Gli scontri in Grecia

Gli scontri in Grecia


Il governo esplode e la piazza brucia, ma Papademos va avanti nonostante le dimissioni di quattro ministri e due viceministri: nella notte, quel che resta dell'esecutivo, ha approvato la bozza di disegno di legge sull'austerity richiesto dall'UE e dal FMI per ottenere la nuova tranche di aiuti da 130 milioni di euro, che sarà sottoposto, domenica, al voto del Parlamento.

Un'immagine degli scontri in Grecia

«Perché la Grecia non può permettersi la bancarotta» ha detto Lucas Papademos invitando tutti i contrari al piano a dimettersi. Quattro ministri e due viceministri - Makis Voridis (Ministro dei Trasporti), Georges Georgiou (vice-ministro della Difesa), Asterios Rodoulis (Segretario di Stato all'Agricoltura), Adonis Georgiadis (Segretario di Stato alla Marina), Mariliza Xenoyannakopoulou (vice-ministro degli Affari esteri) e Giorgos Koutroumanis (ministro del lavoro) - quattro del partito di estrema destra Laos e due partito socialista greco Pasok, hanno rassegnato le dimissioni tra ieri sera e stamattina.

Nuovi tagli considerati inaccettabili anche dalla maggioranza dei greci ormai allo stremo. Ecco allora la rabbia esplosa ieri in piazza Syntagma, davanti al Parlamento, dove decine di migliaia di persone hanno manifestato e si sono scontrate ieri con le forze dell'ordine nel primo giorno di sciopero generale. Lanci di Molotov da una parte e lacrimogeni dall'altra, contro la prospettiva di un ulteriore perdita di 15mila posti di lavoro nel settore pubblico e decurtazioni pesantissime di pensioni e stipendi compresa la riduzione del 22 per cento dei salari minimi in un paese dove ormai su undici milioni di abitanti, ben un milione è disoccupato. Uno sciopero che è proseguito oggi con il blocco totale di autobus, treni e metropolitana, scuole e ospedali, in attesa di domani quando le Camere si pronunceranno sul nuovo piano.

Navi in porto, treni bloccati nelle stazioni e ospedali aperti solo per le emergenze: nel secondo giorno di sciopero generale la Grecia è paralizzata dalla paura di un nuovo piano di austerity in un paese già allo stremo. Il provvedimento che è stato approvato ieri notte dal governo Papademos verrà votato domani in Parlamento, si tratta di misure pesantissime richieste da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale per bloccare la nuova tranche di aiuti da 130 miliardi di euro.

Tagli drastici alle spese farmaceutiche, apertura del mercato energetico agli investimenti stranieri, soppressione di ulteriori 15mila posti di lavoro nel settore pubblico ma anche altre, dolorose, riduzioni di stipendi e pensioni già a livelli minimi.

Contro questa ennesima situazione esplode la protesta, il governo rischia di dissolversi: sei ministri, quattro del partito nazionalista greco Laos ma anche due del partito socialista Pasok, ben più rappresentativo in Parlamento, si sono dimessi dopo che il premier Papademos ha richiamato all'ordine perché la Grecia non può permettersi la bancarotta. Ma in bancarotta si sente già la maggior parte dei greci che a smettere di manifestare non ci pensa proprio.

Dopo i cortei di ieri, in cui come abbiamo già detto non sono mancati i momenti di forte tensione, anche oggi decine di migliaia di persone hanno sfilato nella centralissima piazza Syntagma davanti al Parlamento dove domani si riuniranno le Camere per votare la bozza del disegno di legge approvata ieri da quel che resta del governo. E proprio in coincidenza con il voto in Parlamento, alle cinque del pomeriggio è prevista quella che si annuncia la più imponente manifestazione di protesta degli ultimi anni.


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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