I ribelli entrano a Bani Walid ma Gheddafi forse è scappato

I ribelli entrano a Bani Walid ma Gheddafi forse è scappato

Da poche ore è scaduto l'ultimatum dei ribelli che assediano Bani Walid dove potrebbe trovarsi il clan Gheddafi, ma il colonnello potrebbe essere fuggito nel deserto al confine con l'Algeria. Sbloccati i beni libici congelati in Italia e in altri paesi stranieri. Il WSJ scopre gli intrecci tra Cia e Gheddafi.

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Bani Walid potrebbe cadere nella mani delle milizie del Cnt già nella prossime ore. L'ultimatum del Cnt scadeva alle 10 di stamattina e unità di insorti nella notte hanno raggiunto, provenienti da Misurata, la cittadina da dove nella giornata di sabato sarebbero fuggiti alcuni pezzi importanti del clan Gheddafi, su tutti Saif e Saadi.

Se fosse vero, ripetono i comandanti militari degli insorti, la loro fuga non dovrebbe essere molto lunga perché l'intera zona è sotto controllo dei ribelli e i radar alleati registrano praticamente tutti i movimenti di terra. Il colonnello invece sarebbe a sud, tra Sahaba e la frontiera algerina sotto protezione di tribù tuareg.

A Tripoli il numero uno del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, torna a chiedere lo sblocco dei beni libici da parte dei paesi stranieri e smentisce l'esistenza di accordi già siglati per il futuro sfruttamento delle risorse petrolifere libiche a cui ora si dicono interessati anche i russi, che non hanno mai appoggiato la rivoluzione degli insorti di Bengasi. L'Italia con Frattini promette di sbloccare 2 miliardi e mezzo di dollari fermi nelle nostre banche in un paio di settimane, l’ambasciata italiana a Tripoli riapre e il consiglio di transizione libico ha fissato la tempistica per il passaggio dei poteri dal vecchio regime al nuovo: ci vorranno otto mesi in cui verrà formata l’assemblea costituente per indire elezioni entro due anni.

Intanto da carte riservate ritrovate nelle stanze del regime emergono vicende che faranno rumore. Il Wall Street Journal ieri rivelava infatti di documenti che dimostrerebbero rapporti stretti tra la Cia e Gheddafi coinvolto dagli americani nella detenzione illegale di presunti terroristi e non solo. Si apprende inoltre che il regime era assolutamente impreparato nel caso di rivolta, e questa era stata addirittura sottovalutata già quando i ribelli sparavano alla periferia di Tripoli. A febbraio un alto ufficiale del regime, descrivendo quanto accadeva ad al-Marj, li definiva come azioni di «alcolizzati che creano problemi».
In un documento dello stesso mese  classificato “top secret”, si legge che solo una decina di persone e famiglie hanno organizzato la rivolta libica, mentre la vera minaccia non sarebbero i rivoltosi bensì la tv al-Jazeera e il servizio in arabo della Bbc: «Questi canali stanno incitando la popolazione alla rivolta. Tutto è organizzato e diretto dagli sciiti». Infine gli insorti di Tajoura, località appena fuori Tripoli, vengono definiti semplicemente «cani randagi».
In un altro rapporto, datato 26 aprile, un generale si lamenta di «non aver ricevuto informazioni» da nessuno, mentre nel Paese iniziavano gli scontri tra ribelli e lealisti che a fine agosto entravano nella capitale ed espugnavano Bab al-Aziziya, il fortino super protetto del colonnello. Da questi documenti si è così scoperto che le forze leali al regime hanno pericolosamente sottovalutato i ribelli, e soprattutto è stato dato per scontato che l’appoggio della popolazione non ci sarebbe mai stato.

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Nel frattempo a Parigi si parla di pace e ricostruzione. A Parigi - 63 delegazioni in tenda davanti all'Eliseo - alla conferenza internazionale dei Paesi “amici della Libia”, aumentano i paesi che riconoscono il Cnt come nuovo potere libico, tanto che i primi 15 miliardi di dollari sono stati immediatamente sbloccati in favore del nuovo governo. La Nato intanto fa sapere che rimarrà nel paese arabo fin quando ci sarà bisogno di «proteggere i civili» dalle forze di Gheddafi.
La Conferenza di Parigi prova a cambiare registro parlando di pace e ricostruzione, ma tutti sono consapevoli che la guerra non è ancora finita. «Siamo d’accordo nel proseguire con gli attacchi Nato fin quando Gheddafi e i suoi uomini saranno una minaccia per la Libia», dice il presidente Nicolas Sarkozy al termine della conferenza. Stesse parole pronunciate dal premier britannico David Cameron: «La Nato e i suoi alleati continueranno le operazioni per applicare le risoluzioni Onu fin quando bisognerà farlo per proteggere la vita dei civili». La conferma arriva anche dalla Nato con il segretario Anders Fogh Rasmussen. Ma la parola d'ordine rimane una sola: riconciliazione.

 

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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