Spagna domani al voto. In vantaggio i popolari di Rajoy

Spagna domani al voto. In vantaggio i popolari di Rajoy


La Spagna domani al voto con la forte incognita della crisi del debito e degli Indignados. Dopo sette anni di Zapatero, Madrid  domani sceglierà tra la destra del Partido Popular di Mariano Rajoy, al 44% nei sondaggi, e il PSOE, il Partido Socialista Obrero Español (Partito Socialista Operaio Spagnolo) di Alfredo Rubalcaba, con il 30% di consensi.
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La Spagna si avvia ad essere il settimo paese europeo in procinto di cambiare governo per colpa della crisi economica. I due candidati, Rajoy e Rubalcaba - capo dell'opposizione nonché sfidante nelle due tornate elettorali precedenti il primo, ed ex Ministro dell'Interno nel governo presieduto da Josè Luis Zapatero il secondo - hanno incentrato la loro campagna sulla necessità di allontanare il paese dal precipizio della crisi del debito.

I segnali d'allarme del resto ci sono tutti: con il differenziale tra Bonos e Bund schizzato oltre i 500 punti base, il debito pubblico attestato a 76,05 miliardi di euro, e con un tasso di disoccupazione del 22% con picchi vicino al 44% tra i giovani, il più alto in Europa, la Spagna è in piena marea nera finanziaria tanto che la stampa madrilena definisce "zona salvataggio" lo spread italiano. E con queste certezze il paese corre il rischio di diventare un'altra Grecia.

Negli ultimi sondaggi il candidato del Pp è avanti di quasi 15 punti rispetto al socialista - 44,6% a 29,9% - ma tra i due aleggia la protesta degli Indignados i quali scendono in piazza contro l'uno e l'altro. Nel caso vincesse Mariano Rajoy confermando i sondaggi, il Partido Popular avrebbe in Parlamento ben 200 seggi su 350, contro i miseri 110 del Psoe di Alfredo Rubalcaba. Ovvero maggioranza assoluta alla Cortes Generales. La Cortes Generales è composta dal Congreso de los Diputados (Congresso dei deputati), la camera bassa, e dal Senado (Senato), la camera alta. Insieme hanno il potere di emanare leggi e di emendare la Costituzione, ma solo il Senado può dare la fiducia o negarla al Presidente del Gobierno (il Presidente del Consiglio dei ministri).

I giochi sembrano già fatti e lo stesso candidato socialista appare rassegnato alla sconfitta. In un'intervista a El Pais ha lanciato un appello perchè il Partido Popular almeno non conquisti la maggioranza assoluta: «Mi preoccupa che la destra ottenga un potere assoluto». Il Pp ha conquistato alle regionali e amministrative di maggio il controllo di quasi tutte le regioni, e delle principali città del paese. Con una maggioranza ampia al Congresso potrebbe cambiare la Costituzione o la composizione dei principali organi dello stato. Rajoy, ormai vicino alla vittoria, negli ultimi giorni ha iniziato a lanciare messaggi a mercati e partner europei.

Mariano Rajoy è in testa nei sondaggi

Rajoy ha garantito che il suo governo rispetterà tutti gli impegni presi da Zapatero con la Comunità Europea e ha promesso - anche lui - una serie di manovre lacrime e sangue: «taglieremo ovunque, meno che le pensioni». Ha chiesto tempoai mercati che si stanno accanendo sul paese: «Chi vincerà le elezioni ha diritto a un margine di tempo minimo, che deve essere più di mezz'ora». Ma il periodo di transizione rischia di diventare una mattanza per la Spagna, il nuovo governo non sarà in carica prima del 20 dicembre e con i mercati che assalgono ogni giorno i debiti sovrani ci sarà molto da correre per il prossimo capo del governo spagnolo.

Secondo il candidato popolare, ci potrebbe essere la possibilità di affiancare subito all'esecutivo uscente un "pre-governo", coordinando con i ministri di Zapatero le possibili urgenze. Il leader del Pp ha annunciato che la sua prima azione politica sarà la cooperazione con il capo dell'opposizione Rubalcaba per evitare al paese il baratro del debito. Dal lato socialista, però, Rubalcaba rischia di uscire dalle elezioni con le gambe spezzate, tanto che nel Psoe si stanno già affilando i coltelli per la lotta alla leadership in caso di sconfitta.
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Potrebbe essere un bene per il Psoe. Dopo la seconda vittoria di Aznar nel 2000, un giovane provinciale prese le redini del partito e lo condusse ad una vittoria schiacciante quattro anni dopo, dimostrandosi uno dei leader di governo più progressisti che il paese abbia mai avuto. Il suo nome era Josè Luis Zapatero.


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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