Rischiano 15 anni di carcere i trenta attivisti di Greenpeace arrestati in Russia

Rischiano 15 anni di carcere i trenta attivisti di Greenpeace arrestati in Russia

Le autorità russe stanno per mandare a processo trenta attivisti di Greenpeace con l'accusa di pirateria per aver tentato di scalare la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya di Gazprom sul Mar Artico. I trenta attivisti, tra cui il napoletano Cristian D'Alessandro, rischiano fino a 15 anni di carcere.

«Tutti quelli che hanno partecipato all’assalto alla piattaforma saranno processati, senza nessuna esclusione o riguardo per la loro nazionalità» rivela Vladimir Markin, portavoce del Comitato per la sicurezza russo. I trenta attivisti di Greenpeace Arctic Sunrise rischiano adesso fino a 15 anni di carcere.

Cosa è successo. Il 18 settembre 2013 alcuni attivisti di Greenpeace Arctic Sunrise - la nave di Greenpeace di stanza sull'Artico - cercano di salire sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaya di proprietà della Gazprom (video qui sotto), la più grande compagnia russa ed il maggiore estrattore al mondo di gas naturale, con la speranza di filmare i danni ambientali irreversibili che la piattaforma starebbe producendo all'ecosistema dell'Artico. Lo stesso giorno la guardia costiera russa ferma due attivisti per interrogarli. Il giorno dopo, il 19 settembre, la guardia costiera abborda l'Arctic Sunrise, la sequestra e arresta tutti i membri dell'equipaggio. La squadra di attivisti di Greenpeace Arctic Sunrise è composta da trenta persone provenienti da 18 paesi. Secondo Greenpeace la Sunrise si trova a Murmansk e all'equipaggio non è stato concesso l’assistenza dei legali.

La mobilitazione. Greenpeace International ha lanciato una campagna chiedendo la liberazione di tutti gli attivisti trattenuti, il rilascio dell'Arctic Sunrise da parte della Guardia Costiera e che vengano interrotte le trivellazioni petrolifere nell'Artico:

Giovedì 19 settembre, la Guardia Costiera Russa ha abbordato la nave di Greenpeace Arctic Sunrise e ha arrestato 30 attivisti a seguito di una protesta pacifica contro le operazioni di trivellazione nell'Artico di Gazprom. La nave Arctic Sunrise si trovava in acque internazionali, elemento questo che fa dell'irruzione della Guardia Costiera un atto illegale.
Il 18 settembre, la Guardia Costiera ha arrestato due attivisti di Greenpeace che stavano scalando la piattaforma petrolifera off-shore Prirazlomnaya di Gazprom. Gli attivisti stavano protestando in maniera pacifica contro le operazioni di trivellazioni petrolifere che la compagnia stava conducendo nelle acque artiche del Mare della Pečora. I due attivisti sono stati trattenuti contro la loro volontà e senza rappresentanza legale.
Greenpeace si trova nella Russia Artica per rendere testimonianza ed esprimere una opposizione non violenta contro i distruttivi e spericolati piani di trivellazione delle compagnie petrolifere. La nostra protesta pacifica è stata repressa con forza estrema e sproporzionata da parte della Guardia Costiera Russa, che mercoledì ha sparato 11 colpi d'avvertimento alla nostra nave e ha minacciato i nostri attivisti con coltelli e pistole.
Oggi stiamo conducendo una protesta pacifica di solidarietà davanti a questa ambasciata a supporto dei nostri attivisti, per chiedere che vengano liberati dalle autorità russe. Vi esortiamo a trasferire le nostre richieste al governo russo senza indugio.
Chiediamo di:
- Liberare i nostri 30 attivisti che sono stati arrestati dalla Guardia Costiera Russa mentre intraprendevano una protesta pacifica contro la piattaforma Prirazlomnaya di proprietà della Gazprom;
- Rilasciare la nave di Greenpeace Arctic Sunrise;
- Dare la priorità a valutare l'impatto ambientale delle attività delle compagnie petrolifere nell'Artico, e non alle intimidazioni aggressive verso dimostranti pacifici.
La vera minaccia all'Artico non viene da Greenpeace, ma dalle compagnie petrolifere come Gazprom. Noncurante del bisogno urgente di proteggere l'Artico, Gazprom è determinata a trivellare in quei remoti mari ghiacciati per estrarre quegli stessi combustibili fossili che stanno surriscaldando il nostro pianeta e sciogliendo i ghiacci. Una fuoriuscita di petrolio nell'Artico sarebbe irreparabile. Un evento del genere devasterebbe l'ecosistema locale.
Vi esortiamo a trasferire immediatamente queste richieste al governo russo a Mosca, per aiutarci a ottenere un rilascio immediato dei 30 attivisti e della nostra nave dalla custodia delle autorità russe.

L'intento dell'iniziativa, dicono da Greenpeace, era quello di denunciare la pericolosità delle trivellazioni in un ecosistema delicato come quello dell’Artico. È diventato, come dimostra il video qui sotto, una denuncia alla violenza delle forze di sicurezza russe contro un’azione pacifica e “in linea con i princìpi dell’organizzazione”.

«La vera minaccia all’Artico non viene da Greenpeace ma dalle compagnie come Gazprom, determinate a sfruttare le riserve di combustibili fossili già responsabili del riscaldamento climatico e dello scioglimento dei ghiacci. Le trivellazioni in un’ecosistema delicato come quello artico sarebbero devastanti e produrrebbero danni ambientali irreversibili», ha dichiarato Greenpeace in un comunicato.

(per Globus)

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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