Il cavillo e il popolo

Il cavillo e il popolo

Un'aria pesante d'angoscia opprime il Parlamento, ora nell'occhio del ciclone della crisi.


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Accade infatti che - dopo l'esultante sagra per l'abbandono di Berlusconi e il plebiscito al nuovo Premier - anche il Parlamento sia chiamato in forza per contribuire alla pulizia di piazza del Popolo dalla massa di rifiuti abbandonati dai festanti.
Situazione che, per un semplice netturbino del popolo, è comunque progressiva: si comincia da un punto e si va avanti fino in fondo, raccogliendo man mano tutto il ciarpame.
Un metodo questo, che per qualsiasi mente del popolo è il più ovvio, come è ovvio che un'ordinata squadra di ramazze potrà pulire la piazza in un tempo ragionevolmente breve, anche evitando troppi intoppi alla viabilità.
In altri termini, con olio di gomito e buona volontà.

Tutto però cambia se la mente è quella di un parlamentare.
Monti, nel suo insediamento, ha parlato di sacrifici congiunti, esprimendo l'importanza dell'Italia nello scenario europeo, soprattutto per la tenuta dell'euro, ormai fragile.
Questa fragilità, secondo i meccanismi di valutazione internazionale, è causata dalla precarietà del nostro bilancio pubblico e soprattutto dal pesante indebitamento dello Stato.
Indebitamento che, ben oltre al "signoraggio", è dovuto in gran parte proprio al pagamento dei pubblici stipendi, oltre che degli onorevoli onorari.

Indebitamento che fino a qualche mese fa era considerato normale, anzi naturale, come un'influenza di stagione.
Un'influenza che però questa volta ha attirato l'attenzione di un paio di luminari, guarda caso un tedesco e un francese di ritorno da una crociera a Itaca, che hanno diagnosticato pustole sospette e megabatteri altamente cancerogeni in parecchie parti dello stivale, questi ultimi soprattutto nel cuoio, lanciando l'allarme contagio.
E, volendolo gridare forte, invece di usare un semplice speaker, 'sti esagerati hanno usato uno spreader!
Una parola nuova per tutte le menti del popolo ma per il neo premier indice di gravità permanente, che non gli ha fatto cambiare idea sulle cose e sulla gente.
Anzi, cercando quel centro di gravità, ha decantato la sua cura.
La lista di decantazione è lunga, dalle accise sulla benzina all'aumento dell'IVA, all'IMU con gli estimi maggiorati, il blocco delle pensioni e via de-cantando.

E tutto questo, per chi e per cosa?
Per cosa, è abbastanza semplice: il risanamento del debito pubblico.
È "per chi" che risulta più difficile individuare.
Ovvero, il cuoio si può risanare. Le pustole no, perché trovano origine dalle borchie dorate.
E qui, per la mente popolare, la soluzione sarebbe semplice: eliminando le borchie, fonte di infezione, si risana tutto senza troppi salassi.

Nell'attuale regime di crisi e di contenimento della spesa, non son poche le aziende che han ricorso a un patto di solidarietà per non licenziare e i lavoratori che in nome di questo patto hanno accettato una riduzione dello stipendio.
Persino nei livelli dirigenziali ci sono dei segnali di riduzione dei compensi e promesse di innovazione nei reparti produttivi.
Tutto ciò, beninteso, accade nel privato, unica e sola mucca che dia latte allo Stato
(tutti i lavoratori, pubblici e privati, sono ovviamente contribuenti. La differenza è che il lavoratore del pubblico è molto meno soggetto al fallimento e alla chiusura di attività, alla cassa integrazione e alla mobilità. E anche se paga le tasse, il suo sostentamento trae comunque origine dal privato).

Ma se ascoltiamo i rumors delle menti parlamentari, sembra ignorino questo stato di crisi.
Ovvero, loro anche vorrebbero contribuire al risanamento del costo spropositato - in rapporto agli altri - degli onorevoli onorari.

Qui sta il cavillo: come può una borchia dorata diventare di ottone?
E soprattutto, in quale legislatura?

Eppure son riusciti a modificare la Costituzione, da lavorativa a disoccupata, cassaintegrata e in mobilità!
Ma in nessuna riga si parla di borchie d'oro e privilegi.

Altro cavillo: come si può modificare qualcosa che non esiste?
Perché sarà acquisito ma non è costituente.

Poi c'è il terzo cavillo, il più pressante perché a breve dovranno chiedere il voto: come riuscire a dorare le borchie con l'ottone.
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