Referendum greco. Papandreou vicino alle dimissioni

Referendum greco. Papandreou vicino alle dimissioni

No a un referendum sull’euro. Il ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos si è detto contrario a sottoporre un quesito del genere alla popolazione, perché «la moneta unica è una conquista storica che non può essere messa in discussione». Lo ha affermato al ritorno dal G20 di Cannes. Una dichiarazione che stride con quella del primo ministro greco Ghiorghios Papandreou il quale ha affermato che la posta in gioco del referendum sarà l’appartenenza alla zona euro, ma che non è stato ancora deciso quale sarà il quesito. Domani ennesimo voto di fiducia: cadrà Papandreou?

«E’ un diritto democratico - ribatte Papandreou - e i greci sono maturi e saggi per prendere la decisione che farà il bene della popolazione e del Paese. Una decisione positiva per i greci lo è anche per l’Europa».

«Un ricatto nei confronti dei greci» dice il principale leader dell’opposizione che ieri ha bocciato la decisione di svolgere un referendum sul nuovo piano di aiuti per Atene. «Si mette a rischio l’appartenenza della Grecia all’eurozona», ha continuato Andonis Samaras chiedendo elezioni anticipate. Appelli a evitare un referendum arrivano anche da membri del partito socialista al governo.

Non è stato ancora definito, ma molto probabilmente il quesito del referendum ellenico, previsto il 4 dicembre, riguarderà la permanenza della Grecia nell’eurozona. Si è espresso così il primo ministro Papandreou difendendo la consultazione popolare: «È un diritto democratico. I Greci sono maturi e saggi, e sapranno prendere la decisione giusta per il bene del Paese. Se si esprimeranno favorevolmente sarà una cosa positiva non solo per il popolo greco ma per l’Europa».

Lasciando la sede del vertice di Cannes, Papandreu ha ostentato fiducia e ha detto: «Sono sicuro che nel Paese c'è un largo consenso sul piano di salvataggio. Per questo voglio che la Grecia esprima il proprio parere». Domani mattina intanto il Parlamento greco è chiamato all'ennesima fiducia al governo socialista di Papandreou. Stavolta potrebbe arrivare la bocciatura dato che i numeri sono talmente risicati che se mancassero anche solamente i due voti che l'hanno risparmiato lunedì, il governo sicuramente farà molta fatica a reggersi con le proprie gambe.

Ma proprio mentre il governo rischia la crisi ed è diviso sull’annuncio di Papandreou, neppure i greci sembrano convinti della necessità del referendum. Intervistati dalla Tv greca, alcuni cittadini ateniesi credono che votare sul pacchetto di aiuti sia un errore: «Credo che Papandreou non avrebbe dovuto dirlo - afferma uno degli intervistati - Non so come accomoderà le cose per soddisfare i partner che ci prestano denaro. Non abbiamo soldi, li riceviamo da altri, ci prostriamo davanti a chi ci finanzia».

«Non ha più senso -  dice un altro residente della capitale - Se diciamo no al referendum, riotterremo gli stipendi che abbiamo perduto? Riotterremo i nostri diritti? Che differenza fa se si tiene o meno? Credo che la cosa più giusta sia andare alle elezioni».

Se la Grecia lasciasse l’euro e tornasse alla dracma, che conseguenze ci sarebbero per l’economia? «Ora c‘è un problema con le finanze e il debito. Anche si tornasse alla dracma, il problema resterebbe», ritiene una cittadina ateniese.

In cambio della sesta tranche del primo piano di salvataggio, Atene ha approvato misure di austerità tra cui la riduzione dei dipendenti pubblici e il taglio dei loro stipendi, e anche il congelamento delle convenzioni collettive.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

1 Comments

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
free vector