Il dazio della coerenza

Il dazio della coerenza

Mentre il Fondo monetario internazionale ha giudicato impraticabile il pareggio di bilancio nel 2013, e mentre Standard and Poor's ci giudicava solvibili per colpa dell'instabilità di questo governo, Berlusconi ha vinto la sua (unica) battaglia contro la Procura di Napoli che ha riconosciuto l'incompetenza territoriale nell'inchiesta sull'estorsione perpetrata ai danni del premier da Tarantini e Lavitola. Pertanto gli incartamenti verranno spediti al più presto nella Capitale.

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La situazione attuale del governo è altamente instabile. La parola d'ordine dei due governi Berlusconi negli ultimi dieci anni è stata "Coerenza": coerenza nel fare stagnare la crescita economica; coerenza nel negare la verità sulle condizioni dell’economia; coerenza sul tema della giustizia giustificato dal fatto che il cavaliere è sempre al centro di vicende giudiziarie poco chiare; e coerenza sui tagli trasversali alle spesa pubblica. E' arrivato il momento di pagare dazio sulla coerenza.

Lo si vede anche in Parlamento che le cose per il Cavaliere non vanno bene: ieri la maggioranza è andata sotto ben cinque volte su un decreto in materia ambientale, e il Presidente Napolitano ha preteso spiegazioni dai capigruppo Cicchitto e Reguzzoni.

Sul fronte interno poi, nemmeno le associazioni di categoria sono molto contenti dell'operato di questo governo. Proprio ieri la presidente degli industriali Emma Marcegaglia e il presidente dei commercianti Carlo Sangalli hanno detto che se Berlusconi non riesce a varare una serie di interventi urgenti per la crescita entro la prossima settimana, è meglio che vada a casa. Toni del genere da parte dell'organizzazione degli industriali e dei commercianti non si erano sentiti da tempo.

Il Presidente della Repubblica, bacchettando la Lega per i toni secessionisti di Bossi di domenica scorsa, ha sottolineato quanto siano urgenti le riforme per far decollare l'economia. Ma il governo da questo orecchio non ci sente o non vuol sentirci. Ci sarebbero da sciogliere i nodi sulle pensioni se il Carroccio si decidesse una volta per tutte a togliere il veto. Ci sarebbe da privatizzare e liberalizzare alcuni settori in mano allo Stato per dare un netto taglio alla spesa pubblica. Per domani è stato confermato il Consiglio dei Ministri, ma nell'ordine del giorno nulla fa pensare che il dibattito sarà portato verso tali urgenze.

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Del resto, con il premier incastrato da processi e leggi sulle intercettazioni, pare impossibile che l'esecutivo si impantani in questioni che hanno a che fare con l'economia pubblica e la crescita economica del paese: meglio continuare a promulgare leggi ad personam così almeno nel 2013 Berlusconi sarà libero di ricandidarsi e liquidare definitivamente l'Italia.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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