Femminicidio, fermiamo la strage!

Femminicidio, fermiamo la strage!

«Basta utilizzare il corpo delle donne per pubblicizzare qualsiasi prodotto. Bisogna porre dei limiti agli spot. Da noi passa il messaggio che la donna è solo un oggetto e con un un oggetto si fa quello che si vuole» - Così si esprimeva la Boldrini circa un mese fa, cosciente che le donne vittima di femminicidio in Italia nel 2012 sono state 124, alle quali si aggiungono i brutali omicidi dei primi mesi del 2013. Torna in voga il delitto passionale e si abbassano i numeri di tutte le altre categorie d'omicidio. Uccidere le donne evidentemente è più facile, e chissà, magari agli occhi dei seviziatori è anche legittimo. Infondo sono solo 400.000 le donne che hanno subito uno stupro prima dei 16 anni e il 90% di queste non hanno denunciato o hanno ritirato la denuncia. Perché?

La riposta è molto elementare. Perchè quel piccolo mostro che le ha assalite vive in casa con loro, dorme nel loro letto, è il padre dei loro bambini, è il fratello o il cugino o l'amico d'infanzia con cui sono cresciute, è il padre, lo zio, il nonno o l'ex fidanzato che gli infligge atrocità in nome del loro amore mai dimenticato. Per loro, spesso, non è un mostro. E' una persona che amavano di cui non riescono a spiegarsi il comportamento. Si sentono in parte responsabili delle loro reazioni, cercano di dimenticare, di perdonare di comportarsi da donne fino alla fine, da mamme, da sorelle, da mogli.

Solo il 15% delle vittime prende realmente le distanze da una violenza che non può e non deve essere giustificata. Tutte le altre vivono nella paura e nell'abnegazione a cui le condanna lo Stato. Una donna in pericolo di vita non può aspettare 6 anni per una sentenza. Ha bisogno di ricominciare una vita normale il più presto possibile, ha bisogno che il suo incubo finisca e non solo per se stessa ma anche per proteggere i suoi figli o altri familiari che rischiano quanto e più di lei di diventare trasversalmente vittime di tremenda vendetta.

Nel 56% dei casi l'assassino è il partner. Una percentuale non incoraggiante se si pensa che in Italia un matrimonio su 4 finisce in una separazione. Qualcuno fa impugnare la questione ad un legale e qualcun altro brandisce un coltello pensando che si tratti più o meno della stessa cosa. Infondo in passato esisteva una forma di legittimazione chiamata «delitto d'onore».

Grazie a Dio in Italia è solo un triste ricordo ma in molti paesi del mondo è tutt'altro che storia. Lo sa bene chi ha letto «Brulée vive» il romanzo autobiografico di Suad scritto con la collaborazione di Marie-Thérèse Cuny. Il romanzo è stato tradotto con il seguente titolo: «Bruciata viva. Vittima della legge degli uomini», arrivato da noi nel 2007 e tradotto dal 2003 in poi in 37 lingue. In Cisgiordania cospargere di benzina una 17enne incinta e darle fuoco non è considerato un crimine perseguibile per legge. Si tratta di una pratica comune e diffusa.

Ogni anno nel mondo se ne registrano molti di casi, alcuni non vengono neanche denunciati. Lo stesso è avvenuto ieri notte a Cosenza. E già. Nessuna differenza tra un villaggio sperduto in Cisgiordania dove la scolarizzazione è un lusso e una paesino confinate ad una cittadina di provincia del Sud Italia dove la scolarizzazione è un obbligo.

Fabiana Luzzi non aveva neanche 16 anni. Li avrebbe compiuti a metà Giugno e anche allora sarebbe rimasta comunque poco più di una bambina che prende approccio con le sue ambizioni di giovane donna. Perlomeno, a differenza di quanto sarebbe accaduto in Cisgiordania qui la gente si è indignata: «Dovrebbero ammazzarlo. E’ troppo grave quello che ha fatto - gridavano a Corigliano Calabro contro l'assassino, anch'esso minorenne. L'intero paese si è dichiarato traumatizzato.

Il suo fidanzatino l'ha punita al culmine di una lite per gelosia (motivata o presunta chi può dirlo?) per aver osato «alzargli le mani». (ovviamente non sappiamo in che contesto inserire questo dettaglio. Nessuno esclude che la ragazza abbia semplicemente provato a difendersi dalle percosse che stava ricevendo). Prontamente lui ha tirato fuori un coltello (chi non ne ha uno con se quando esce con la fidanzata?) e l'ha colpita fino a lasciarla a terra. Inizialmente ha pensato di abbandonarla in fin di vita, poi,  due ore dopo, ha un'idea migliore: cospargela di benzina ignorando le sue suppliche e bruciarla viva.

Un delitto pieno d'orrore e non solo per la giovane età dei due protagonisti ma sopratutto perchè il movente praticamente non esiste. Non si tratta di un delitto passionale, non si tratta di un raptus di follia ma di una forma di crudeltà perpetrata ai danni di una coetanea, di una compagna di scuola, di una "fidanzatina" conosciuta ad un'età in cui questa parola significa tutto e niente.

Senza alcun senso di colpa il sedicenne si è presentato al pronto soccorso dove ha giustificato le bruciature dichiarando d'esser stato aggredito. Una ricostruzione che non ha convinto i carabinieri sopratutto perchè arrivata in contemporanea alla denuncia di scomparsa della minore. Non gli è rimasto che confessare e condurre le autorità dove avrebbero poi trovato il cadavere carbonizzato.

La stessa identica noncuranza ha mostrato anche il Congolese che nelle stesse ore a Perugia stuprava e prendeva a morsi la fidanzata italiana. Un vero racconto dell'incubo vissuto da una studentessa ventenne che prima di perdere i sensi è riuscita a comporre il 112 e chiedere soccorso. All'arrivo dei carabinieri, l'uomo dormiva beatamente (in fin dei conti cosa era mai successo in quella casa da dovergli togliere il sonno dei giusti?) ha negato ogni addebito riferendo che la nottata l’aveva trascorsa in una  discoteca di Ponte San Giovanni per poi rientrare a casa con la fidanzata non ricordando l’orario e le circostanze successive al ritorno a casa. Una bugia patetica. All’interno della camera da letto, infatti, i militari hanno trovato degli indumenti sporchi di sangue e riscontrato tracce ematiche anche su uno dei due cuscini e sul lenzuolo. La colpa di lei? essersi opposta alla pretesa di un rapporto sessuale. La punizione? Ecchimosi in ogni parte del corpo, una grave lesione alla orbita dell ‘occhio destro per cui dovrà essere sottoposta ad intervento chirurgico, ferite profonde al cuoio capelluto, morsi ad un polpaccio ed altre lesioni che la costringeranno ad essere ricoverata con una prognosi medica di trenta giorni. Il Congolese è stato arrestato in fragranza di reato. Ma verrà veramente messo nelle condizioni di non nuocere più ne a lei ne a nessun altra/o?

Sembrerebbe un'orda di violenza senza via d'uscita ma non lo è. La Gran Bretagna fa scuola in fatto di tutela delle donne. Da noi l'emergenza cresce (25 casi da gennaio ad oggi) da loro decresce (49 casi nel 2003, solo 5 nel 2010). Il loro piano si chiama EDV (Elimination of domestic violence) e sta funzionando!

La prima cosa da fare è allontanare la vittima da casa. Questo passo, che potrebbe apparire il più banale, è in realtà il più difficile. Spesso le vittime sono nullatenenti. Secondo quanto dichiarato dalla Boldrini: in Italia lavora solo il 47% delle donne, spesso con stipendi inferiori a quelli degli uomini, il ché non le rende in grado di prendersi economicamente cura di se stesse. Rilanciare l'occupazione femminile sarebbe una prima arma di difesa.

Alle vittime di violenza, secondo il piano inglese, serve un tutor che le supporti psicologicamente e che faccia da filo diretto con servizi sociali, i medici e le forze dell'ordine. Il tutor segue la persone per i 3 mesi successivi alla denuncia coordinando le parti in causa. In caso di violenza tutor e satelliti chiudono il caso con un verbale stilabile in soli 15 minuti e scattano le manette.

Ad ogni caso viene assegnato un grado di rischio, nello stesso modo in cui al pronto soccorso vengono stabilite le priorità. Quando il codice è rosso la donna viene immediatamente scortata al sicuro dagli agenti.

Settecento aziende appoggiano il piano EDV collaborando con le forze dell'ordine e i servi sociali nel caso le loro dipendenti fossero vittima di violenza. In questo modo le vittime provano meno vergogna e riescono a raccontare quello che gli accade e a farsi aiutare. Insomma il modello inglese si basa su un concetto essenziale al fine della prevenzione: non lasciarci mai sole.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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