Peggio del Grande Fratello c’è solo un GF horror

Peggio del Grande Fratello c’è solo un GF horror

«Evil Things - Gli uomini producono il male come le api producono il miele. Inserisci un’immagine o un video tuo o trovato in rete… Qual'è la cosa più cattiva che hai fatto?»

Questa è la sfida lanciata dal blog «Evil Things» (Cose Cattive), rivelatosi poi un fake promozionale del film di Simone Gandolfo, al suo primo ingaggio da regista di lungometraggi. L'attore che abbiamo già visto in numerose fiction televisive (da «La baronessa di Carini» a «Distretto di polizia», a «R.I.S Roma- delitti imperfetti»), arrivato al cinema grazie a Roberto Benigni per il quale ha recitato nel poetico «La tigre e la neve» nel 2012 ha realizzato un progetto molto differente, un horror movie basato su un gioco degenerato e perverso: «Evil thing», un reality nero, una gara di cattiveria.

Il film è stato prodotto da Luca Argentero e sarà vietato ai minori di 14anni a causa dei suoi contenuti morbosi. In realtà non si tratta di un film vero e proprio ma di un'indagine sociologica utilizzata usando la rete come mezzo di confronto con gli utenti. Tramite il blog sono state raccolte tutte le informazioni necessarie per la realizzazione della pellicola. Ciascun visitatore ha potuto esprimere le proprie paure e il proprio sdegno aggiungendo commenti e video ributtanti. Ognuno ha potuto dire la propria sulla brutalità degli esseri umani. Così il materiale raccolto è stato filtrato ed riutilizzato.

Il film è stato proiettato ieri sera al cinema Ritz di Asti in prima serata, dando il via alla programmazione in tutte le altre sale d'Italia. «Dopo il successo di una serie tv in cui interpretavo uno dei protagonisti, sono passato da avere 200 a più di 4500 amici sulla mia pagina Facebook; è allora che ho scoperto che, nell’era di internet, il concetto di realtà ha perso la sua definizione ordinaria - ha spiegato Gandolfo alla Gazzetta d'Asti - Lo scontro tra il mondo fisico e quello virtuale genera un corto circuito che, nel migliore dei casi porta alla solitudine e nel peggiore alla follia. Dietro alla tastiera di un computer siamo protetti dall’anonimato virtuale, ma anche privati dell’istinto che scatta quando siamo “vis a vis” con un altro essere umano. La prossimità fisica ci consente di guardare una persona, annusarla e decidere con la pancia, prima ancora che col cervello, se fidarci oppure no. Tutto questo in rete non può succedere e quando l’incontro virtuale diventa fisico può avere conseguenze estreme».

Il film è stato girato in inglese e si presenta come una sorta di reality show sul modello tradizionale del «Grande Fratello». Si tratta di un prodotto cinematografico innovativo e rivoluzionario che non parla delle perversioni e di ciò che fa paura ai giovani di questa generazione, ma si rivolge direttamente a loro che ne sono i fruitori.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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