Il casotto del Michigan

Il casotto del Michigan

La Commissione per le primarie repubblicane non ne azzecca una: dopo i casini fatti con il caucus in Iowa, anche in Michigan ci sono stati moltissimi problemi per assegnare i delegati a Romney e Santorum. La cronaca di una straordinaria giornata di follia.

Il casotto del Michigan

Mitt Romney vince in Michigan ma la situazione rimane critica

Alle primarie del Grand Old Party sembra accanirsi una particolarissima legge di Murphy in cui se c'è una sola possibilità che le cose vadano male, ai repubblicani sicuramente ne capiteranno due. E' successo il 3 gennaio per la prima in Iowa in cui era stato dato per vincitore Mitt Romney per soli 8 voti per poi scoprire, nel riconteggio, che aveva vinto Rick Santorum di 38 voti. E' successo anche in Michigan dove Romney ha nuovamente battuto Santorum con un differenziale del tre per cento, ma la commissione statale ha combinato un pasticcio dopo l'altro.

La metodologia di assegnazione dei delegati per Tampa non è uguale in tutti gli Stati, come non è uguale il conteggio con cui si assegnano ai singoli candidati. In alcuni Stati vengono assegnati col metodo proporzionale in base ai voti realmente conquistati; mentre in altri, fortunatamente pochi, si assegnano col criterio del maggioritario secco: il "winner take all", chi vince piglia tutto.

Qualche Stato usa addirittura il maggioritario o il proporzionale misto, ovvero l'uno e l'altro misti tra loro con regole ben precise in cui si dà priorità ai voti totali o alle singole vittorie nelle contee. Il Michigan è uno di questi.

Nello Stato delle auto si eleggono i delegati col maggioritario, ma per i voti nelle contee non per quelli dello Stato: due delegati per ognuna delle quattordici contee a chi vince anche con un solo voto di scarto. Gli altri due delegati dei trenta totali vengono assegnati in base al voto popolare, ma anche qui non è ben specificato se col proporzionale o col maggioritario. Tra Romney e Santorum c'era una parità assolutamente perfetta per quanto riguarda le vittorie nelle contee - sette a sette - mentre Romney ha prevalso nel voto popolare di soli tre punti percentuali.

Ieri pomeriggio la commissione del Michigan aveva dichiarato che, data la parità nel numero di vittorie nelle contee, e dato il risibile scarto nel voto popolare, i delegati per i due sarebbero stati assegnati in perfetta parità: 15 ciascuno.

Ieri sera c'è stato l'ennesimo dietrofront: la commissione elettorale del partito repubblicano del Michigan, a maggioranza (4 a 2), ha spiegato che il regolamento elettorale approvato a febbraio prevede l'assegnazione dei due delegati "extra" al vincitore del voto complessivo nello Stato (chi vince col voto popolare). Per un semplice errore però lo statuto inviato ai comitati elettorali dei candidati parlava invece di una spartizione proporzionale, e quindi i comitati hanno ritenuto corretto assegnare ai due candidati un delegato ciascuno. In serata è stato definitivamente confermato che a Romney andranno 16 delegati e a Santorum 14.

In tutto questo casotto naturalmente non sono tanto i numeri che contano - un delegato su 2.286 non fa storia - quanto l'immagine dei candidati. Romney ha vinto nei voti ma ha portato a casa ben poca cosa rispetto a quanto potesse e dovesse prevedere alla vigilia della tornata elettorale; Santorum invece ne esce come il vincitore morale esattamente come anticipato mercoledì scorso dal politologo Larry Sabato. Però rimane sconfitto comunque.

Rick Santorum, per voce del suo portavoce Hogan Gidley, ha gridato allo scandalo accusando l'establishmento del GOP ed il comitato elettorale di Romney di aver «alterato il risultato cambiando le regole dopo il voto». Noi, naturalmente, non possiamo dargli torto.

A quanto pare quest'anno la macchina delle primarie repubblicane ha qualche ingranaggio non perfettamente oliato, e settimana prossima c'è il "Super Martedì" con dieci Stati a votare. Non osiamo nemmeno immaginare cosa succederà stavolta se Murphy ci metterà ancora lo zampino.

Mentre si discuteva dei delegati in Michigan, si sono svolti i caucus del Wyoming. L’ex governatore del Massachusetts si è aggiudicato il 39% dei 2.108 voti, mentre Santorum è arrivato secondo con il 32% delle preferenze. Il deputato del Texas Ron Paul è terminato al terzo posto con il 21%, Newt Gingrich ultimo con appena l’8%.

In Wyoming non si può considerare una vittoria per Romney. I risultati infatti non sono affatto vincolanti per l’assegnazione dei 29 delegati dello Stato perché la seconda fase delle primarie inizierà il prossimo 6 marzo e porterà all’elezione dei primi 12 delegati. Altri 14 verranno eletti dalla convention del partito repubblicano dello Stato che si terrà il prossimo 12 aprile. Gli ultimi tre vengono scelti da tre rappresentanti repubblicani. L'unico motivo per cui si fanno i caucus è solamente per tastare il polso degli elettori repubblicani.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

3 Comments

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
free vector