Egitto alle urne per un voto storico

Egitto alle urne per un voto storico


Sono i grandi favoriti del voto e hanno deciso di dire sì agli inviti al dialogo lanciati dalle Forze Armate. Osteggiati da Mubarak, i Fratelli Musulmani si presentano a queste elezioni sotto la bandiera di “Libertà e Giustizia” ma non si presenteranno alle presidenziali di giugno.
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I Fratelli Musulmani, osteggiati sotto il regime di Mubarak, sono pronti a raccogliere quanto seminato in anni di attività politica semiclandestina. Alle elezioni si presentano sotto la bandiera del movimento “Libertà e Giustizia”: «Negli ultimi decenni – ha spiegato il loro leader Mohamed el Beltagi – abbiamo collaborato con i nostri fratelli copti, le nostre posizioni sono chiare. Siamo favorevoli al plusralismo religioso. Il tentativo di agitare il pericolo islamico per arginare il processo democratico in corso purtroppo ha indotto molta gente in errore».

Ecco la sua risposta a chi accusa i fratelli Musulmani di essersi appiattiti sulla linea del Consiglio militare: «La questione è mal posta. Quando i militari prendono le decisioni giuste per il paese e forniscono riposta alle rivendicazioni popolari non possiamo che sostenerli. Se dovessero scegliere altre vie ci opporremmo e cercheremmo di fare pressione perché le cose cambino».

I Fratelli musulmani hanno già annunciato che non presenteranno candidature per le presidenziali che si dovrebbero tenere entro giugno. Puntano a conquistare la maggioranza all’Assemblea del popolo. Drenano consensi soprattutto tra i più poveri e tra le centinaia di migliaia di diseredati egiziani.


E' un voto storico. E’ una partecipazione in massa quella degli elettori egiziani per un voto storico: il primo dell’era del dopo Mubarak. Il processo di queste legislative durerà mesi. Ieri, per far fronte alla massiccia affluenza, i seggi sono rimasti aperti per due ore in più.

L’organizzazione del voto prevede dei simboli per quegli elettori che non sono in grado di leggere. Una bilancia, simbolo dei Fratelli Musulmani. Partito contro cui non risparmia le critiche Sherifa Tabei, candidata indipendente: «Tante persone con una scarsa educazione si sono fatte fare il lavaggio del cervello» sostiene. «E’ un dato acquisito che alcuni dei partiti islamici abbiano mille modi per sedurre la gente semplice che non si rende conto di quel che sta succedendo. Le persone sono credenti e se gli si parla il linguaggio della religione e delle emozioni seguiranno quel messaggio». «C‘è ovviamente una corrente che vorrebbe tornare al Medioevo» dice un’altra elettrice. «Non li conosciamo qui da noi i salafiti! Volete uno Stato islamico? Andate in Arabia Saudita» si indigna una residente del Cairo.

Il ruolo e il risultato che otterranno i partiti islamici, Fratelli Musulmani in testa, è la grande scommessa di queste legislative. Il punto di vista dei giornalisti inviati al Cairo è unanime: il tasso record di partecipazione degli egiziani a questo vota storico si spiega con il timore dell’arrivo di partiti islamici al potere, così come è avvenuto in altri paesi del Nord Africa, per fare muro contro i partiti estremisti.
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Un nuovo Egitto. La stampa egiziana celebra una giornata storica, all’indomani del primo atto delle elezioni. “La nascita di un nuovo Egitto”, “Il popolo supera il test sulla democrazia”: sono fra i tanti commenti dei giornali del Paese, andato a votare in massa per rinnovare il parlamento nell’era post-Mubarak. Un voto che si è svolto senza violenze e che continua oggi in un terzo dei governatorati del Paese, tra cui il Cairo e Alessandria.

Le elezioni si svolgeranno poi anche nelle altre regioni, fino all’11 gennaio. L’assenza di violenze e l’enorme affluenza sono state apprezzate anche dal dipartimento di Stato americano.

«Credo sia un passo importante», ha affermato una residente del Cairo. «In particolare vedere così tante donne fare la coda per sette-otto ore, determinate a non mollare, ma a votare. Perché i problemi non le fermano, ma spingono le persone a votare. E’ fantastico!»

Elezioni che si svolgono dopo una settimana di scontri in cui sono morte una quarantina di persone. Piazza Tahrir era tornata a riempirsi per chiedere di portare a termine la rivoluzione cacciando i militari. E potrebbe affollarsi di nuovo se queste elezioni, volute dalla giunta, non faranno davvero in modo che l’Egitto si liberi del peso delle forze armate nella vita politica.
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Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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