" (arrivando spesso – non sempre – fino al rapporto sessuale) e indurli a convertirsi (o anche, in alcuni paesi e periodi, semplicemente a contribuire con offerte in denaro o a spendere la loro eventuale autorevolezza a favore del movimento). In quegli stessi anni Berg aveva anche assunto il nome profetico di Moses David. E mentre per i critici e per il resto del mondo quella pratica si iscriveva perfettamente nei reati legati alla prostituzione le ora “discepole di “Moses David” si dichiarano convinte di vivere una genuina esperienza di sacrificio "spirituale" per la loro causa.

In Italia il movimento arriva nel 1972 e scompare nell’arco di un decennio (almeno ufficialmente). Nel 1979 un’inchiesta giornalistica a cui fece seguito l’irruzione della polizia in una discoteca romana gestita dai “Bambini di Dio” portò all’incriminazione di tredici persone accusate di sfruttamento della prostituzione con riferimento al “flirty fishing”. Dopo una lunghissima istruttoria, il Tribunale di Roma assolse tutti nel 1991, concludendo che il “flirty fishing” non poteva essere equiparato alla prostituzione perché le adepte, sia pure in modo deviante, perseguivano con la loro attività un paradossale “scopo umanitario”. Si facevano chiamare “Whores for Jesus”, (prostitute per Gesù).

«Peggio di una puttana rispettabile, una puttana religiosa», scrive Amoreena di sua madre.

Si tratta di un culto apocalittico del quale nel 1972 esistevano 130 comunità o "colonie" in 15 paesi. Nel 1993, circa 7.000 dei 10.000 membri avevano meno di 18 anni di età. Statistiche recenti della "The Family International" calcolano in circa 12.000 i membri a tempo pieno ed i seguaci, distribuiti in 100 paesi. Chi li aveva classificati semplicemente come una delle tante, inoffensive, sette tardo hippy dell’epoca ha dovuto ricredersi di fronte a pubblicazione di scritti, foto e video che promuovevano e documentavano il contatto sessuale tra adulti e minori. Pubblicazioni che chiaramente vennero perseguite a norme di legge per il reato di pedofilia. Eppure secondo alcune indagini giudiziarie e accademiche condotte nel 1990 la "Family" risultò pulita alle accuse e dichiarata “un ambiente sicuro per i bambini”. Una bugia talmente madornale che deve darci la misura della potenza raggiunta della setta in quel periodo. Sempre in quegli anni in America si formò il gruppo FREECOG (Free Our Children from the Children of God, "Liberate i nostri bambini dai Bambini di Dio").

Sembrerebbe che I Bambini di Dio, così come sono stati descritti, non esistano più. La “Famiglia” (come continua a chiamarsi il movimento) ha subito diversi processi che hanno portato alla necessità di una nuova regolazione interna. Una percentuale sempre più ampia dei circa diecimila membri è composta da membri di seconda generazione. Si tratta per lo più di adolescenti a rischio e bambini problematici che hanno negli anni sviluppato varie forme di psicosi. Per alcuni di loro si sono anche aperte le porte della delinquenza minorile. Amoreena, Juliana, Celeste e Kristina ce l’hanno fatta. Con fatica stanno ricostruendo le loro vite. Eppure il fenomeno non è debellato: migliaia di bambini sono ancora oggi vittime di sette sconosciute. Si tratta di un dato confermato da Telefono Azzurro ed altre associazioni. Il fenomeno è quasi del tutto sommerso e ciò lo rende ancora più aberrante.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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