Finisce l’era del Web 2.0

Finisce l’era del Web 2.0

Non è ancora chiaro verso dove andremo a parare. La stessa nozione di “web” potrebbe sparire nel giro di pochissimo tempo. Forse ci muoveremo verso un paradigma totalmente diverso che ancora non conosciamo.

John Battelle ha annunciato che quest'anno il Web 2.0 Summit non si farà perché impegnato nella stesura del suo nuovo libro. Un annuncio che sembra un addio.

Nel 2004 il giornalista americano John Battelle, assieme all'editore Tim O'Reilly, inventarono il Web 2.0 Summit: una serie di conferenze con tutti i protagonisti della rinascita della rete dopo il crollo della new economy degli inizi del decennio. Teorici, giornalisti, guru, ma soprattutto imprenditori: da Mark Zuckerberg (Facebook) a Dick Costolo (Twitter), da Jeff Bezos (Amazon) a Jerry Yang (Yahoo!), da Michael Arrington (TechCrunch) ad Arianna Huffington (Huffington Post), da Eric Schmidt (Google) ad Al Gore (Current TV), da Sean Parker (Napster, Facebook, Spotify) a Christopher “Moot” Poole (4chan).

Battelle, in un post sul suo blog, spiega che il lavoro per un nuovo libro gli impedisce di dedicarsi all’organizzazione della conferenza: «questo anno di pausa ci permetterà di ragionare su quanto abbiamo fatto e di valutare le possibili opzioni per il futuro». Un messaggio non troppo velato che suona come un addio, più che un arrivederci.

Negli anni il Summit ci ha fatto seguire in diretta i cambiamenti della rete: la partecipazione, i social media, i primi network orizzontali che cambiavano le dinamiche della comunicazione verticale. Ci ha insegnato ad usare il termine “Web 2.0” sin dalla prima uscita nel 2004, quando all'indomani della Conference – come si chiamava per i primi tre anni il summit – si parlò apertamente di una nuova generazione di Rete avanzata, la 2.0 appunto.

Negli anni il Summit non è mai stato identificato in qualcosa, non è mai stato riferito ad una tipologia di servizi o siti, ma nemmeno ad una tecnologia ben precisa. Ed è stata proprio la sua indefinitezza a renderlo speciale, capace di catturare lo spirito dei tempi e delle novità a scapito dell'orizzontalità del passato.

A quanto pare - più per sensazione che per reale concezione - la rivoluzione iniziata otto anni fa sembra arrivata alla fine. La tesi viene confutata dalla cancellazione del Web 2.0 Summit congedandosi non solo dai migliaia di partecipanti di tutte le edizioni, ma anche dal termine stesso – Web 2.0 – simbolicamente obsoleto dall'arrivo di smartphone, tablet e apps.

Non è ancora chiaro verso dove andremo a parare. Forse un Web 3.0 o un Web 4.0. Non possiamo dirlo perché la stessa nozione di “web” potrebbe sparire nel giro di pochissimo tempo (“The Web Is Dead”, scriveva un paio d’anni fa Chris Anderson su Wired). Forse ci muoveremo verso un paradigma totalmente diverso che ancora non conosciamo. Quello che con certezza conosciamo sono gli strumenti che ormai quotidianamente utilizziamo senza nemmeno badarci: la natura orizzontale dei social media e la verticalità delle apps.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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