La lunga giornata del Giglio

La lunga giornata del Giglio

Sono le 11.30, quando a tutti i soccorritori che stanno lavorando sopra, sotto e tutto intorno alla Costa Concordia, arriva l'ordine di evacuare subito la zona delle operazioni. Il mare è grosso - forza 4/5 - sono segnalate burrasche nel Tirreno centrale e soffia un forte vento di libeccio.

La nave, che è appoggiata su un costone di roccia, oscilla: nove centimetri sulla verticale, uno e mezzo in orizzontale. C'è pericolo che, con un effetto risacca, possa spostarsi e scendere nel fondale che arriva fino a settanta metri poco dopo un gradino. Sul posto ricompare un elicottero dei vigili del fuoco che finora s'era visto solo per salvare il commissario eroe Manrico Gianpietroni. Cala il verricello e ad uno ad uno tira su gli specialisti del SAF, il nucleo Speleo Alpino Fluviale, a cui stanno arrivando rinforzi da tutta Italia perché ormai lavorare sulla nave è come operare su una grotta di montagna.

Anche i sommozzatori, che ispezionano la parte sommersa, tornano in superficie. Ci sono pure i sub delle ditte esterne, quella principale è olandese, incaricate di recuperare la nave e metterla in sicurezza. C'è grande timore - lo segnala anche il ministro dell'ambiente Clini - che la nave possa perdere le 2400 tonnellate di carburante che ha a bordo: sarebbe una catastrofe ambientale immensa. In teoria, dice il ministro, potrebbe colpire tutto l'arcipelago e tutta la costa toscana.

«Eravamo con la nostra squadra per vedere gli eventuali punti d'appoggio e gli eventuali passaggi umani per poter passare cavi eccetera da una parte all'altra». La nave può colare a picco? «Colare a picco è un parolone, però... diciamo di sì, si può ancora inabissare» dice uno degli addetti al recupero.

Al momento dell'allarme le motovedette della Guardia Costiera stanno ispezionando il mare per trovare eventuali superstiti. Il comandante della V625 classe Palco - una motovedetta della Guardia di Finanza di Porto Santo Spirito - deve tenersi lontano perché la nave, con le sue 114mila tonnellate di stazza, è talmente grande che se andasse giù con un effetto mulinello, trascinerebbe sotto tutto quello che gli sta intorno.

Fortunatamente nel pomeriggio le condizioni del mare migliorano e le ricerche riprendono, ma solo nella parte asciutta e solo di giorno. Sott'acqua al buio è troppo pericoloso: è da mezzogiorno di domenica che dalla nave, purtroppo, nessuno è più uscito vivo.

Il conto dei dispersi è complicato. Stamattina è stato trovato il corpo di un uomo. Si diceva che mancassero sedici persone all'appello, ma oggi la Germania ha fatto sapere che i numeri non tornano: non si trovano dodici passeggeri tedeschi, tutti tra i cinquanta e i settant'anni. Poi si sa per certo che mancano quattro francesi, due pensionati americani, una bambina di Rimini col padre che è un trapiantato ed ha bisogno dei farmaci anti-rigetto, una donna di Biella, due signore siciliane e sei membri dell'equipaggio.

Non viene lasciato nulla d'intentato, ma ora che comincia la quarta notte dopo il disastro, servirebbe un miracolo al Giglio per avere un'altra bella notizia come quella della salvezza del commissario di bordo.

[per Lavika]

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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